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Referendum sulla giustizia 2026

Referendum giustizia 2026, quanti elettori andranno alle urne e cosa voteranno

Si avvicina la data del referendum sulla giustizia 2026 e il clima politico attorno all’appuntamento elettorale si sta scaldando. Eppure nei sondaggi l’affluenza alle urne resta bassa, al 43%. Da segnalare invece, il calo del fronte del Sì (-6%), ora al 53%. Ecco l’ultimo sondaggio Noto.
A cura di Giulia Casula
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Si avvicina la data del referendum sulla giustizia 2026 e il clima politico attorno all'appuntamento elettorale si sta scaldando. Lo dimostra l'enorme polemica esplosa attorno alle dichiarazioni del procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, che criticato le persone che sceglieranno di votare Sì alla riforma definendole dei criminali. Le sue frasi hanno innescato uno scontro molto acceso che ha raggiunto i piani alti della politica. I ministri Nordio e Salvini hanno criticato duramente Gratteri, il quale però si è giustificato spiegando di esser stato strumentalizzato. Eppure, nonostante la tensione attorno al referendum sia alta, per il momento l'affluenza stimata alle urne resta bassa. Secondo l'ultimo sondaggio dell'Istituto Noto per Porta a Porta, solo il 43% degli elettori ha intenzione di recarsi ai seggi. Vediamo che cos'è emerso.

Cosa dicono i sondaggi: il fronte del Sì è in calo

L'affluenza, dicevamo. Il 43% degli italiani dichiara che il 22 e il 23 marzo andrà a votare per il referendum. Il restante 57% invece, si divide tra coloro che non lo faranno, il 43%, e gli elettori ancora indecisi, il 14%.

Per quanto riguarda gli schieramenti, va segnalato subito un dato interessante. Il fronte del Sì infatti, risulta in calo. In particolare, il 53% si dichiara favorevole alla riforma sulla separazione delle carriere dei magistrati (così come uscita dal Parlamento), il 6% in meno rispetto all'ultima rilevazione del 28 gennaio. Il No invece, si attesta attorno al 47%. Il distacco resta ma si accorcia, a cinque punti.

Come detto più volte, si tratta di un referendum confermativo, in cui non è previsto quorum, cioè una soglia minima di partecipazione alle rune. A vincere sarà l'opzione che raccoglierà più voti tra le due.

Alla domanda, poi, se siano favorevoli all'introduzione di due Consigli superiori della magistratura, uno per i pubblici ministeri, l'altro per i giudici, entrambi presieduti dal presidente della Repubblica, ha risposto sì il 51% degli intervistati, contrari il 29%, non sa il 20%.

L'altra grande novità prevista dalla riforma è l'introduzione dell'Alta Corte disciplinare composta da 15 membri, tre nominati dal presidente della Repubblica, tre professori universitari o avvocati con almeno 20 anni di anzianità, estratti a sorte da un elenco approvato dal Parlamento, e nove magistrati estratti a sorte tra pubblici ministeri e magistrati giudicanti. Il nuovo organismo assumerebbe la funzione disciplinare oggi appartenente al Csm. Su questo punto, il 52% si è detto favorevole, il 27% contrario, mentre il 21% non sa.

Sul sorteggio dei due Csm, che sarà puro per le toghe e temperato per la componente laica di nomina parlamentare, il 51% degli intervistati risulta favorevole. Contrario il 29%, mentre non sa il 20%.

In ogni caso per il 75% di coloro che voteranno sì la scelta è basata sui contenuti della riforma, mentre per il 70% degli elettori che voteranno no la scelta è legata al giudizio sull'operato del governo Meloni. Un segnale della dimensione sempre più politica assunta da questo voto. Indipendentemente, dalla scelta sul voto, infine (un pronostico), 45% degli intervistati è convinto che vincerà il sì, per il 27% il no, non sa il 28%.

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