Referendum, ora Meloni dice che non ricorda di aver usato Garlasco per propaganda: il video in cui lo fece

"Io sul tema di Garlasco… Voi dite che l'ho citato, probabilmente l'avrò citato". Lo ha detto Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, intervistata da Enrico Mentana poche ore prima che scattasse il silenzio elettorale per il referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo. L'intervento di Meloni su Garlasco, in realtà, è stato uno dei più discussi e ripresi nel corso della campagna referendaria. Tanto più perché, alcuni mesi dopo, anche il suo ministro della Giustizia Carlo Nordio ha fatto lo stesso esempio.
Nel corso dell'intervista, Meloni ha dovuto difendere i numerosi discorsi in cui ha di fatto promesso che votando Sì alla riforma si correggerebbero tutte le presunte ‘storture' del sistema giudiziario. La premier nel corso della campagna non ha risparmiato i riferimenti ai casi di cronaca, dalla famiglia nel bosco alle persone migranti che non potevano essere detenute in Albania.
Di fronte alla domanda di Mentana su cosa c'entrassero tutte queste cose con la riforma, la presidente del Consiglio ha tenuto il punto: "C'entrano eccome. Questa è una riforma sulla responsabilità e sulla meritocrazia nella giustizia, e sul tentativo di togliere il controllo della politica sulla magistratura".
Poi ha continuato ribadendo che nei casi già citati (famiglia nel bosco e migranti) ci sarebbe stato un "approccio ideologico" dei giudici, oltre a episodi di "negligenza". E cosa dovrebbe cambiare? "Cambia con la riforma perché è una riforma nella quale non c'è più un controllo della politica sulla magistratura", ha detto, "e quindi non c'è più una magistratura così polarizzata e così ideologizzata. Vuol dire anche che noi avremo tendenzialmente sentenze che sono meno governate da ragioni politiche".
Qui l'intervistatore ha provato a far notare che se passasse la riforma i magistrati accusati di essere "politicizzati" non verrebbero certo rimossi dal loro incarico. E, si potrebbe aggiungere, non verrebbero cancellate le correnti di magistratura, pur volendo accettare la versione secondo cui sarebbero queste correnti a ‘spingere' i magistrati ad opporsi al governo. Ma Meloni ha tirato dritto: "E cambia perché tanto nella selezione dei membri del Csm, quanto con l'introduzione dell'Alta corte disciplinare, noi introduciamo dei principi per cui la meritocrazia in magistratura conta più dell'appartenenza politica".
La conversazione è poi tornata su Garlasco. La leader di Fratelli d'Italia si è scaldata: "Sono fatti specifici che raccontano il malfunzionamento di un sistema". Ma Garlasco, ha obiettato Mentana, è un caso in cui è stata proprio una procura a riaprire le indagini. Qui è arrivato un mezzo passo indietro: "Io sul tema di Garlasco… Voi dite che l'ho citato, probabilmente l'avrò citato. L'avrò citato perché è un caso di giustizia che chiaramente sta impattando molto e perché a un certo punto ha coinvolto anche dei magistrati che al tempo non avevano fatto il loro lavoro", ha detto Meloni. Che poi si è affrettata a cambiare argomento, citando "altri mille casi".
Come detto, è difficile immaginare che la presidente del Consiglio abbia rimosso del tutto un intervento che l'opposizione le ha rinfacciato più volte. Risale all'edizione dello scorso anno di Atreju, la rassegna organizzata Fratelli d'Italia. Meloni nel suo discorso inserì un passaggio molto acceso sul referendum. E disse esplicitamente: "Votate perché non ci debba più essere una vergogna come quella che stiamo vedendo a Garlasco, ultimo caso solo dal punto di vista temporale di una giustizia che va profondamente riformata". Poi la premier non chiarì mai, esattamente, che effetto la riforma avrebbe potuto avere sul caso Garlasco. E ieri, quando è stata chiamata a farlo, si è scordata l'intervento.