Referendum sulla giustizia 2026

Referendum, Locati (Comitato No): “Sorteggio del Csm pericoloso per le donne, nega la rappresentanza di genere”

In un’intervista a Fanpage.it la giudice della Corte d’Appello di Torino Giulia Locati (Comitato Giusto dire NO) spiega cosa succederebbe introducendo il sistema del sorteggio del Csm previsto dalla riforma Nordio: “Introdurre il sorteggio è anche molto pericoloso per la rappresentanza di genere”.
A cura di Annalisa Cangemi
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Quando mancano ormai pochi giorni al referendum sulla riforma della Giustizia, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è scesa in campo, per richiamare al voto i suoi, ma soprattutto gli indecisi. Per centrare l'obiettivo, ha dipinto scenari apocalittici, sostenendo che se la riforma non dovesse passare "ci ritroveremo correnti ancora più potenti, magistrati ancora più negligenti che fanno carriera, decisioni ancora più surreali sulla pelle dei cittadini, che incideranno sulla vostra vita ogni giorno. Immigrati illegali, stupratori, pedofili, spacciatori rimessi in libertà che mettono a repentaglio la vostra sicurezza".

Ne abbiamo parlato con Giulia Locati, giudice alla Corte d'appello di Torino, del ‘Comitato Giusto dire NO' che fa parte del comitato direttivo centrale dell'Anm con Magistratura Democratica.

Partiamo dalle ultime dichiarazioni di Meloni, in chiusura della campagna referendaria. La premier dice che la riforma serve ai cittadini, perché permetterà di avere una Giustizia più efficiente. Ma possiamo spiegare a chi ci legge che questa riforma in realtà si occupa dei rapporti tra politica e magistratura?

Questa è una riforma che incide fortemente sul rapporto tra magistratura e politica, perché ridisegna completamente il Consiglio Superiore della Magistratura, che è l'organo deputato a garantire l'indipendenza dei magistrati. In passato, anche durante il fascismo, tutta la carriera dei magistrati era decisa dal Ministro della Giustizia. Quindi il magistrato quando doveva decidere una causa sapeva che qualsiasi eventuale domanda di spostamento o qualsiasi decisione disciplinare spettava al ministro. Per cui prima di decidere una causa si poneva il problema delle conseguenze. L'Assemblea costituente ha cercato di evitare che il giudice fosse influenzato dalla politica. E lo strumento per evitare questo è il Consiglio Superiore della Magistratura. Intervenire sul CSM vuol dire proprio intervenire su quello strumento che ha protetto i magistrati dall'ingerenza della politica.

Meloni ha preso le distanze dalle parole della capa di gabinetto di Nordio Bartolozzi, dicendo che “nessuno ha in mente di liberarci della magistratura”. Ma secondo lei c’è qualcosa in più dietro l’espressione “plotone di esecuzione”?

Guardi, quella è un'espressione molto grave, e lo sarebbe in bocca a chiunque. È ancora più grave se detta da un rappresentante delle istituzioni. La magistratura non è un "plotone di esecuzione", la magistratura deve garantire i diritti dei cittadini, anche e soprattutto quando sono lesi dalla parte politica. La forza della magistratura è che non deve rispondere al capo di gabinetto, ma deve rispondere solamente al diritto. Noi siamo soggetti solamente alla legge e non alla volontà della maggioranza. Affinché il cittadino che si trova davanti a noi possa essere veramente garantito.

Perché secondo lei il ministro Nordio dice che se passa il Sì non ci saranno più ‘casi Garlasco'? Cosa c’entra con questa riforma secondo lei?

Non c'entra assolutamente nulla. Innanzitutto il caso Garlasco non è ancora un errore giudiziario, perché non abbiamo ancora  una revisione del processo a colui che è stato condannato ed è stato ritenuto colpevole, sono state solo riaperte le indagini. Quindi a me stupisce il fatto che il ministro Nordio parli in questo momento di caso Garlasco, quando non c'è ancora un errore accertato. Ma soprattutto la riforma non c'entra nulla perché la riforma non va ad incidere sugli errori giudiziari. Tutti i sistemi compiono degli errori, succede in ogni sistema, nonostante tutte le garanzie previste, i tre gradi di giudizio. Se facciamo però una comparazione a livello europeo, vediamo che in Italia ci sono circa un quarto degli errori rispetto alla Francia, un terzo degli errori rispetto alla Germania e alla Spagna. Per non parlare dell'Inghilterra, dove il pm è completamente separato dal giudice e le indagini vengono fatte dalla polizia. Anche lì il numero di errori è superiore per tre volte rispetto all'Italia. E negli Stati Uniti d'America solamente nel 2025 sono stati accertati 146 errori giudiziari, quattro volte rispetto all'Italia in proporzione alla popolazione.  Quindi il nostro è un sistema che in realtà garantisce che ci siano meno errori rispetto agli altri Paesi. È un sistema che funziona, in cui naturalmente gli errori ci sono perché errare è umano.

A proposito di errori, per i sostenitori del Sì In Italia il numero di magistrati che riceve una sanzione disciplinare definitiva è relativamente basso rispetto al totale dei procedimenti avviati. Questo è vero o falso? La sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura funziona?

Sono tutte affermazioni che prescindono dai dati. Non c'è nessuna evidenza scientifica che dimostri quello che dicono i sostenitori del Sì. Anzi, abbiamo un sistema pre-disciplinare in cui si decide se archiviare o se rinviare a giudizio. Visto che facciamo un lavoro in cui diamo sempre torto a qualcuno, perché qualcuno ha ragione e qualcuno ha torto, se condanniamo l'imputato è scontento, se assolviamo sarà scontenta la parte civile, la persona offesa del reato. Naturalmente è normale che molti cittadini scrivano al Consiglio Superiore della Magistratura e si lamentino. Allora c'è un primo filtro. Che questo primo filtro funzioni non lo dico io, ma lo dice il ministro della Giustizia, perché non impugna mai quelle decisioni.

Il ministro potrebbe impugnare le archiviazioni della prima fase del pre-disciplinare e non le impugna. Vuol dire che evidentemente  gli vanno bene. Per quanto riguarda il disciplinare, se facciamo una comparazione rispetto agli altri Paesi europei, vediamo che i nostri magistrati in realtà sono sanzionati molto di più rispetto ai magistrati spagnoli francesi o tedeschi. Significa che la funzione della sezione disciplinare in realtà irrora delle sanzioni severe e serie, e anche qui il ministro non impugna sostanzialmente quasi mai: ha impugnato sei decisioni su 148, vuol dire che è stato d'accordo con l'esito della sezione disciplinare. Poi naturalmente anche noi come tutti commettiamo degli errori e laddove ci siano la sezione disciplinare entra in gioco e dà delle risposte sensate. D'altronde Palamara l'abbiamo radiato.

Il governo accusa la magistratura di essere una casta, e dice che l’appartenenza alle correnti vale più del merito. Per questo vuole introdurre il sorteggio. Cosa non va secondo lei in questa proposta?

Dopo lo scandalo Palamara molte modifiche sono state fatte proprio all'interno del Consiglio Superiore della Magistratura. È stato scritto un nuovo Testo Unico sulla dirigenza: sono le regole che i magistrati si sono dati per individuare i presidenti dei tribunali, i procuratori delle repubbliche e poi i loro vice, i cosiddetti semidirettivi, e si sono si sono dati dei criteri più stringenti rispetto al passato proprio per valorizzare il merito. Un'operazione quindi è stata fatta, perché la degenerazione correntizia c'è stata e non dobbiamo far finta che non ci sia stata. Però a me sembra che la magistratura sia riuscita a reagire.

Il sorteggio è un qualcosa di assurdo. Innanzitutto non c'è in nessuna parte d'Europa, solamente in Grecia dove però il Consiglio Superiore della Magistratura è composto solo da magistrati e non ci sono membri laici. Altrove in Europa il corrispettivo del Consiglio Superiore della Magistratura viene eletto. Non solo, la Commissione europea ha più volte detto che il principio di rappresentatività del Consiglio Superiore è un principio fondamentale, perché il sorteggio elimina completamente la rappresentanza. Il CSM fa delle scelte valoriali, non fa solamente nomine, dà dei pareri nei disegni di legge in materia di giustizia, e ha altre competenze in cui le fisiologiche opinioni dei magistrati sono importanti. Dividersi per pensiero è la cosa più trasparente. Il sorteggio elimina tutto ciò. Vorrei aggiungere una cosa.

Prego.

Introdurre il sorteggio è anche molto pericoloso per la rappresentanza di genere. Adesso c'è un sistema elettorale tale per cui la presenza di donne all'interno del Consiglio viene garantita tramite un meccanismo elettorale. La ratio è che conta avere una rappresentanza di genere, perché è importante che non solamente gli uomini ma anche le donne siedano al Consiglio Superiore della Magistratura, in quanto portatrici di un universo valoriale che si potrebbe differenziare da quello maschile. Lei si immagini cosa succederebbe con il sorteggio. È vero che si potrebbero mettere dei correttivi, però se presupponiamo che non ci sia bisogno di rappresentatività, stiamo negando proprio alla radice la necessità della componente femminile, in quanto portatrice di valori idee diverse.

Secondo lei quali dovrebbero essere i correttivi da apportare al sistema per migliorare la Giustizia?

Sono molti e non ci sono in questa riforma. Servirebbero molte risorse, innanzitutto in termini di personale in aiuto ai magistrati. Abbiamo il personale amministrativo, dovrebbero essere 45.000 ma sono 30.000, e 12.000 di questi sono precari. A giugno tutti gli addetti all'Ufficio per il processo scadono, perché sono stati assunti con i fondi del PNRR e ancora non sappiamo che cosa sarà di loro. Questo è un problema fondamentale perché il sistema giustizia si regge anche su tutto l'apparato amministrativo. E poi serve un investimento serio nell'informatica. Al momento abbiamo un processo civile che funziona a livello telematico, seppur con moltissimi problemi perché l'applicativo ha spesso dei malfunzionamenti. Ma il sistema penale invece è molto indietro. Come negli altro settori della Pa, anche noi abbiamo bisogno di risorse, di macchinari, di fondi.

Qual è lo scenario peggiore se passa il Sì?

Con l'istituzione dell'Alta Corte e la possibilità che chi ti giudica, il singolo collegio, sia composto in maggioranza dalla parte cosiddetta laica e in minoranza dalla parte togata, il vero problema è che non ci sia più un giudice a Berlino. Questa è una storia attribuita a Brecht: a un mugnaio viene espropriato il suo mulino dall'imperatore Federico II. Naturalmente si tratta di una sproporzione di forza evidente: da un lato il mugnaio, dall'altro lato l'imperatore. Il mugnaio si rivolge prima alla giustizia locale, che gli dà torto. Poi si rivolge al grado superiore, il famoso giudice a Berlino, che dà ragione a lui e dà torto a Federico II. E può farlo solo perché c'è un sistema di garanzie tali che gli permette di non aver paura a dare ragione al mugnaio. Tutto il nostro sistema di garanzie si fonda su questo: non dobbiamo avere paura a dare ragione il mugnaio se Federico II ha torto. Questa riforma scardina questo sistema delle garanzie.

Vuole provare a convincere un cittadino indeciso, che non sa ancora se andrà a votare?

La Costituzione ci ha tutelato per ottant'anni, è stata ed è un sistema molto preciso. Un equilibrio che garantisce prima di tutto i cittadini, e per farlo mette dei limiti al potere. La riforma Nordio scardina i limiti che vengono dati al potere. Così come la Costituzione ha protetto noi per tanto tempo, adesso è importante che noi ci attiviamo per proteggerla.

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