Riforma statali, arriva la legge sul merito con tetti ai premi e carriere più veloci: le novità e cosa cambia

La Pubblica amministrazione sta per cambiare una delle sue regole non scritte più radicate: fino a oggi, quasi tutti i dipendenti venivano promossi e premiati allo stesso modo, indipendentemente dai risultati. Ora il governo vuole intervenire, anche alla luce di stipendi poco competitivi e di un'età media dei lavoratori vicina ai 50 anni, per rendere il lavoro pubblico più meritocratico e valorizzare davvero chi lavora meglio. Con la riforma del merito voluta dal ministro Paolo Zangrillo, in arrivo al primo via libera parlamentare, le valutazioni diventeranno quindi più selettive, i premi saranno legati ai risultati concreti e si apriranno percorsi di carriera più rapidi per chi dimostra competenze e responsabilità sul campo. Vediamo tutte le novità nel dettaglio.
Addio ai premi per tutti: solo una parte dei dipendenti potrà ottenere i punteggi più alti
L'idea di fondo nascerebbe da un dato: oggi nella Pubblica amministrazione quasi tutti ottengono il massimo della valutazione annuale. Secondo le relazione della Corte dei Conti, nove dipendenti su dieci, infatti, riceverebbero alla fine dell'anno il punteggio più alto, indipendentemente dalle reali differenze di impegno e di risultati. Questo sistema, pensato per premiare il merito, nel tempo avrebbe insomma prodotto l'effetto opposto, rendendo i premi poco credibili e togliendo di fatto qualsiasi incentivo a migliorare. Se tutti vengono valutati allo stesso modo, la valutazione smetterebbe di avere effetto reale. La riforma nascerebbe quindi per questo, con l'obiettivo di rendere le differenze visibili e quindi misurabili.
Come funzioneranno i nuovi premi legati alla performance
Il primo cambiamento riguarderà i premi economici. Una parte dello stipendio sarà legata in modo diretto agli obiettivi raggiunti e alla valutazione ricevuta. Ma, soprattutto, non tutti potranno accedere ai punteggi più alti. La legge stabilisce infatti dei tetti precisi: in ogni ufficio soltanto poco piu del 30% dei dipendenti potrà ottenere valutazioni elevate, mentre il livello di eccellenza sarà riservato a una quota ancora più ristretta, che non potrà superare il 20%. Per capire meglio, in un ufficio con dieci persone solo tre potranno ricevere i punteggi migliori e una sola potrà essere considerata davvero eccellente. Questo significa che i premi non saranno più distribuiti in modo automatico, ma diventeranno una vera e propria leva di selezione, con l'obiettivo di premiare appunto, come anticipato, solo chi produce risultati concreti.
Cosa cambia per le carriere
La seconda grande novità riguarda la possibilità di fare carriere più velocemente. La riforma introduce infatti una sorta di canale che permetterà ad alcuni funzionari di accedere alla dirigenza senza dover affrontar un nuovo concorso pubblico. Per una quota limitata di posti, fino al 30%, i funzionari con almeno cinque anni di esperienza, oppure quelli dell'area qualificazione con almeno due anni di servizio, potranno essere selezionati attraverso un percorso interno. Non si tratterà però di una promozione automatica. Il percorso, sarà infatti diviso in tre fasi: una prima selezione comparativa, poi un periodo di prova con un incarico temporaneo e poi una valutazione finale che potrà portare all'ingresso nei ruoli dirigenziali. Ogni amministrare pubblicherà bandi specifici e la selezione sarà affidata a commissioni composte da dirigenti ed esperti esterni, con la partecipazione anche dei rappresentanti sindacali.
In sostanza, l'idea è quella di valorizzare chi dimostra sul campo di sapere gestire responsabilità più alte, senza eliminare del tutto i concorsi tradizionali, che continueranno comunque a esistere accanto a questo nuovo canale.