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Referendum sulla giustizia 2026

Quanti italiani sanno che c’è un referendum il 22 e 23 marzo e quanti voteranno Sì e No: il sondaggio

Al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo manca meno di un mese e ancora diversi elettori non sanno di cosa si tratta. Nelle ultime settimane, però, si è allargata molto la percentuale di cittadini che intende andare a votare. Allo stesso tempo, il No ha superato il Sì nei sondaggi. Ecco cosa aspettarci da qui al voto.
A cura di Luca Pons
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Il referendum sulla giustizia in programma il 22 e 23 marzo sarà più combattuto di quanto si prevedeva pochi mesi fa. I sondaggi mostrano da settimane che il voto referendario sulla riforma della giustizia è sempre più in bilico, con un confronto più serrato tra Sì e No. Allo stesso tempo si è allargata la consapevolezza del referendum: più della metà degli italiani dice di essere informata sui contenuti. Sono i risultati del nuovo sondaggio di Ixè sul voto.

Come detto, è in crescita il numero di persone che sanno di cosa si parla, quando si tratta del referendum sulla giustizia. Nella rilevazione di febbraio il 55,7% degli intervistati ha detto che non solo è a conoscenza del voto, ma che sa di cosa si tratta. C'è anche una parte della popolazione meno informata: il 31,3% ha sentito parlare del referendum, ma non conosce bene i contenuti della riforma su cui si andrà a votare.

Resta un 13% degli italiani che afferma di non aver sentito parlare del referendum. Certo, è più di uno su otto. Ma è interessante considerare che a novembre dello scorso anno questa percentuale era quasi il doppio: il 24%, circa una persona su quattro, non sapeva che ci fosse un referendum e tantomeno di quali temi trattasse.

Negli ultimi mesi, la campagna referendaria – specialmente quella del No – è servita a coinvolgere un numero sempre maggiore di persone. Il referendum è stato decisamente ‘politicizzato', cioè trasformato in uno scontro che va al di là della riforma e vede le opposizioni schierate (per la maggior parte) sul No, e la maggioranza sul Sì. E, per il momento, sono i sostenitori delle prime che sono più interessati ad andare alle urne.

Il sondaggio rileva infatti che al momento la propensione al voto complessiva è al 46%: questa è la percentuale di persone che afferma che molto probabilmente andrà alle urne. L'affluenza complessiva, quindi, potrebbe anche essere più alta.

La propensione al voto è molto più alta tra i sostenitori della sinistra e del centrosinistra: qui si attesta al 62-63%. Crolla invece tra chi dice di votare centrodestra: appena il 42%. Risale, al contrario, tra chi sostiene la destra: 54%. Come confermato dagli esperti a Fanpage.it, per il momento la campagna del Sì è riuscita ad attivare soprattutto gli elettori più ‘estremisti', mentre c'è meno interesse tra quelli più moderati.

La conferma la stima dei risultati. Secondo il sondaggio, se si votasse oggi, il No prenderebbe tra il 51,3% e il 54,3% dei voti. Il Sì, invece, si fermerebbe tra il 45,7% e il 48,7%. Un distacco di circa sei punti che comunque significa che la partita è tutt'altro che chiusa. Anche perché c'è ancora un 40% circa di elettori che dice di essere indeciso. Secondo molti analisti, più sale l'affluenza e più il Sì avrà possibilità di chiudere il distacco e vincere.

Il sondaggio sottolinea, in particolare, quanto sia stata spinta la rimonta del No da quando la campagna referendaria ha avuto il via. Basta pensare che a novembre 2025 la situazione era invertita: il Sì prendeva il 53% circa e il No si fermava sei punti più in basso, al 47%. A gennaio c'era un pareggio di fatto. Ora, a fine febbraio, il risultato è ribaltato. L'unica cosa che conta, però, è cosa succederà nelle prossime quattro settimane.

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