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Sardegna, nasce il Reddito di Studio, l’assessora Portas: “Utilizzare lo studio come lavoro”

Il Consiglio Regionale dell’isola ha approvato il 12 marzo un sussidio per chi vuole ottenere un titolo di studio (licenza media, diploma o laurea) da adulto, anche dopo aver superato le fasce di età di riferimento per questi titoli. Ecco come fare domanda e chi può ottenerlo.
A cura di Domenico Mussolino
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Il Reddito di Studio (ReSt) parte da una considerazione molto banale: se non si ha un reddito, non si può vivere; ma se si occupa il proprio tempo a lavorare, non si può studiare”. L’assessora all’istruzione della Regione Sardegna, Ilaria Portas, spiega a Fanpage.it il motivo per cui lo scorso 12 marzo il Consiglio Regionale isolano ha approvato all’unanimità la misura del reddito di studio: un sussidio mensile per chi vuole tornare tra i banchi di scuola e ottenere un titolo che gli garantisca di migliorare la propria posizione lavorativa o di trovare un nuovo posto di lavoro.

“Il Rest è la possibilità di utilizzare lo studio come lavoro. Il proprio tempo viene speso per studiare e per acquisire un titolo (che può essere la licenza media, il diploma di maturità o la laurea), e, nel contempo, per avere un reddito che consente di vivere”, prosegue Portas. “Perché è chiaro che, se una persona adulta non si può sostenere e però occupa il proprio tempo a studiare, ovviamente non può lavorare né avere un reddito. Quindi il sussidio è destinato alla popolazione adulta con reddito basso che, nel corso della propria vita, non è riuscita a conseguire un titolo di studio congruo”.

Le fasce di età

La misura è pensata per chi è già adulto e quindi non può più accedere agli aiuti nell’ambito del diritto allo studio. Dai 18 anni (età in cui non c’è più l’obbligo scolastico) si può accedere al Rest per ottenere la licenza media; dai 25 anni si può accedere al Rest per il diploma di maturità; dai 30 anni, si può accedere al Rest per i percorsi di laurea o di alta formazione.

“Viene dato un reddito a una popolazione adulta nel momento in cui una persona decide di emanciparsi, ed è quindi rivolto a chi ha abbandonato gli studi perché non riusciva a sostenersi nel momento in cui aveva l’età per studiare. L’idea nasce dal fatto che in Sardegna ci sono possibilità di lavoro limitate, non solo da un tessuto produttivo che è carente, ma anche dal fatto che, dove ci sono delle esigenze lavorative, non ci sono persone abbastanza qualificate per soddisfarle”.

La possibilità di accedere all’alta formazione

Rest è l’acronimo di Reddito di Studio, ma significa anche “restare qui” e quindi dare agli individui gli strumenti per acquisire nuove competenze e la possibilità di avere competenze e qualifiche spendibili poi nel mercato del lavoro”, dichiara Portas, che poi specifica che fra i percorsi di alta formazione sono compresi gli Istituti Tecnici Secondari (ITS), ma anche l’Accademia di Belle Arti e i Conservatori.

“Noi, come assessorato all’istruzione, stiamo investendo molto nell’alta formazione fra il diploma e la laurea, cioè negli ITS. Questi istituti danno delle qualifiche professionalizzanti, molto specifiche, post-diploma. Non sono percorsi strettamente universitari, però danno la possibilità di formare tutta una serie di figure in settori come la filiera agroalimentare che ha bisogno di essere modernizzata e quindi occorre che ci siano operatori specializzati”.

Lo spirito della legge

“Nella legge c’è anche un passaggio che sembra filosofico, ma non lo è”, argomenta l’assessora. “Nell’articolo 1 (“Principi e finalità”), c’è scritto che ogni persona può avere diritto alla felicità, che è anche la propria realizzazione personale. Il diritto alla felicità e al benessere può essere una locuzione particolare da inserire in una legge, ma è questo lo spirito che ha mosso i promotori e il Consiglio Regionale che ha poi approvato il testo”.

“Negli articoli successivi, si spiega come la legge dovrà essere applicata e si afferma che il Rest opera anche con diritti e doveri: si deve firmare un patto formativo con l’istituto scolastico, universitario o tecnico, con frequenza e profitto obbligatori; il sussidio è revocato nel caso di mancata frequenza o di mancato conseguimento del titolo”.

Le risorse e come verranno spese

Il Rest parte con uno stanziamento complessivo di 3 milioni, che potrà essere incrementato in seguito con ulteriori provvedimenti. Viene infatti istituito un Fondo Regionale per il Reddito di Studio, in cui potranno confluire risorse dal bilancio regionale, nazionale o europeo, con destinazione coerente.

Possono accedere al Rest coloro che hanno i requisiti per l’accesso al Reddito di inclusione sociale (il REIS) e sono residenti o domiciliati in Sardegna, oppure sono titolari di un permesso di soggiorno.

La Giunta regionale dovrà dettagliare il percorso iniziale, quello intermedio e quello di titolo”, prosegue Portas. “La legge, volutamente, dà criteri generali; dopodiché i criteri attuativi e specifici devono essere definiti in delibera. Stiamo lavorando con l’assessorato alle politiche sociali (che gestisce il Reddito di inclusione) per incastrare i dati e ottenere una mappatura più coerente della platea. Molti dati sono già definiti in base al reddito di inclusione, tenendo conto che per il Rest è richiesto un livello di ISEE basso”.

Dopo Pasqua ci saranno incontri per finalizzare la delibera in termini di applicazione”, rivela l’assessora, “in modo da arrivare al prossimo anno scolastico o accademico con la possibilità di far iscrivere le persone che hanno accesso al Rest”.

La domanda andrà comunque presentata al comune di residenza, che sarà l’ente che fa da tramite con la Regione e con gli istituti scolastici. Il beneficiario avrà un contatto diretto con il Comune e con l’Istituto Scolastico.

L’uguaglianza sostanziale come faro

“Credo che questa sia una misura assolutamente rivoluzionaria, se si vuole cambiare anche il modo in cui la società deve evolversi”, conclude Portas. “Perché avere un popolo più istruito, più alfabetizzato, più acculturato, forse, per alcuni, è un rischio. Noi riteniamo invece che sia una possibilità di crescita, di avere una società più matura, più moderna e, soprattutto, di applicare quel principio meraviglioso che c’è nella nostra Costituzione, che ci obbliga, come istituzioni, a rimuovere gli ostacoli che si frappongono all’ottenimento dell’uguaglianza sostanziale di tutte le persone”.

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