Santanchè, chiusa un’altra indagine: verso la richiesta di processo per bancarotta e truffa allo Stato

Si apre un nuovo capitolo giudiziario per la parlamentare di Fratelli d'Italia ed ex ministra Daniela Santanchè. La Procura di Milano ha formalizzato l'avviso di chiusura delle indagini, atto che di norma anticipa la richiesta di rinvio a giudizio, nei confronti della senatrice e di altre 15 persone, tra cui la sorella Fiorella Garnero e l'ex compagno Giovanni Canio Mazzaro. Nel mirino degli inquirenti c'è una serie di presunti reati societari che vanno dalla bancarotta al falso in bilancio, fino alla truffa aggravata ai danni dello Stato. Questa inchiesta rappresenta il terzo filone a carico di Santanchè, andandosi ad aggiungere ai procedimenti già aperti per il caso Visibilia e per la presunta truffa sulla cassa integrazione Inps.
Il pool di magistrati milanesi ha ricostruito il dissesto finanziario di una complessa galassia societaria, strutturando le accuse attorno a tre fallimenti principali.
Il capitolo Ki Group Holding: scatole vuote e dividendi fantasma
Per quanto riguarda la Ki Group Holding, società un tempo quotata in Borsa e dichiarata fallita nel giugno del 2025, la Procura contesta una manovra di spacchettamento aziendale considerata illecita. Secondo l'accusa, sarebbe stato isolato e trasferito un ramo d'azienda verso una nuova srl operativa, lasciando la Holding come una vera e propria "scatola vuota".
L'operazione avrebbe poggiato su una ipervalutazione fittizia da 8 milioni di euro, necessaria a compensare un travaso sbilanciato di 16 milioni di passività a fronte di soli 11 milioni di attivo. A gravare sulla posizione della senatrice vi sono anche 3,3 milioni di euro di debiti con il Fisco mai saldati (pari a quasi un terzo del passivo totale accumulato prima del crack) e la presunta distribuzione agli amministratori di "dividendi fantasma", ovvero utili inesistenti per un totale di 5,4 milioni di euro erogati tra il 2015 e il 2016. Infine, l'accusa evidenzia la distrazione di due finanziamenti ottenuti da Banca Progetto nel 2020 (per complessivi 2,4 milioni di euro) che, sebbene erogati sulla carta per campagne pubblicitarie e di marketing, sarebbero stati dirottati verso altre aziende del gruppo.
Il dissesto di Ki Group Srl e i raggiri a Invitalia
Il secondo filone riguarda la Ki Group Srl, collassata a fine 2023 con un buco di due milioni di euro. In questo caso, i pubblici ministeri contestano un falso in bilancio per gli anni 2019 e 2020, legato all'iscrizione di un valore di avviamento da 10 milioni di euro del tutto irreale, che avrebbe dovuto essere svalutato subito. A questo si aggiungerebbe un aumento di capitale simulato tramite un giro di denaro tra le varie società collegate. In questo contesto emerge anche la presunta complicità con l'ex compagno Giovanni Canio Mazzaro: la Procura ritiene infatti che la Ki Group Srl abbia pagato alla società di quest'ultimo circa 259 mila euro per consulenze giudicate totalmente inesistenti. Sul fronte dei rapporti con lo Stato, ci sarebbe poi l'ipotesi di truffa aggravata risalente al marzo 2021: i vertici societari avrebbero ottenuto da Invitalia un prestito agevolato da 2,7 milioni di euro e un credito d'imposta da 600 mila euro dichiarando il falso alla pubblica amministrazione, nascondendo i contenziosi fiscali pendenti e aggirando così i requisiti legali.
Il crac Bioera e i compensi sproporzionati
L'ultima tranche dell'indagine si concentra poi su Bioera, fallita nel dicembre del 2024. Le verifiche condotte dalla Guardia di Finanza hanno portato alla luce non solo diversi passaggi ingiustificati di denaro verso le altre imprese del gruppo, ma anche l'assegnazione agli amministratori di stipendi e compensi considerati del tutto fuori mercato. Tra il 2018 e il 2023, infatti, ai vertici sono stati corrisposti circa 2,1 milioni di euro, nonostante la società versasse già dal 2019 in una situazione di netto patrimonio negativo.
Insieme a Santanchè, nel registro degli indagati ci sarebbero anche diversi componenti dei collegi sindacali e dei consigli di amministrazione dell'epoca, tra cui Davide Mantegazza e Antonino Schemoz.