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Referendum sulla giustizia 2026

Referendum Giustizia, il ministro Nordio vuole l’elenco di chi ha fatto donazioni al comitato del No

La capo di gabinetto del ministro Nordio, Giusi Bartolozzi, ha chiesto all’Associazione nazionale magistrati di pubblicare l’elenco di tutte le persone che hanno donato al comitato per il No al referendum sulla giustizia. La richiesta nasce da un’interrogazione di Forza Italia contro possibili “conflitti d’interessi”. La risposta dell’Anm: “Il comitato è autonomo”.
A cura di Luca Pons
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Un elenco pubblico con tutte le donazioni che sono arrivate al comitato per il No al referendum sulla giustizia in programma il 22 e 23 marzo, e i nomi dei donatori. È questa la richiesta che il ministero della Giustizia ha avanzato, tramite la capo di gabinetto Giusi Bartolozzi, all'Associazione nazionale magistrati.

Non si tratta di un ordine, naturalmente, dato che il ministero non ha autorità diretta sull'Anm – "sottopongo alle vostre valutazioni l'opportunità di rendere noto alla collettività, nell'ottica di una piena trasparenza, gli eventuali finanziamenti ricevuti da parte di privati cittadini", si legge nella nota inviata da Bartolozzi al presidente dell'Anm, Cesare Parodi, che Fanpage.it ha visionato. La risposta di Parodi è stata secca: "Il Comitato è soggetto assolutamente autonomo. La sua richiesta di rendere pubblici dati di privati cittadini ritengo sia contrario alle salvaguardia della loro privacy".

Perché il ministero della Giustizia ha chiesto l'elenco dei donatori per il No

Quella della capo gabinetto di Carlo Nordio non è una richiesta emersa dal nulla. Nella nota, infatti, si fa riferimento a un "atto di sindacato ispettivo". Ovvero, un'interrogazione presentata da un parlamentare.

Nell'interrogazione, scrive Bartolozzi, il parlamentare ha parlato di un "potenziale conflitto tra magistrati in servizio iscritti all'Anm e privati sostenitori che finirebbero per praticare una forma di finanziamento indiretto all'Anm". Il motivo? Il fatto che proprio il presidente dell'Anm Parodi avrebbe dichiarato, in passato, che il comitato per il No ha raccolto "contributi da migliaia di cittadini che hanno aderito liberamente con una donazione volontaria".

Insomma, le donazioni volontarie dei cittadini finirebbero per causare un possibile conflitto d'interessi secondo il ministero della Giustizia. O meglio, secondo Forza Italia, che ha depositato l'interrogazione da cui nasce tutto.

Il parlamentare in questione infatti è Enrico Costa, deputato di FI. Come risulta dagli atti della Camera, il 13 gennaio Costa ha depositato un'interrogazione rivolta al ministero della Giustizia. All'interno si cita lo statuto del comitato per il no, per sottolineare la vicinanza tra il comitato stesso e l'Anm: "Il Comitato darà attuazione alle direttive generali fissate dal Comitato direttivo centrale della Associazione nazionale magistrati (Cdc)" e "collaborerà con le Commissioni istituite dal Cdc dell'Associazione nazionale magistrati". In più la sede legale del comitato è proprio presso l'Anm.

Il presidente dell'Anm è "componente del direttivo del Comitato", alle riunioni vertice del comitato partecipa anche il responsabile della comunicazione dell'Anm (senza diritto di voto) e l'Associazione nazionale magistrati ha "confermato di aver finanziato il Comitato". Nulla di questo è un mistero. Il comitato per il No, presieduto dal costituzionalista Enrico Grosso, è stato lanciato proprio dall'Anm.

La domanda di Costa (FI): "Cosa fa un magistrato se si trova un finanziatore del No?"

La questione posta da Costa riguarda, come detto, i finanziamenti. Si parla di donazioni di cittadini al comitato, quindi di "finanziamenti ulteriori e privati" oltre a quelli dell'Anm. Da qui il dubbio del forzista: "Cosa accadrebbe ove un magistrato iscritto all'Anm si trovasse di fronte, nella propria attività in tribunale, un finanziatore del comitato? Si asterrebbe?".

È un tema, insomma, che secondo il parlamentare "interessa l'imparzialità dei giudizi". Un "palese intreccio di interessi da una parte (quella con i finanziatori del No, ndr) e una netta contrapposizione formale dall'altra (i sostenitori del Sì, ndr)". Fino a mettere "a rischio la credibilità della giustizia".

Costa, per questi motivi, ha chiesto al ministero della Giustizia cosa intende fare "affinché sia garantita l'imparzialità dei magistrati nei confronti di tutti i soggetti impegnati nella campagna referendaria, scongiurando conflitti di interessi". La risposta di Nordio è arrivata poco più di un mese dopo, con la richiesta di Bartolozzi di rendere pubblici i nomi di tutti coloro che hanno fatto donazioni al comitato.

La risposta dell'Anm: "Comitato è autonomo, pubblicare i donatori va contro la privacy"

Il presidente dell'Anm Parodi ha risposto con una nota diretta alla capo di gabinetto di Nordio. "Devo purtroppo annotare che non sono nelle condizioni di rispondere in quanto, come lei ben riporta, il Comitato in questione è solo stato promosso dall’Anm, ma è soggetto (anche giuridico) assolutamente autonomo. Come socio costituente, però, posso confermarle che al Comitato è possibile fare piccole donazioni, come privati cittadini (l’unica condizione è che non si si tratti di persone con incarichi politici, non essendo quello un Comitato di tipo politico, ma di servizio alla cittadinanza sui temi del referendum)".

La possibilità di fare donazioni peraltro è facilmente riscontrabile da "chiunque acceda al sito del Comitato, dove è riportata in modo trasparente ogni cosa", ha continuato Parodi. "Posso consigliarle dunque di informarne anche il parlamentare interrogante, che ha pensato di disturbarla per questione che poteva invero rivedere da solo navigando sul sito".

Per informazioni più puntuali "non posso che rimandarla ai rappresentanti del Comitato", ha concluso, prima di aggiungere una "valutazione personale": "Annoto solo che la sua richiesta di rendere pubblici dati di privati cittadini ritengo sia contrario alle salvaguardia della loro privacy".

Pd e Avs: "Liste di proscrizione". Gasparri (FI): "Finanziamenti occulti alla magistratura?"

La richiesta del ministero ha sollevato reazioni nell'opposizione. Dal Pd, la responsabile Giustizia Debora Serracchiani ha parlato di un "atto molto grave che tradisce il nervosismo che si respira nei palazzi del Governo", chiedendo chiarimenti al ministro: "Un segnale che sa tanto di liste di proscrizione e di cui è difficile comprendere le ragioni". Il capogruppo al Senato, Francesco Boccia, ha rincarato la dose: "A che titolo il governo pretende quei nomi? L'Anm è un'associazione privata e un comitato referendario risponde ai cittadini che lo sostengono, non all'esecutivo. Chi guida il Ministero della Giustizia deve garantire equilibrio tra i poteri, rispetto del Parlamento e tutela dell'autonomia della magistratura".

Angelo Bonelli, di Avs, ha attaccato: "Qui siamo davanti a liste di proscrizione contro i magistrati e a un attacco frontale all'equilibrio costituzionale dei poteri. È un clima da intimidazione, non da confronto democratico". A difendere la richiesta del suo collega di partito, invece, è intervenuto Maurizio Gasparri: "Per i partiti ci sono regole precise. Perché l'Anm dovrebbe avere dei finanziatori occulti e non trasparenti? Chiedo pubblicamente al presidente dell'Associazione nazionale magistrati di rendere pubblici e trasparenti tutti i finanziamenti che riceve la Anm, sempre che ne abbia ricevuti. O esiste un filone del finanziamento occulto della magistratura?".

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