Oggi Polonia e Ungheria hanno posto il veto al bilancio Ue 2021-2027,a cui sono legati i fondi del Recovery Fund, opponendosi al criterio che lega il rispetto dei principi dello Stato di diritto all'erogazione delle risorse europee. Torna quindi la preoccupazione che i soldi stanziati da Bruxelles per affrontare la crisi economica innescata dalla pandemia di Covid-19 possano tardare. E, di conseguenza, si torna a parlare degli altri meccanismi europei. Anche se dopo le dichiarazioni del presidente dell'Europarlamento, David Sassoli, che ha definito il Mes "anacronistico", questa eventualità sembra sempre più remota. Abbiamo fatto il punto della situazione con Raphael Raduzzi, deputato del Movimento Cinque Stelle e membro delle Commissioni Bilancio e Finanze alla Camera.

Il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, ha affermato la necessità di rivedere il Mes e superare il Meccanismo così come lo conosciamo. Crede che queste dichiarazioni possano rafforzare ulteriormente la posizione del M5s nel dibattito interno alla maggioranza?
Senza dubbio, ma se la nostra posizione sta prevalendo è perché era fondata fin dall’inizio su solide ragioni. Abbiamo sempre indicato Trattati alla mano perché la linea sanitaria del Mes rimane condizionata ed è molto pericolosa per l’Italia. Pian piano se ne stanno convincendo tutti. Ricordo anche che l’Italia ha finanziato il Mes con 14 miliardi di capitale, quando fu istituito. Se nessuno lo usasse quei soldi potrebbero tornare nella disponibilità degli Stati.

In seguito a queste dichiarazioni, crede che anche il presidente Conte si potrebbe esporre maggiormente sul Fondo Salva Stati?
Lo ha già fatto a più riprese e lo ringrazio per questo. Nelle dichiarazioni più recenti ha spiegato con chiarezza che l’Italia si finanzia sui mercati a tassi molto convenienti senza bisogno di un prestito del Mes. Pensi che ad oggi sui titoli di Stato con scadenza inferiore a 5 anni paghiamo tassi negativi, cioè dovremo restituire meno di quello che stiamo ricevendo in prestito.

Sassoli ha anche parlato di cancellare i debiti accumulati dai governi durante l’emergenza Covid. Alla luce della seconda ondata e di nuove difficoltà economiche all’orizzonte, bisognerebbe tornare a discutere di Eurobond a Bruxelles?
Il tema della cancellazione del debito in pancia alla Bce è un cavallo di battaglia del MoVimento 5 Stelle e il fatto che se ne parli ai massimi livelli istituzionali europei rende giustizia alle nostre posizioni storiche. Finalmente ci si rende conto che è non solo fattibile ma anche auspicabile. Al di là degli Eurobond, ad essere fondamentale è l’azione della Banca centrale, la quale può annullare qualsiasi istinto speculativo dei mercati e garantire agli Stati politiche economiche espansive.

Il Patto di stabilità dovrebbe essere sospeso per tutta la durata dell’emergenza? Perché?
Per la semplice ragione che riattivandolo durante l’emergenza l’eurozona collasserebbe sotto il peso della crisi e della disoccupazione. Non conviene a nessuno. Pensate che i modelli economici alla base di quel Patto stimano una “disoccupazione naturale” in Italia superiore al 10%. Andiamo oltre: il Patto di Stabilità dovrà essere riformato radicalmente non appena questa pandemia verrà archiviata. Dovrà diventare uno strumento di crescita e sviluppo sostenibile, mentre ad oggi rimane il principale appiglio per un ritorno alle politiche di austerità.

Agli Stati Generali del M5S si è discusso di Recovery Fund? Cosa ci si aspetta su questo fronte e quali sono le priorità per il M5S?
Ovviamente sì, come di tanti altri temi concreti per l’Italia del futuro. Il Recovery Fund può essere uno strumento utile per rilanciare gli investimenti pubblici, che nel nostro Paese sono caduti ai minimi termini nell’ultimo decennio. Dobbiamo recuperare rapidamente la distanza che ci separa dalla media europea e andare anche oltre. Una nostra priorità, da finanziare anche con questi fondi, riguarda in primis la proroga del super-ecobonus 110% che si sta dimostrando un volano per l'economia.

Oggi in Europa si è parlato anche del veto posto da Ungheria e Polonia in merito al prossimo Quadro finanziario pluriennale (a cui è legato il Recovery Fund) e allo Stato di diritto. Come si colloca il Movimento rispetto a questo tema? Teme per i ritardi che potrebbero esserci nell'arrivo delle risorse europee?
Ungheria e Polonia, in rapporto al loro Pil, ricevono una montagna di fondi europei. Non penso che vogliano farne a meno bloccando a tempo indeterminato il Recovery Fund. In ogni caso l’attuale politica monetaria della Banca d'Italia ci garantisce ampi margini di manovra per rilanciare investimenti e spesa sociale anche per mezzo del deficit nazionale.