"Se necessario ci saranno altre ordinanze". Con queste parole che non lasciano spazio a interpretazioni il ministro della Salute Speranza ha preannunciato possibili ‘cambiamenti di fascia' per le Regioni considerate in questo momento particolarmente a rischio.

Oggi pomeriggio, alle 15, è stata convocata una riunione tra il Comitato tecnico scientifico e la cabina di regia: "Cerchiamo di far sì che vi siano dei passi in avanti rispetto alle soluzioni del lockdown generale di marzo. Attraverso 21 indicatori con dati precisi, attraverso la verifica, il Cts e la cabina di regia, individuiamo quali passaggi ci debbano essere per portare una regione in fascia gialla, arancione o rossa, perché all'interno le libertà individuali sono molto diverse. Queste soluzioni passano per dei dati che vanno controllati e verificati: oggi alle 15 ci sarà un momento di confronto con il Cts e da lì potremo capire quali Regioni passeranno o meno a una fascia diversa", ha detto a Start, su Sky TG24 il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D'Incà.

Non si attenderà quindi lo scadere dei 15 giorni previsti dall'ordinanza del ministero della Salute, con la quale il governo, in base ai 21 indicatori elaborati dagli esperti, ha deciso di collocare in zona rossa Lombardia, Piemonte, Valle d'Aosta e Calabria, in zona arancione Puglia e Sicilia, e in zona gialla, quindi nell'area di rischio più basso, tutte le altre.

Da oggi poi è entrata in vigore in tutti i Comuni dell’Alto Adige la nuova ordinanza numero 68 firmata ieri sera, domenica 8 novembre, dal presidente della Provincia, Arno Kompatscher: tutti i Comuni ora sono zona rossa. "La crescita dei contagi su tutto il territorio – spiega Kompatscher – aveva portato alla creazione di un numero eccessivo di Comuni-Cluster dove erano in vigore regole particolarmente stringenti. Non aveva più senso aggiungere quotidianamente nuovi paesi e città, ci sembra più ragionevole avere un provvedimento unico, valido per tutto l’Alto Adige. Crediamo che in questo modo vi possa essere maggiore chiarezza fra la popolazione sulle regole da seguire". L'Alto Adige ha così deciso di anticipare le mosse del governo, che potrebbe cambiare entro oggi la mappa dell'Italia, modificando il colore di alcune Regioni in senso più restrittivo, perché valutate a rischio massimo (quello contemplato dallo ‘scenario 4′, secondo il documento dell'Iss).

Perché il monitoraggio Iss arriverà in ritardo

I dati su cui si è basato l'esecutivo per stabilire l'attuale suddivisione della Penisola in tre fasce non comprendono però l'ultimo report dell'Istituto superiore di sanità e del ministero della Salute, quello relativo alla settimana che dal 26 ottobre al 1 novembre, che era atteso per venerdì, ma che è slittato a oggi. A partire dall'istituzione della cabina di regia, che risale al 4 maggio, alla fine del lockdown, gli esperti hanno raccolto i dati delle Regioni al massimo entro giovedì, per presentare i risultati del monitoraggio venerdì, o al più tardi sabato. Ma al punto stampa al ministero di giovedì scorso non sono stati forniti dati nuovi, perché, ha detto il presidente dell'Iss Silvio Brusaferro, alcune Regioni, soprattutto quelle a rischio più alto, "hanno un problema di stabilità" dei dati, per via delle difficoltà del reperimento degli stessi. Questa difficoltà è stata probabilmente causata dall'aumento dei casi nelle ultime settimane, che ha mandato in tilt il sistema. E tra i parametri fissati dal sistema di sorveglianza c'è proprio la capacità di monitoraggio e di fornire nei tempi prestabiliti dati certi e stabili. Con il nuovo monitoraggio dunque ci saranno aggiornamenti, e nuove Regioni potrebbero passare a un regime di ‘lockdown light'.

Le Regioni sotto osservazione

Al momento, stando agli ultimi dati a disposizione, l'indice Rt nazionale è all'1,7. Come sappiamo questo indicatore, che rientra nei famosi 21 parametri, misura la capacità di un soggetto infetto di infettare altre persone. Se è inferiore a 1 significa che l'epidemia è in regressione, se invece è superiore a 1, il virus si diffonde con velocità crescente. In mancanza dei dati aggiornati sull'indice Rt delle singole Regioni, fattore principale del sistema di sorveglianza, si possono però fare delle prime valutazioni.

Nella classificazione decisa giovedì la scelta di collocare alcune Regioni in area ‘gialla' aveva già fatto discutere. Sotto la lente è finita la Campania, che si prepara a un salto di fascia, dopo che ieri ha fatto registrare altri 4.600 casi. Il suo Rt, pari a 1,49 (quindi appena sotto la soglia 1,5, sopra la quale scatta il livello d'allarme con criticità per il sistema sanitario) è stato però considerato prossimo a una stabilizzazione. In Emilia-Romagna l'indice Rt è sopra l’1,5, quindi da zona gialla potrebbe passare anche in zona rossa: ieri la Regione ha fatto registrare un nuovo record di contagi, 2.360 nuovi casi in 24 ore, con un numero molto inferiore di tamponi.

Ma si guarda anche ad altre Regioni gialle, come il Veneto e la Toscana: ieri hanno fatto registrare rispettivamente 3.362 e 2.479 nuovi positivi. In Toscana in particolare su circa 12.500 ospiti delle oltre 300 Rsa, 1.103 risultano positivi al Covid, con vari livelli di sintomaticità e dunque di gravità, mentre tra gli operatori si registrano circa 100 casi. Per questo la Regione sta predisponendo un apposito piano per separare i contagiati dai negativi. Ma in queste due Regioni le criticità sono in parte bilanciate dalla disponibilità di posti letto, a partire da quelli in terapia intensiva. In Veneto per esempio la soglia di occupazione dei posti di terapia intensiva è al 19% secondo i dati Agenas, ben al di sotto del 34% raggiunto su base nazionale.

La Liguria, con 886 i nuovi casi di positività al coronavirus accertati ieri, potrebbe passare in fascia arancione, anche se il governatore Giovanni Toti ha detto che "non c'è un peggioramento della situazione" nella sua Regione. "Se diventeremo zona rossa? Bisognerà discuterne con il governo". Toti assicura che "tutti gli indicatori (nessuno escluso) sono considerati di qualità e 3 sopra il 90% (cioè di grande accuratezza)". Per quanto riguarda l'Rt, nella Regione l'indice si attesta all'1,38. Per la prima volta però in Liguria si sono superati i 1400 pazienti ospedalizzati a causa del Covid: di questi solo 81 sono in terapia intensiva.