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Rimpatri, i dati Eurostat smentiscono Piantedosi: nel 2025 i numeri sono più bassi di quelli annunciati

I dati trasmessi dall’Italia a Eurostat ridimensionano l’annuncio del ministro Piantedosi sui rimpatri del 2025: le persone effettivamente rimandate nei Paesi d’origine sono state meno di cinquemila, non settemila. Nel frattempo, nel Mediterraneo centrale si continua a morire.
A cura di Francesca Moriero
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Alla fine di dicembre, il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi aveva parlato di un risultato "storico": quasi settemila rimpatri di cittadini stranieri irregolari nel corso del 2025. La cifra era stata presentata come la prova di un cambio di passo del governo sul fronte delle espulsioni, nel primo anno pieno del cosiddetto "progetto Albania". Solo un mese dopo, i dati ufficiali mostrano però un quadro molto diverso.

I numeri comunicati al Viminale e trasmessi a Eurostat indicano infatti che nei primi nove mesi del 2025 i rimpatri effettivamente registrati erano 3.510. Per raggiungere la soglia annunciata dal ministro, tra ottobre e dicembre ne sarebbero dovuti seguire quasi altrettanti, un'accelerazione senza precedenti. In realtà, nel quarto trimestre i rimpatri sono stati 1.270, portando il totale annuo a 4.780 persone, quindi ben lontano dai settemila annunciati.

Le tabelle Eurostat, basate sugli stessi dati forniti dal ministero dell'Interno, parlano chiaro: si tratta di 235 cittadini albanesi, 170 egiziani, 135 tunisini nei tre mesi finali dell'anno. Dunque nessun record, e nessun sbalzo improvviso ma piuttosto una continuità con il passato. Nel 2024, infatti, i rimpatri certificati erano stati 4.480; nel 2023, 3.270. Numeri che il Viminale, negli anni, ha poi rivisto al rialzo parlando di dati "da consolidare". Ma anche tenendo conto di queste correzioni, lo scarto tra quanto annunciato politicamente e quanto comunicato a Bruxelles nel 2025 resta enorme: oltre duemila persone.

Un elemento logistico rende poi difficile immaginare un'impennata improvvisa: da giugno 2025, i voli charter verso la Tunisia, che negli anni precedenti avevano pesato in modo determinante sul totale dei rimpatri (58% nel 2023, 46% nel 2024), sono stati sospesi. Appare quindi difficile pensare che il ministero non fosse a conoscenza di questa interruzione di oltre sei mesi, considerando l'importanza politica dell'accordo con Tunisi sul controllo delle frontiere.

Nel mediterraneo si continua a morire

Nel frattempo, mentre i numeri si rincorrono e si contraddicono, c'è una realtà che resta immutata. Appena ieri l'Organizzazione mondiale delle migrazioni (OIM) ha reso noto il naufragio di un'imbarcazione partita dalla Libia con a bordo 55 persone. Il barcone si è ribaltato al largo delle coste, circa sei ore dopo la partenza dalla città di al Zawiya. Cinquantatré persone sono morte. Le uniche sopravvissute sono due donne nigeriane, soccorse dalle autorità libiche. Ancora una volta, spiegano dall'OIM, si trattava di un'imbarcazione di fortuna, inadatta ad affrontare la traversata del Mediterraneo. Ancora una volta, un viaggio iniziato di notte e finito nel silenzio del mare. Secondo i dati dell'agenzia delle Nazioni Unite, dall'inizio del 2026 almeno 500 persone partite dalla Libia risultano morte o disperse nel Mediterraneo centrale.

In questo quadro, la politica dei rimpatri continua a essere raccontata con scarsa trasparenza. E mentre i numeri vengono rivendicati o smentiti, le operazioni restano in gran parte opache: nel 2024, come ha segnalato l'Agenzia dell'Ue per i diritti fondamentali, l'Italia non ha mai monitorato, neppure una volta, i rimpatri sotto il profilo del rispetto dei diritti umani.

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