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Opinioni

Quando gli scontri di piazza sono di destra, i violenti sono ”casi isolati” e nessun politico è complice

Ricordate l’assalto alla Cgil? Allora Meloni distinse la violenza dalle “proteste legittime” e Salvini espresse vicinanza “per i lavoratori che manifestano pacificamente”. Oggi invece la destra dopo gli scontri di Torino, parla di complicità, connivenze e coperture politiche.
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“Migliaia di manifestanti sono scesi in piazza per protestare legittimamente contro i provvedimenti del governo e di cui nessuno parlerà per colpa di delinquenti che usano ogni pretesto per mettere in atto violenze gravi e inaccettabili”. 

Indovinate chi ha detto questa frase.

No, non è il segretario dei verdi Angelo Bonelli che si difende dalle accuse di “complicità” con chi ha pestato un poliziotto, che Bruno Vespa gli ha rivolto nel suo programma pre serale su Rai Uno. E no, non è nemmeno qualche altro deputato di sinistra che si difende dall’accusa di aver fatto da “copertura politica” degli scontri di piazza a Torino di sabato scorso, parole e musica del ministro dell’interno Matteo Piantedosi.

No, a dire quelle parole è Giorgia Meloni. Sono parole del 9 ottobre del 2021, il giorno del famigerato assalto alla CGIL da parte dei militanti neofascisti di Forza Nuova. Meloni, allora, era leader dell’unico partito di opposizione al governo Draghi. L’unica, insieme a qualche esponente della Lega e al neonato movimento Italexit guidato – a volte i ricorsi storici – dal fuoriuscito leghista Gianluigi Paragone, ad accompagnarli più volte nelle piazze, oltre che a sostenere le loro istanze nei palazzi della politica.

Allora Meloni li difese a spada tratta, quei manifestanti che non ci stavano e che si opponevano pacificamente ai provvedimenti del governo. E con lei lo fece pure Matteo Salvini che mentre i neofascisti di Forza Nuova distruggevano la sede romana del sindacato guidato da Maurizio Landini, espresse vicinanza “a lavoratrici e lavoratori che difendono, pacificamente, i loro diritti e le loro libertà”.

Quasi dimenticavo: indovinate chi era il prefetto a Roma, quel 9 ottobre del 2021? Esatto, proprio Matteo Piantedosi, oggi ministro dell'interno. Ma allora, contro chi assaltava e faceva a pezzi la sede di un sindacato italiano non ci furono né manganellate sulla testa dei manifestanti, né lacrimogeni ad altezza uomo.

Segniamocelo, quindi: quando sono i neofascisti a seminare odio e violenza politica, colpendo i sindacati, gli altri manifestanti sono tutte brave persone, i politici che li hanno sostenuti sono vittime a loro volta della violenza di quei “delinquenti” e di complicità, connivenze, coperture politiche, tolleranza zero, decreti sicurezza e arresti preventivi neanche a parlarne.

Così è troppo facile, però. No?

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Francesco Cancellato è direttore responsabile del giornale online Fanpage.it e membro del board of directors dell'European Journalism Centre. Dal dicembre 2014 al settembre 2019 è stato direttore del quotidiano online Linkiesta.it. È autore di “Fattore G. Perché i tedeschi hanno ragione” (UBE, 2016), “Né sfruttati né bamboccioni. Risolvere la questione generazionale per salvare l’Italia” (Egea, 2018) e “Il Muro.15 storie dalla fine della guerra fredda” (Egea, 2019) e"Nel continente nero, la destra alla conquista dell'Europa" (Rizzoli, 2024). Il suo ultimo libro è "Il nemico dentro. Caso Paragon, spie e metodi da regime nell'Italia di Giorgia Meloni" (Rizzoli, 2025)
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