Dopo l'ennesima impasse sulla riforma della giustizia, il governo guidato da Conte è di nuovo in bilico, ostaggio dello scontro ormai aperto e quotidiano tra le due anime dell'Esecutivo, il M5s e la Lega. A confermarlo è lo stesso Ministro dell'Interno Matteo Salvini che è pronto ad andare ad una nuova conta dei numeri, in  Parlamento o nelle urne, avvertendo gli alleati di governo: "Manovra coraggiosa o meglio il voto". Il nodo principale ora è proprio la riforma della giustizia. "Io speravo in riforma più efficace e coraggiosa di quella che ci hanno sottoposto. Che non accorcia processi, che non garantisce galera certa agli spacciatori, noi vogliamo togliere attenuanti generiche… Bonafede si arrende allo status quo, parla di processi di 6 anni. Noi pensiamo che i 3 gradi di giudizio si possono concludere in quattro anni, per esempio" ha sottolineato il Vicepremier in una intervista al Corriere della Sera.

Anche la manovra che incombe però potrebbe rappresentare un nuovo punto di scontro durissimo tra i due alleati di governo. "Noi abbiamo in testa un’idea chiara: questa è una manovra importante in cui tutti dovranno avere coraggio. Se no il coraggio lo chiediamo agli italiani" ha messo in chiaro Salvini. Eppure il Ministro dell'interno ammette che questo "è un governo che gode della fiducia della maggioranza degli italiani" perché "È stata sbloccata la Tav, abbiamo vinto l’Olimpiade invernale, anche se c’erano dei contrari, abbiamo sbloccato la Asti-Cuneo, riparte la Napoli Bari ferroviaria, è pronto il piano di investimenti per polizia e vigili del fuoco".

Sulla scrivania però restano molti nodi e Salvini non le manda a dire ai colleghi di governo: "Agli italiani è chiarissimo che ci siano stati ministri che non hanno brillato. Se fossero stati della Lega, il problema sarebbe già stato risolto. Il Ministro dell’Ambiente non proroga le concessioni per la ricerca e l’estrazione del petrolio, lì sono migliaia di posti di lavoro in fumo e non mi pare che la situazione economica lo consenta. E poi, a un anno dalla tragedia di Genova, la Gronda sarebbe partita se Toninelli non l’avesse bloccata"