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Referendum sulla giustizia 2026

Referendum, se passa il sì carriere di giudici e pm saranno separate, cosa significa: lo spiega la giurista

Se passa il sì al referendum carriere di giudici e pm saranno separate. Cosa vuol dire in concreto? Lo spiega a Fanpage.it la professoressa Carla Bassu, docente di diritto costituzionale comparato presso l’università di Sassari.
Intervista a Prof.ssa Carla Bassu
Costituzionalista e docente presso l'Università di Sassari
A cura di Giulia Casula
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In occasione del voto referendario Fanpage.it ha realizzato una serie di interviste a esperti e giuristi con l'obiettivo di approfondire i singoli aspetti della riforma della giustizia e spiegare che impatto avranno. Se passa il sì carriere di giudici e pm saranno separate. Cosa vuol dire in concreto? Ne abbiamo parlato con la professoressa Carla Bassu, docente di diritto costituzionale comparato presso l'università di Sassari.

Come spiegherebbe a chi non conosce la materia cosa significa separare le carriere tra giudici e pm e cosa cambia rispetto al sistema attuale? 

In Italia la magistratura è un unico corpo e questo è funzionale all'indipendenza e autonomia dell'organo. Significa essere sottratti al controllo del potere politico. Nei sistemi in cui c'è una separazione netta delle carriere di giudici e pm invece, penso ai sistemi anglosassoni, c'è piena parificazione del pm con gli avvocati della difesa. Nelle realtà come la nostra in cui la magistratura è unica il pubblico ministero conserva anche una funzione pubblica C'è l'obbligatorietà dell'azione penale e il magistrato deve anche tener conto del pubblico interesse. Per esempio deve raccogliere prove per la difesa. Non è un ruolo di puro contrasto nei confronti della parte avversa.

Nel senso che è orientato a cercare la verità esattamente come il giudice?

Esatto risponde alla stessa ispirazione e allo stesso spirito perché è parte di un unico corpo. Anche l'avvocato ha un ruolo costituzionale fondamentale nel nostro impianto però è diverso da quello del magistrato, che invece conserva una sorta di rilievo pubblico.

Quando si parla di separazione c’è chi fa notare che esiste già. L’ha voluta la riforma Cartabia. Ma poi c’è chi obietta che si parla di separazione di funzioni non di carriera. Qual è la differenza? 

L'unità della carriera indica un'unità anche nella cosiddetta "cultura della giurisdizione". Si può far parte dello stesso ordine, penso alla Francia per esempio, ma con funzioni separate. Significa che c'è una comune cultura giurisdizionale, anche lo stesso percorso di formazione, almeno fino a un certo punto, ma cambiano le funzioni, cioè quello che si fa materialmente nella propria azione quotidiana. Da una parte la funzione giudicante che è quella appunto dei giudici e dall'altra la funzione inquirente e requirente che invece è svolta dalle procure e dai pubblici ministeri. Entrambi continuano ad appartenere allo stesso corpo. Facciamo un altro esempio. In Germania le carriere a un certo punto si separano, però la cultura della giurisdizione è unica perché il processo formativo è unico, fino a quando i due percorsi non si distanziano.  Vorrei osservare tra l'altro, che questo tipo di modifiche, come appunto la riforma Cartabia, possono essere fatte con legge ordinaria. In questo caso invece, si procede con la revisione della Costituzione perché si va a toccare il Csm.

La maggioranza sostiene che distinguendo in tutto e per tutto i percorsi professionali di chi giudica e chi fa le indagini ci si assicura un giudice terzo e imparziale a processo. È così?

A mio parere non è così perché la garanzia della imparzialità e dell'autonomia è dettata dal quadro costituzionale ma anche dalla dignità professionale e dal senso di responsabilità dei singoli magistrati. Non c'è un nesso di causalità diretta tra separazione delle carriere e la non politicizzazione della magistratura. Ci sono una serie di elementi contestuali che influenzano la posizione della magistratura. In Italia non si può prescindere dalla storia, dal ruolo che la magistratura ha avuto anche nei confronti della politica e dai contrasti che si sono verificati tra i due nel corso degli ultimi 30 anni. Non si può dire che separare delle carriere le carriere garantisce la terzietà e l'autonomia del giudice. D'altra parte, bisogna dire che nei sistemi in cui ci sono delle carriere separate, come in Francia o Germania, il pubblico ministero è un organo dell'amministrazione, soggetto in qualche modo al controllo dell'esecutivo. I sostenitori del sì sostengono che non c'è possibilità che si verifichi una sottoposizione del pm all'esecutivo per il mero fatto che si separino le carriere. Tuttavia, questo può essere vero come no.

Perché? 

Perché intervengono una serie di elementi di fatto di contesto che in questo momento, considerando anche il clima e il tono del dibattito, non ci danno questo tipo di garanzia.  Io non vedo nessi di causalità tra la separazione delle carriere e la terzietà del giudice. In realtà quella della separazione delle carriere è una riforma quasi residuale perché il grosso riguarda il Csm e l'istituzione dell'Alta Corte.

Su questo anche Meloni, nel video che ha pubblicato qualche giorno fa per spiegare il contenuto della riforma, ha accusato le opposizioni di fare in fretta a gridare al regime illiberale quando in realtà la separazione delle carriere esiste nella maggior parte dei Paesi europei…

Ma esiste anche la sottoposizione del Pm al potere esecutivo nella maggior parte dei Paesi che applicano la separazione. Non si possono fare esempi generici e dire che siccome in Francia e Germania funziona allora sarà così anche in Italia. Perché un sistema funzioni esattamente come quello in cui è applicato bisognerebbe importare anche la cultura costituzionale, i cittadini e le cittadine di quel Paese. Quello che funziona in Germania o Francia, che hanno le carriere separate e la sottoposizione del Pm e non desta alcuno scandalo, non è detto che funzioni in Italia. Perché quei Paesi non hanno la tradizione di conflitti tra politica e magistratura che invece vantiamo noi. Personalmente non ho alcuna preclusione rispetto alla separazione delle carriere ma trovo che vada valutata assieme a una serie di contrappesi e ragionamenti lucidi che in questo caso, a mio parere, non sono stati fatti.

Non è vero allora, come dice Meloni, che oggi i giudici hanno un occhio di riguardo per quello che dicono i pm? Questa dinamica esiste o no?

In realtà questo attiene alla credibilità, alla dignità e alla responsabilità professionale delle persone. Magistrati giudicanti, magistrati requirenti e avvocati. Perché in un tribunale di Provincia può benissimo accadere che ci sia un'amicizia o che il magistrato e l'avvocato abbiano studiato insieme. Questo non toglie che persone che hanno il senso istituzionale della propria professionalità siano capaci di conservare il limite e saper distinguere. Trovo quasi offensivo il fatto che lo si dica. Intervenire con l'accetta ritenendo che in via di principio i magistrati tendano a favorire i pm pecca di onestà intellettuale Questo non vuol dire che queste cose accadano, ma sono patologie su cui bisogna intervenire in modo chirurgico sanzionando quello che deve essere sanzionato.

Parliamo invece di costi, un tema che è emerso soprattutto rispetto alla creazione dei due Csm e dell'Alta Corte. Per quanto riguarda la separazione delle carriere invece? È una misura che avrà dei costi aggiuntivi sulle casse dello Stato? Penso al fatto che ci saranno concorsi diversi, esami diversi e così via.. 

Io non penso che sia corretto valutare l'opportunità di una riforma in ragione del mero costo economico perché la democrazia di per sé ha un costo molto importante. Detto questo, sì tendenzialmente separare le carriere comporterebbe costi maggiori. Però se servisse davvero a ottenere i risultati promessi, magari un sacrificio economico sarebbe anche accolto. Il problema è che si aggravano i costi senza una ragione che renda queste misure indispensabili. Il criterio delle riforme costituzionali dovrebbe essere la necessità, un'esigenza costante e pressante che io in questa riforma non vedo.

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