Referendum sulla giustizia 2026

Referendum, Landini: “Meloni vuole comandare, non governare, ecco perché vuole togliere di mezzo i magistrati”

Il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, in un’intervista a Fanpage.it, spiega qual è la vera posta in gioco del referendum sulla Giustizia: “Qualsiasi potere che limita l’azione del Governo, semplicemente perché richiama al rispetto delle regole e delle leggi del nostro Paese, viene considerato come un impedimento da eliminare. È una logica autoritaria pericolosissima, che non c’entra nulla con i principi e con i valori della nostra Costituzione”.
Intervista a Maurizio Landini
Segretario generale della Cgil
A cura di Annalisa Cangemi
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Il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, invitato nella redazione di Fanpage.it, spiega qual è la posta in gioco del referendum sulla Giustizia dei prossimi 22 e 23 marzo: "Qualsiasi potere che limita l'azione del Governo, semplicemente perché richiama al rispetto delle regole e delle leggi del nostro Paese, viene considerato come un impedimento, come un ostacolo da eliminare. È una logica autoritaria pericolosissima, che non c'entra nulla con i principi e con i valori della nostra Costituzione".

Quando la capa di gabinetto del ministro della Giustizia Nordio dichiara che con la riforma si “toglie di mezzo la magistratura”, che è un “plotone di esecuzione”, chiarisce il vero intento del governo, e cioè punire la magistratura?

Credo che siano parole gravi che si commentano da sole, perché rendono evidente un problema: avendo vinto le elezioni questo Governo pensa di poter fare quello che gli pare. Nella loro testa non c'è il concetto di governo democratico di un Paese, c'è l'idea di comandare. Qualsiasi potere che limita l'azione del Governo, semplicemente perché richiama al rispetto delle regole e delle leggi del nostro Paese, viene considerato come un impedimento, come un ostacolo da eliminare. È una logica autoritaria pericolosissima, che non c'entra nulla con i principi e con i valori della nostra Costituzione.

Nello stesso giorno in cui è diventato virale il video di Bartolozzi, Meloni ha diffuso un lungo video per promuovere il Sì al referendum, in cui dice che il voto non è sulla politica. Eppure in quello stesso video la premier attacca la sinistra, accusandola di aver usato la giustizia quando non riusciva a vincere le elezioni, e dice che lei non si dimetterà in caso di sconfitta. È il segno che ha paura di perdere il referendum?

Innanzitutto questo video conferma un accanimento della presidente del Consiglio verso la magistratura, e soprattutto verso l'indipendenza e l'autonomia della magistratura. In quel lungo video sul referendum Meloni dice poi che ‘questa è una riforma che aspettiamo da ottant'anni'. Credo che questo sveli anche una cosa pericolosa, perché ottant'anni fa è nata la Costituzione, e uno dei punti fondanti della nuova Carta democratica, per chiudere con la dittatura e con il regime fascista, era avere una magistratura autonoma e indipendente dalle forze politiche, per garantire i diritti dei cittadini.

Anche questa discesa in campo all'ultimo minuto della presidente del Consiglio, la stessa che aveva dipinto questa riforma come una questione quasi tecnica, forse dimostra che hanno qualche timore, e che si stanno rendendo conto che la maggioranza dei cittadini italiani ha a cuore una giustizia che funzioni. Ma questa riforma non c'entra assolutamente nulla con il funzionamento della giustizia, perché non affronta nessuno dei problemi che stanno impedendo oggi di migliorarla. Penso alle assunzioni che non vengono fatte, penso al tema del giusto processo, penso agli investimenti che devono essere fatti anche in campo tecnologico. Di tutto questo non si parla assolutamente. Il cruccio è unicamente limitare l'autonomia e l'indipendenza della magistratura.

Se non serve a velocizzare la giustizia o a renderla più efficiente per i cittadini, a cosa serve davvero questa riforma?

Serve appunto ad affermare un controllo centrale della politica anche sulla magistratura e su tutti quelli che sono i cosiddetti poteri intermedi. Pensiamo a quello che succede verso l'informazione o i sindacati e non solo. Insisto, c'è una logica pericolosamente autoritaria. Quando qualcuno dice che da ottant'anni dobbiamo cambiare una cosa che non va bene, vorrei ricordare che l'unica cosa che compie ottant'anni quest'anno è la nostra Costituzione, nata dopo che i nostri padri, i nostri nonni, le nostre madri, le nostre nonne, hanno sconfitto il nazismo e fascismo. Oggi la posta in gioco è questa: si applicano o no quei principi e quei valori fondamentali che mettono al centro la persona, il lavoro, i diritti, il rispetto delle regole? Oppure questi principi e valori si vogliono stravolgere, come hanno fatto in questi mesi con i decreti cosiddetti Sicurezza? Penso che noi dobbiamo fermarli, come abbiamo fatto del resto nei confronti di qualsiasi Governo he nel nostro Paese ha tentato di mettere in discussione la Costituzione. Abbiamo fermato Berlusconi, abbiamo fermato Renzi. Ora gli italiani e le italiane devono fermare anche questo Governo, perché ci sta portando indietro.

Meloni accusa il fronte del No di mettere in giro bufale e falsità. Dice di voler parlare della riforma nel merito, eppure è il governo che strumentalizza i casi di cronaca, da Garlasco alla famiglia nel bosco. Allora chi sta invadendo chi?

Qui siamo di fronte a un dato: questo è un referendum senza il quorum. Quindi vince chi prende un voto in più e chi convince maggiormente la gente ad andare a votare. È evidente che il governo stia tentando di utilizzare strumentalmente qualsiasi cosa che possa muovere le opinioni, che possa fare notizia, pur di non discutere dei problemi reali, che non vengono affrontati. Ricordo che la riforma intacca sette articoli della nostra Costituzione, che non c'entrano assolutamente nulla col far funzionare meglio la giustizia. Certo, i giudici sono persone come tutti gli altri, possono anche sbagliare. Ma il problema qui è riconoscere e preservare la loro autonomia, perché non devono rispondere a nessun potere, tantomeno al potere politico: devono applicare le leggi, in modo che tutti i cittadini siano davanti uguali davanti alla legge.

Meloni dice anche che il sistema del sorteggio per i due Csm permetterà di togliere il controllo delle correnti e dei partiti sull’organismo di autogoverno dei magistrati, che oggi sono costretti a rispondere a una logica politica. È così?

Allora perché non sorteggiare anche i parlamentari? Potremmo a questo punto sorteggiare anche i consiglieri comunali. Io trovo che questo sia un argomento davvero inaccettabile. Continuo a ritenere che le persone debbano avere il diritto di votare. E anche in questo caso l'esercizio democratico va difeso, è giusto che i magistrati, come prevede la Costituzione, possano liberamente votare tra di loro per scegliere quelli più in grado di poter svolgere le funzioni che un unico Consiglio Superiore della Magistratura deve svolgere. Anche in questa logica vedo una regressione pericolosa.

Tra l'altro nel sorteggio introdurrebbero due sistemi diversi: quelli che sono nominati dai partiti in realtà vengono sorteggiati dopo che la politica ha individuato preventivamente quelli che sono da sorteggiare; dall'altra parte verrebbe utilizzato il sorteggio ibero, con l'ipocrisia di raccontare che in questo modo verrebbero meno le correnti. Ma sono due cose che non c'entrano assolutamente nulla tra di loro. I magistrati, come tutti, potranno comunque organizzarsi per rappresentare le loro idee e opinioni, per far funzionare meglio l'organismo. Chi vieterà loro di continuare a farlo anche dopo il referendum?

Qual è secondo lei lo scenario peggiore se vince il Sì?

Credo che lo scenario peggiore che potremmo trovarci di fronte è la messa in discussione dell'autonomia della magistratura e della sua indipendenza, favorendo un controllo politico proprio su chi dovrebbe garantire che la legge uguale sia per tutti, anche per quelli che governano. Inoltre, il rischio molto concreto è che non si affronti il problema del malfunzionamento della giustizia, che non si faccia quello che servirebbe davvero per l'accelerazione e la semplificazione dei processi. Vorrei ricordare che ci sono migliaia di precari nel settore della giustizia, manca il personale. Rispetto a queste problematiche la riforma non cambia assolutamente nulla, anzi si rischia di peggiorare il quadro.

Cosa direbbe a un cittadino indeciso, che non sa ancora se il 22 e 23 marzo si recherà alle urne?

Questa volta è il cittadino, con il suo voto, a poter decidere. Questo non è un voto di delega, votando No si può bloccare questo cambiamento della Costituzione, affermando la democrazia e la libertà del nostro. Con il Sì si favorisce un processo di regressione, di messa in discussione della Costituzione. Quindi è bene esercitare questo diritto di voto. Proprio per questo colgo anche l'occasione per invitare tutti i cittadini e tutte le cittadine di Roma e non solo, il 18 di marzo in Piazza del Popolo, dalle ore 18. Come Comitato per il No abbiamo invitato tutti i soggetti politici, civili, intellettuali che nel nostro Paese pensano che oggi è il momento di andare a votare per difendere la nostra Costituzione, per vincere questo referendum.

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