Referendum giustizia, Schlein e Conte dicono No: “Governo vuole sfuggire ai controlli”, “Torna la casta”

Prende ufficialmente il via la campagna per il No al referendum sulla giustizia, o almeno quella del comitato Società civile per il No (quella legata all'Associazione magistrati, invece, è già partita). Ora sappiamo che si voterà tra circa due mesi e mezzo: la presidente del Consiglio Meloni, nella conferenza stampa di inizio anno, ha fatto sapere che la data del referendum sarà il 22 e 23 marzo, a meno di stravolgimenti dell'ultimo minuto. All'evento di lancio del comitato hanno preso parte esponenti di spicco del mondo sindacale (il segretario della Cgil Maurizio Landini) e associativo, ma anche della politica: in platea e sul palco Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, tra gli altri.
Schlein: "La riforma serve solo a chi governa, vogliono le mani libere"
"Questo governo in tre anni ha fatto la riforma sull'autonomia differenziata – bocciata dalla Corte costituzionale. Ha fatto dei centri inumani, illegali e vuoti in Albania – bloccati perfino dalla Corte europea di giustizia. E ha fatto l'unico investimento nelle sue manovre, di 13 miliardi (sul ponte sullo Stretto, ndr) – bocciato dalla Corte dei conti. Loro gridano al complotto, ma non è colpa dei giudici se loro non sanno scrivere le leggi", ha detto la segretaria del Pd dal palco.
Schlein ha assicurato il "supporto" del suo partito al comitato. "Questa non è una riforma della giustizia perché non migliora il sistema giustizia", ha attaccato. "Non incide sul sovraffollamento delle carceri, né sul numero record di suicidi tra detenuti e agenti di polizia penitenziaria". Non ha un effetto importante nemmeno sulla separazione delle carriere tra giudici e pm: "Lo fanno venti, quaranta persone all'anno al massimo, dopo la riforma Cartabia. Per venti persone si cambia la Costituzione?".
E quindi, ha proseguito il ragionamento: "Se non serve al funzionamento della giustizia né alla separazione delle carriere, a cosa serve questa riforma, e a chi serve? Serve a chi sta già potere e vuole sfuggire a ogni controllo. Serve a dire che la legge non è uguale per tutti. La politica vuole limitare l'indipendenza della magistratura". La riforma serve "solo a chi governa per avere mani libere e stare sopra a leggi e Costituzione". Ma, ha aggiunto la leader del Pd, "la democrazia non è un assegno in bianco nelle mani di chi prende un voto in più alle elezioni".
Schlein ha risposto anche al ministro della Giustizia Nordio: "Dice che dovrei capire che questa riforma serve anche a noi se andremo al governo. Noi vinceremo le elezioni, e non ci interessa controllare la magistratura, ma essere controllati come avviene in ogni democrazia". In conclusione la segretaria democratica ha citato il caso di Renne Nicole Good, cittadina statunitense uccisa negli Usa da un agente dell'Ice: "Quando l'abuso della forza da parte dello Stato arriva ad uccidere poeti, e quel governo parla di legittima difesa, ci vuole un giudice indipendente e imparziale che possa far giustizia. È proprio l'esempio del perché questa riforma è rischiosa per le cittadine e per i cittadini".
Conte: "Torna la casta degli intoccabili"
"Ieri Meloni ha detto una cosa che fa accapponare la pelle: ha detto che governo e giudici devono lavorare nella stessa direzione. Allora non c'è contropotere, ma un potere sottoposto a un altro potere", ha detto Giuseppe Conte. "Dobbiamo contrastare in tutti i modi questo disegno: è il ritorno della casta dei politici, degli intoccabili, di chi vuole avere le mani libere per poter agire e non rispondere a nessun contropotere", ha attaccato il presidente del M5s. "Dovremo far capire che i cittadini diventeranno tutti di serie B rispetto invece ai ‘privilegiati' della giustizia che sono politici, colletti bianchi e imprenditori amici. Per noi vale il principio ‘la legge è uguale per tutti'".
Il Movimento "sin dall'inizio ha combattuto questo disegno di riforma", ha rivendicato l'ex premier, "che si inquadra in un processo più ampio che ha l'obiettivo preciso di una vecchia politica di destra di restituire il primato alla politica. Cosa significa dare il primato alla politica? Scardinare il sistema costituzionale. Se hai un investitura popolare non puoi fare quello che vuoi, ma devi rispettare i fondamenti dello Stato di diritto, devi rispettare la legge". E anzi: "Io che sono stato eletto in Parlamento, sono un politico, ho un incarico pubblico, ho una responsabilità maggiore nel rendere conto del mio operato e del rispetto delle leggi".
Landini: "Andiamo quartiere per quartiere, è in gioco la democrazia"
Tra i più accesi sostenitori della campagna per il No c'è il segretario della Cgil Maurizio Landini. All'evento, Landini ha detto che "è evidente la gestione autoritaria di questo governo", ma che "questo governo la maggioranza di questo Paese non lo rappresenta, e il problema che abbiamo è che la maggioranza di questo paese non si sente rappresentata da nessuno". Il segretario ha criticato il governo perché "pensano che avendo la maggioranza in Parlamento possono fare quello che gli pare, anche cambiando la Costituzione di questo paese".
La "battaglia" è quella di "ridare un significato al voto" e "rendere evidente che noi vogliamo essere parte del Paese che vuole costruire, anche a partire da questo referendum, un altro modello sociale". Landini ha quindi invitato a "porsi l'obiettivo di parlare con tutte le persone. Abbiamo bisogno di un lavoro Comune per Comune, quartiere per quartiere, territorio per territorio, parlando con le persone e rendendo evidente quella che è la posta in gioco che abbiamo di fronte: il futuro della nostra democrazia".
Bonelli: "Vinceremo". Fratoianni: "Meloni vuole lo scalpo dei giudici"
Ottimista Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa verde e deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, secondo cui il governo "ha paura, perché sa che, giorno dopo giorno, il No aumenta e vinceremo". Il parlamentare ha chiesto di "costruire una grande mobilitazione a difesa della democrazia, in difesa della Costituzione e contro l'autoritarismo", perché "c'è una destra che non vuole i contrappesi che ci sono in tutte le democrazie. Chi vuole creare impunità, sottoporre al controllo del governo la magistratura".
Nicola Fratoianni, deputato di Avs e segretario di Sinistra italiana, ha lanciato l'accusa: "Giorgia Meloni ha confessato, la sua conferenza stampa è stata un lungo attacco nei confronti della magistratura, un lungo lavoro di delegittimazione della magistratura. I giudici sono l'ossessione di questa destra da trent'anni e con questa controriforma vogliono portarne a casa lo scalpo, questa è la verità". E sulla data del voto: "Avremmo voluto tempi più lunghi che rispettassero anche la raccolta delle firme che è ancora in corso. In ogni caso, se il governo decide, con quella data bisogna fare i conti e ciascuno di noi farà tutto quello che può per arrivare pronti a quella data e per vincere il referendum".