Tra i 20 e i 40 miliardi. Questa è la cifra (stimata) messa a disposizione dall'Unione Europea all'Italia per finanziare, attraverso il MES senza vincoli, l'emergenza coronavirus (e il suo indotto). Una cifra che potrebbe essere usata per coprire le spese sanitarie per combattere il COVID-19, ammodernare gli ospedali, sostenere il nostro personale sanitario e, finanche, finanziare in parte la riconversione di aziende al fine di produrre beni necessari alla lotta al virus.

Una cifra che, ribadiamo, l'UE ha deciso di dare senza vincoli e accessibile in sole due settimane. Ad ammetterlo è il principale "nemico" dell'Italia in questa trattativa, il Ministro delle Finanze olandese

"Unconditionally", "Senza condizioni". Di questo parliamo. Di un prestito che può essere concesso senza i classici parametri imposti dal MES (per le spese sanitarie inerenti l'emergenza coronavirus). Un prestito che si inserisce in un piano complessivo di finanziamenti per oltre 500 miliardi di euro (qui il link BBC) il più grande mai approvato dal dopoguerra a oggi.

La mancanza di vincoli è messa nero su bianco nell'accordo firmato e pubblicato sul sito del Consiglio d'Europa.

I fatti, non la propaganda. I fatti sono quelli contenuti nei documenti ufficiali che mettono nero su bianco l'unico requisito: i soldi devono essere utilizzati per il "finanziamento interno diretto o indiretto del sistema sanitario, della cura e la prevenzione al Covid-19".

È per questo motivo che, non appena è stato raggiunto l'accordo, il Primo Ministro spagnolo Pedro Sanchez ha chiesto di poterne usufruire. Perché accedere a un prestito da decine di miliardi di euro a un tasso di interesse pari a zero, restituibile in 20/30 anni  è un'opportunità che, in questo momento, nessun paese può permettersi di scartare per ragioni di consenso o peggio ancora di propaganda.

Eppure l'Italia ha detto no. L'Italia ha detto no, nonostante possa concordare con l'Unione Europea una restituzione ultradecennale,  nonostante possa chiedere una decurtazione dell'eventuale prestito dalla cifra con la quale già contribuisce al MES (circa 14 miliardi di euro, l'Italia ne è il terzo paese finanziatore più grande), nonostante tutte queste condizioni favorevoli ha detto no.

L'Italia ha deciso di rinunciare a decine di miliardi di euro per mere ragioni propagandistiche. Perché dire no al MES può essere un conto, dire no a un finanziamento senza vincoli erogato attraverso il MES è un altro. Resta incomprensibile perché l'Italia debba rinunciare a soldi che, in parte, ha già versato in un fondo nato per i momenti di crisi.

Chi parla di Troika, di Grecia in questo momento mente. Mente sapendo di mentire, perché non c'è alcun vincolo posto dall'Unione Europea. Chi mente sapendo di mentire dovrebbe assumersi la responsabilità di guardare negli occhi il nostro personale sanitario e dir loro che stiamo sacrificando la possibilità di sostenerli economicamente per ragioni di propaganda.

Quella raggiunta in Europa non è, certamente, la migliore contrattazione possibile ma è un punto di partenza. Una contrattazione che, si spera, vedrà il suo punto d'arrivo, tra molti mesi, nel "recovery fund", ovvero un fondo di sostegno alla ripresa. Resta pertanto incomprensibile perché l'Italia rinunci ora a un fondo accessibile in due settimane.

In un'intervista il Presidente del Parlamento Europeo David Sassoli,  chiamato a intervenire sul tema ha risposto:

Se invece la finanza pubblica dell'Italia è così in ordine da non aver bisogno di queste risorse per regioni, ospedali, sanità pubblica, attrezzature, ricerca, futura acquisizione e distribuzione del vaccino, potrà farne a meno e sarà un bellissimo gesto di solidarietà mettere questi miliardi a disposizione dei Paesi che ne avranno bisogno

Il Presidente del Consiglio Conte ha dichiarato che l'Italia ha bisogno di un sostengo economico. E se ne ha bisogno che si parta da qui, da questi fondi messi a disposizione senza vincoli.

Dobbiamo mettere da parte la propaganda e dobbiamo farlo per rispetto nei confronti delle donne e degli uomini che tutti i giorni sono in prima linea nella lotta al coronavirus. Dobbiamo farlo per rispetto di tutte le donne e gli uomini che stanno dando la loro vita per salvare quella di altri italiani.