Dopo le vacanze di Pasqua si torna in classe. L'ultimo provvedimento del governo, in vigore da oggi, prevede la riapertura delle scuole in presenza dall'infanzia alla prima media, anche in fascia rossa. La disposizione, secondo il decreto, "non può essere derogata da provvedimenti dei Presidenti delle Regioni, delle Province autonome".

Gli amministratori locali possono però stabilire delle chiusure notturne "in casi di eccezionale e straordinaria necessità dovuta alla presenza di focolai o al rischio estremamente elevato di diffusione del virus o di sue varianti nella popolazione scolastica". E infatti per esempio in Puglia l'ordinanza del governatore ha lasciato la possibilità ai genitori di decidere se mandare o meno i figli a scuola, fino al prossimo 30 aprile.

Per quanto riguarda gli istituti superiori invece è previsto, in zona arancione, il ritorno in presenza per almeno il 50% dei ragazzi, fino a un massimo del 75% della popolazione studentesca. Mentre i restanti studenti della scuola secondaria di secondo grado dovranno proseguire con la didattica a distanza. Per loro si dovrà aspettare ancora. Il ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi al Tg3 ha spiegato: "Tornano a scuola i bambini più piccoli anche in zona rossa e questo è un grande segno di fiducia nel Paese. I ragazzi vanno al 50% nelle zone arancioni ma stiamo lavorando perché possano tornare tutti nelle loro scuole il prima possibile".

"Il governo ha stanziato 150 milioni che abbiamo già dato alle scuole: serve per rafforzare le regole che tutti conosciamo, dal gel al distanziamento alle mascherine, ma anche per iniziative di supporto psicologico fondamentali dopo un periodo così lungo e difficile", ha detto il ministro dell'Istruzione.

Riaprono i battenti degli istituti scolastici quindi per 6 ragazzi su 10, quasi il 66% degli 8,5 milioni di studenti italiani. Tra loro 2,7 milioni della scuola d'infanzia e del primo ciclo, anche delle regioni rosse. Per il momento oltre l'80% del personale scolastico è stato vaccinato ma "gli operatori non sono ancora sufficienti" per assicurare il monitoraggio degli istituti, affermano i presidi. Per questo non è ancora possibile far tornare fra i banchi anche i ragazzi più grandi. Anche perché per problemi logistici non è stato possibile fare test a tappeto su tutti i ragazzi prima del ritorno a scuola: organizzare uno screening di massa, da ripetere eventualmente una volta alla settimana, sarebbe un'iniziativa efficacia in teoria, ma nella pratica sarebbe poco attuabile.

Il nuovo protocollo per i contagi in classe

Il governo è al lavoro su un nuovo protocollo, valido su tutto il territorio nazionale, da applicare in caso di contagi a scuola. Nelle prossime ore le nuove regole verranno definite dal ministero dell'Istruzione e dal ministero della Salute, e poi la direttiva ministeriale verrà diramata agli uffici scolastici regionali, che la invieranno agli istituti. Se un ragazzo risulterà positivo al tampone o contatto stretto di positivo verranno applicate le stesse regole in tutta Italia, mentre fino ad ora sono le Asl a valutare caso per caso. Si chiarirà una volta per tutte quanto deve durare la quarantena per il soggetto positivo e per la classe, quando bisogna fare i tamponi di controllo a insegnanti e compagni, ma anche il calcolo delle assenze e la giustificazione.

Gli studenti poi non potranno assembrarsi in nessun luogo, e si tenterà di evitare ogni momento di aggregazione potenzialmente rischioso per la salute dei ragazzi, come il momento dell'ingresso o dell'uscita dagli edifici o la sosta davanti alle macchinette delle merendine: l'unico momento per stare insieme sarà la lezione in classe.