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Referendum sulla giustizia 2026

Referendum sulla riforma della giustizia: il sì in leggero vantaggio, ma resta alta la quota di indecisi

Il referendum sulla riforma della giustizia si avvicina con un quadro ancora molto incerto: il sì per ora è in leggero vantaggio, ma l’affluenza resta bassa e gli indecisi numerosi. I singoli punti della riforma raccolgono più consensi che contrari, senza però raggiungere una maggioranza netta.
A cura di Francesca Moriero
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A poco più di un mese dal referendum confermativo sulla riforma della giustizia, gli italiani sembrano ancora divisi, non solo sul contenuto della legge, ma anche sulla partecipazione al voto. Secondo un sondaggio condotto dall'Istituto "Only numbers" per Porta a Porta, infatti, il 35,5% degli intervistati dichiara di voler andare a votare, mentre il 18% afferma di non partecipare. Una quota significativa, pari al 45,6% resta invece indecisa sul da farsi, un dato che evidenzia come l'esito del referendum non possa ancora essere dato per scontato e anzi, possa ancora cambiare il dibattito nelle prossime settimane.

Il sì in leggero vantaggio

Tra chi ha già espresso un'opinione chiara, il sì alla conferma della legge sulla separazione delle carriere dei magistrati raggiunge il 52,5% contro il 47,5% dei contrari. Il margine ridotto mostra quanto il voto sia ancora aperto e quanto possano ancora influire campagne informative, dibattiti pubblici e approfondimenti sui dettagli della riforma.

Quali sono i punti chiave della riforma

Il sondaggio non si è però limitato a fotografare l'orientamento generale sul referendum ma ha approfondito anche il consenso sui principali contenuti della riforma della giustizia, cercando di capire come gli italiani valutino le singole novità introdotte dalla legge.

Uno dei cardini del provvedimento è la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e pubblici ministeri, che verrebbe attuata attraverso l'istituzione di due consigli superiori distinti, entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica. Su questo punto emerge un'opinione piuttosto articolata: il 40,8% degli intervistati si dichiara favorevole, mentre il 33, 4% si dice invece contrario. Resta comunque significativa la quota di chi non ha ancora maturato un giudizio, pari al 25,8%, segno di un tema percepito ancora come complesso e ancora poco compreso da una parte dell'opinione pubblica.

Un secondo aspetto analizzato riguarda la composizione dei due consigli superiori. La riforma, infatti, prevede che siano formati per due terzi da magistrati sorteggiati all'interno della categoria e per un terzo da professori universitari o avvocati con almeno quindici anni di esperienza, anch'essi selezionati tramite sorteggio da un elenco approvato dal Parlamento. Anche su questo punto il consenso appare diviso: il 39,7% degli italiani si dice favorevole alla nuova procedura, il 34,4% contrario, mentre il 26% non esprime una posizione definita.

Maggiore consenso, pur senza una maggioranza schiacciante, si registra invece sulla previsione dell'alta corte disciplinare, chiamata a giudicare i magistrati. L'organo sarebbe composto da quindici membri: tre nominato dal Presidente della Repubblica, tre scelti tra professori universitari e avvocati con almeno vent'anni di anzianità e nove magistrati sorteggiati tra giudicanti e pubblici ministeri. Su questa innovazione il 43,6% degli intervistati si dichiara favorevole, il 32% contrario, mentre il 24,4% resta indeciso.

Nel complesso, l'analisi dei singoli punti della riforma conferma un quadro ancora spezzettato: le novità raccolgono certo consensi, ma la presenza di una larga area di incertezza suggerisce che il dibattito pubblico può ancora incidere in modo significativo sulle scelte degli elettori e delle elettrici.

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