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Quando Meloni diceva che Trump non avrebbe annesso la Groenlandia e altri territori con la forza

La premier Meloni ha preso posizione insieme agli altri leader Ue in merito ai piani di Trump sulla Groenlandia. Appena un anno fa, durante la conferenza stampa di fine anno, Meloni però minimizzava le mire espansionistiche di Trump in quei territori e l’eventuale uso della forza, affermando che gli Usa non avrebbero tentato “di annettere con la forza dei territori che interessano”. Dichiarazioni che alla luce degli ultimi eventi sembrano invecchiate male.
A cura di Annalisa Cangemi
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Il blitz in Venezuela, il precipitare degli eventi con la cattura del presidente Maduro da parte degli Stati Uniti, l'accelerazione improvvisa di Trump sulla Groenlandia, con lo spettro agitato dall'amministrazione americana di un'invasione imminente, parzialmente corretta poi dal segretario di Stato Usa Marco Rubio secondo cui il piano americano sarebbe quello di acquistare l'isola dalla Danimarca, costringono il governo italiano a prendere posizione: che fare dunque davanti alle affermazioni bellicose di Trump?

La questione dell'acquisto della Groenlandia non è nuova, Trump l'aveva già affrontata durante il suo primo mandato. Ora però l'intenzione di trasformare il territorio in parte degli Stati Uniti sembra più tangibile che mai. Ieri sera la Casa Bianca ha dichiarato alla Reuters che Donald Trump e il suo team stanno valutando diverse opzioni per l'acquisizione della Groenlandia, sottolineando che l'utilizzo delle forze armate Usa per raggiungere questo scopo "sempre un'opzione".

La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha ribadito che il presidente degli Usa e il suo team "stanno valutando una serie di opzioni per perseguire questo importante obiettivo di politica estera e, naturalmente, l'utilizzo delle forze armate statunitensi è sempre un'opzione a disposizione del comandante in capo". Tutte le ipotesi restano in campo, il quadro è in evoluzione. Il consigliere per la sicurezza interna degli Stati Uniti Stephen Miller, uno dei più stretti collaboratori di Trump, lunedì in un'intervista televisiva non ha escluso un'invasione dell'isola. Anche se durante il briefing a porte chiude di Marco Rubio con i membri del Congresso Usa, secondo quanto ha scritto il ‘Wall Street Journal', sembra che il segretario di Stato per il momento abbia ridimensionato l'idea che gli Stati Uniti possano prendersi la Groenlandia con la forza. Come si pone davanti a tutto questo la premier Meloni?

Come sappiamo la presidente del Consiglio ha fatto praticamente un endorsement all’operazione americana in Venezuela, dimostrando in sostanza di avallare l'attacco a Caracas, schierandosi con il presidente Trump, giustificandolo per motivi di sicurezza. In un post su Facebook sabato 3 gennaio Meloni ha chiarito infatti che "il Governo reputa che l’azione militare esterna non sia la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari, ma considera al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico".

La nota congiunta dei leader Ue sulla Groenlandia, firmata anche da Meloni

Nel caso della Groenlandia, territorio strategico ricco di materie prime, Meloni ha scelto una strada differente, firmando ieri una nota congiunta insieme gli altri leader Ue, in particolare di Francia, Germania, Polonia, Spagna, Regno Unito e Danimarca. Questo il testo:

La sicurezza dell'Artico rimane una priorità fondamentale per l'Europa ed è fondamentale per la sicurezza internazionale e transatlantica. La Nato ha chiarito che la regione artica è una priorità e gli alleati europei stanno intensificando i loro sforzi. Noi e molti altri alleati abbiamo aumentato la nostra presenza, le nostre attività e i nostri investimenti per garantire la sicurezza dell'Artico e scoraggiare gli avversari. Il Regno di Danimarca, inclusa la Groenlandia, fa parte della Nato. La sicurezza nell'Artico deve quindi essere raggiunta collettivamente, in collaborazione con gli alleati della Nato, compresi gli Stati Uniti, sostenendo i principi della Carta delle Nazioni Unite, tra cui la sovranità, l'integrità territoriale e l'inviolabilità delle frontiere. Questi sono principi universali e non smetteremo di difenderli. Gli Stati Uniti sono un partner essenziale in questa impresa, in quanto alleati della Nato e attraverso l'accordo di difesa tra il Regno di Danimarca e gli Stati Uniti del 1951. La Groenalndia appartiene al suo popolo. Spetta alla Danimarca e alla Groenlandia, e solo a loro, decidere sulle questioni che li riguardano.

Cosa diceva un anno fa Meloni a proposito dei piani di Trump sulla Groenlandia

Non più tardi di un anno fa, durante la conferenza stampa di fine anno, la presidente del Consiglio minimizzava le mire espansionistiche di Trump. Ai giornalisti che le chiedevano di esprimersi sulla politiche della seconda presidenza Trump, che agli albori si preannunciavano già aggressive, visto che appena eletto il tycoon dichiarava di non poter escludere l’uso della forza per annettere Panama (il canale di Panama è di fondamentale importanza per il mercato statunitense) la Groenlandia, Meloni ostentava sicurezza, sottovalutando il problema.

Secondo la premier infatti quelle parole pronunciate dal presidente degli Stati Uniti rientravano "nel dibattito a distanza fra grandi potenze", e sarebbero state solo "un modo energico per dire gli Usa non rimarranno a guardare di fronte alla previsione che altri grandi player globali si muovono in zone di interesse strategico per gli Usa e, aggiungo, per l'Occidente".

Meloni insomma escludeva la possibilità che gli Stati Uniti avrebbero tentato "di annettere con la forza dei territori che interessano. Trump lo abbiamo già visto presidente degli Usa, ed è una persona che quando fa una cosa, la fa per una ragione". Non bisognava insomma prendere alla lettera quelle frasi, visto che si trattava solo di messaggi e avvertimenti lanciati dagli Usa alla Cina, visto il crescente protagonismo del paese asiatico nei confronti dei territori d'interesse degli Stati Uniti. Lette oggi, solo 12 mesi dopo, alla luce degli eventi degli ultimi giorni, quelle di Meloni appaiono come dichiarazioni invecchiate male.

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