Forti tensioni oggi alla Camera, tra cori e pugni sui banchi da parte dei deputati del centrodestra che si sono scagliati contro l'intervento del grillino Riccardo Ricciardi. Prendendo la parola dopo l'informativa di Giuseppe Conte, l'esponente del Movimento Cinque Stelle ha difeso l'operato del governo, e in particolare del presidente del Consiglio, nella gestione dell'emergenza coronavirus, puntando allo stesso tempo il dito contro quanto fatto (e non fatto) in Lombardia per contenere la pandemia. La Regione, guidata dal leghista Attilio Fontana, è stato il territorio più colpito dall'infezione nel nostro Paese: Ricciardi ha condannato il modello sanitario lombardo chiamando in causa il governatore, ma anche l’ex presidente della Regione Roberto Formigoni e l’assessore al Welfare Giulio Gallera, ricordando anni di tagli alla sanità pubblica ed episodi di mala gestione. Le parole di Ricciardi hanno scatenato l'ira dei parlamentari del Carroccio, che l'hanno definito uno "sciacallo che infanga una Regione e le sue vittime". Il presidente della Camera, Roberto Fico, ha sospeso la seduta.

Fanpage.it ha fatto il punto su quanto successo questa mattina a Montecitorio, ma anche su quello che è accaduto negli ultimi due mesi in Lombardia, con il deputato a Cinque Stelle.

Lei ha attaccato duramente la gestione dell'emergenza coronavirus in Lombardia nel suo intervento di oggi alla Camera. Cosa è andato storto nella Regione?

Tutti i presidenti di Regione, così come il governo, sono stati scioccati da un'emergenza incredibile e infatti il presidente Conte si è scusato per i ritardi. Noi non critichiamo i presidenti di Regione, che sicuramente presi dal problema enorme che ha investito questo Paese, come tutto il mondo, hanno fatto valutazioni più o meno giusto, ma sicuramente della norma di una situazione del genere. Ma in Regione Lombardia è successo qualcosa di diverso, e non possiamo non dire che ci sia stata una gestione disastrosa. Anzi, lo diciamo proprio per parlare delle responsabilità politiche che ci sono. I medici lombardi hanno fatto un lavoro incredibile, ci mancherebbe altro. La popolazione ha vissuto una catastrofe. Ma non si può non dire che il presidente di un'associazione che racchiude 400 case di riposo in Lombardia ha detto che la delibera dell'8 marzo, che invitava a mandare pazienti Covid non gravi nelle Rsa, l'hanno dovuta leggere due volte perché era una follia, testuali parole.

Lei ha parlato anche dei tagli alla sanità pubblica…

La medicina territoriale in Lombardia è molto lacunosa. Il 40% dei fondi destinati alla sanità privata sono un fatto. Così come lo è il fatto che sono siano tagliati 25mila posti letto pubblici negli ultimi vent'anni. Se mi avessero fatto andare avanti con il mio intervento avrei anche detto che Luca Zaia in Veneto, che non è certo amico nostro visto che anche lui è della Lega, ha gestito con razionalità e attenzione un modello sanitario che è diverso da quello lombardo e che ha retto un urto in maniera molto migliore.

Nel suo intervento ha anche menzionato l'ospedale in Fiera a Milano. Quali sono stati i problemi in quel caso?

Nella Regione, che molte volte ha anche scaricato responsabilità sul governo,  un assessore in pompa magna ha inaugurato questo ospedale che è costato 21 milioni di euro di donazioni di persone e in cui alla fine sono finiti solo 25 pazienti. Oggi è stato aperto anche un fascicolo dai pm di Milano sull'ospedale in Fiera. Insomma, tutte queste cose sono accadute o no? È una critica al sistema che è governato dal centrodestra e che negli anni ha scelto di fare una politica che sicuramente ha dato dei risultati per altri tipi di servizi, però nel campo della medicina territoriale quando si è dovuto affrontare una cosa di questo tipo, la risposta è stata quella che è stata. Sono numeri e fatti facilmente riscontrabili.

Il capogruppo della Lega, Riccardo Molinari, l'ha accusata di speculare sui migliaia di morti che ci sono stati in Lombardia. Che cosa risponde?

Io ho ricevuto messaggi di parenti delle vittime che dicono che finalmente qualcuno dice come sono andate le cose. Non è uno speculare sulle vittime, ma è un dire che ci sono stati dei problemi gestiti in maniera assolutamente negativa e sicuramente queste cose hanno aumentato l'impatto del virus. Se uno unisce lo smantellamento della sanità pubblica a casi come quello emblematico della delibera dell'8 marzo, vedrà come il problema è stato amplificato.

Il governo sarebbe dovuto quindi intervenire di più, ad esempio commissariando la Regione?

Il governo ovviamente, come ha detto anche Conte qualche tempo fa, è stato travolto da una situazione che da un giorno all'altro mutava, e non era immaginabile proprio da un punto di vista concreto poter fare un'azione così forte come commissariare una Regione, nel momento in cui queste dovevano ovviamente lavorare. Non potevi in quel momento lì pensare di fare un atto del genere, perché sarebbe stato più il danno che il vantaggio. Quando aumentavano i contagi fino 400 al giorno ovviamente si devono allestire i reparti e pensare a tutte quelle cose che sappiamo essere successe tra febbraio e marzo: questa cosa è di competenza regionale da anni, in quei momenti lì non si poteva andare a intervenire in quel modo.

Ora, invece, i tempi sono maturi per esaminare le responsabilità?

Io le responsabilità politiche che ha la Regione le ho dichiarate. Sul discorso del commissariamento c'è un governo con le sue competenze, ci sono dei ministri con le loro competenze che hanno precisamente chiari tutti gli iter e le interlocuzioni che ci sono state tra governo e Regione. Hanno loro gli elementi per eventualmente pensare se si possa fare una cosa del genere. Io rilevo politicamente dei problemi che sono evidenti. Rilevo cose che sono sotto gli occhi di tutti, ma in questa dialettica non entro.