S&P lancia l’allarme recessione e dimezza la crescita del Pil per l’Italia

Se la guerra in Iran continua, l'Ue rischia la recessione. È il giudizio dell'agenzia Standard and Poor's Global Ratings che ha aggiornato le precedenti stime, dimezzando la crescita del Pil italiano dello 0,4%. "Se lo shock dei prezzi del petrolio dovesse rivelarsi più grave e duraturo rispetto al nostro scenario di base attuale, l'inflazione potrebbe superare il 5% a maggio-giugno, facendo precipitare l'economia in una recessione tecnica a metà anno", ha scritto l'agenzia.
Per S&P, "i rischi sono in rapido aumento" e "qualora il conflitto si intensificasse o si protraesse oltre le ipotesi dello scenario di base, le interruzioni delle forniture energetiche globali e i livelli dei prezzi costituirebbero il principale canale di ulteriore stress. I mercati finanziari aumenterebbero verosimilmente le aspettative di recessione, con pressioni inflazionistiche associate che porrebbero scelte complesse per la politica monetaria delle banche centrali". L'agenzia prevede inoltre "un indebolimento delle condizioni di credito nei prossimi 12 mesi".
Il conflitto in Medio Oriente potrebbe rappresentare il catalizzatore che "porterà il ciclo del credito e le prolungate condizioni di finanziamento favorevoli a invertire la rotta". La durata sarà determinate per capire se il deterioramento sarà contenuto o diffuso. "Anche qualora la chiusura effettiva dello Stretto di Hormuz si attenuasse nelle prossime settimane, il conflitto ha finora neutralizzato le attese di pressioni al rialzo sulla crescita".
Se la guerra dovesse proseguire, l'aumento dei costi energetici e le interruzioni delle catene di approvvigionamento "peseranno sulla crescita e alimenteranno l'inflazione, complicando il quadro relativo ai tassi di interesse". S&P prevede che "i prezzi dell'energia rimangano elevati e volatili" e stima per il resto del 2026 un prezzo medio del petrolio Brent pari a 80 dollari al barile, con picchi temporanei superiori a 100 dollari al barile, e un prezzo medio del gas naturale Ttf del Nord-Ovest Europa pari a 18 dollari per milione di Btu.
L'Italia, secondo il Global Economic Outlook dell'agenzia è tra i Paesi più colpiti dall'impatto dello shock energetico. Le nuove stime tagliano in maniera netta la crescita dell'Italia. Una revisione che ora fissa a +0,4% la crescita del nostro Pil quest'anno, rispetto alla precedente previsione dello 0,8%, diffusa lo scorso novembre. Riviste in peggio (-0,1%) anche le stime per il 2027 (con crescita allo 0,8%) e per il 2028 (a +0,7%) .
Si tratta dell'intervento al ribasso più forte nell'ambito delle principali economie. La crescita della Germania infatti viene prevista a +0,8% (da +1,1%), quella della Francia a +0,8% (da +1%) mentre quella della Spagna a +1,9%.
Ieri, il governatore della Banca d'Italia Fabio Panetta ha esortato gli investitori a mantenere presso i mercati la buona percezione "sulla tenuta della finanza pubblica italiana", che "fino a ora ci ha tenuto al riparo". "Le tensioni sui mercati energetici preoccupano non solo per l'impatto immediato su inflazione e crescita, ma anche per le possibili ripercussioni sulla stabilità finanziaria". Se si sommano la crisi politica, quella energetica e quella finanziaria "la situazione diventa particolarmente delicata", ha sottolineato. "In presenza di volatilità e incertezza elevate, le fragilità preesistenti potrebbero trasformarsi in canali di amplificazione degli shock".