No al reato di tortura. A sostenerlo è il leader della Lega Nord Matteo Salvini, intervenuto oggi a una manifestazione del Sap, Sindacato Autonomo di Polizia, davanti a Palazzo Chigi. Il leader del Carroccio ha commentato la sentenza della Corte di Strasburgo, che ha condannato l'Italia per le torture inflitte al G8 di Genova: "La Corte europea dei diritti umani potrebbe occuparsi di altro. Per qualcuno che ha sbagliato non devono pagare tutti. Carabinieri e polizia devono poter fare il loro lavoro. Se devo prendere per il collo un delinquente, lo prendo. Se cade e si sbuccia un ginocchio, sono cazzi suoi". "Idiozie come questa legge – ha aggiunto, riferendosi alla norma sul reato di tortura – espongono le forze dell'ordine al ricatto dei delinquenti". Per Salvini "l'attuale capo della polizia, Pansa, non è il migliore capo della polizia".

D'accordo con Salvini il segretario del Sap Gianni Tonelli, secondo cui se venisse approvato il ddl in discussione in Parlamento sul reato di tortura saremmo di fronte a "un vero e proprio colpo di mano contro le forze dell'ordine e contro chi ogni giorno garantisce la sicurezza dei cittadini". "Il reato di tortura, in Italia, porta con sè un pesante fardello di disprezzo ideologico – afferma Tonelli – : il desiderio mai sopito di ‘dare una lezione' alle forze di polizia e agli operatori, una sorta di vendetta da parte di chi le divise non le ama e non le vuole: basti pensare che tra i promotori della legge ci sono soggetti ben noti ai nostri archivi, gente che ha fatto ‘carriera' fomentando le piazze e che ora si ritrova in parlamento, (ben) pagata da tutti noi".

Il punto più contestato dal Sap è quello sulle "acute sofferenze psichiche che ogni mascalzone potrà utilizzare per accusarci, lamentando di averle patite queste ‘sofferenze', anche se non sono oggettivamente rilevabili. Ci rendiamo conto di che cosa potrà accadere durante qualsiasi servizio di volante, durante un ordine pubblico o un arresto?". Il Sindacato Autonomo di Polizia, dunque, ritiene che l'Italia non debba mettersi al passo con gli altri grandi paesi civili, come chiesto anche dall'Onu.