Primo sì alla legge sugli stupri, il centrodestra aumenta le pene ma non vuole parlare di consenso

La commissione Giustizia ha adottato il testo base della proposta di legge sulla violenza sessuale. La riforma è sostanzialmente identica a quella presentata dalla presidente della commissione, la leghista Giulia Bongiorno, la settimana scorsa.
Nel testo, perciò, non si parla più di "consenso" come nella prima versione, che aveva avuto un via libera bipartisan alla Camera. L'unica modifica che la commissione ha fatto al testo è un leggero aumento di pena: da sette a tredici anni di carcere, invece che da sei a dodici. Ora potranno intervenire gli emendamenti di tutte le forze politiche, anche se il percorso sembra già in gran parte segnato dal testo votato oggi.
Polemica sul ddl Stupri, non si parla di consenso: nel testo base leggero aumento delle pene
La norma coincide in pratica con il testo scritto e depositato da Bongiorno. Rispetto alla prima versione sono spariti tutti i riferimenti al "consenso", con un cambiamento che secondo i giuristi esperti della materia renderà molto più difficile condannare chi violenta un'altra persona, obbligando le vittime a dimostrare che hanno detto "no" o che non avevano la possibilità di farlo. Il primo testo, invece, avrebbe concentrato il processo su una domanda diversa: il violentatore era sicuro che ci fosse il consenso?
Questa è l'impostazione presente in molti Paesi europei, e anche nella Convenzione di Istanbul del Consiglio d'Europa, che riguarda la violenza nei confronti delle donne. Il centrodestra invece ha scelto di mantenere la vecchia impostazione. Ha votato a favore la maggioranza, mentre tutte le opposizioni si sono schierate contro. È finita dodici a dieci, con il voto favorevole anche della stessa Bongiorno, presidente di commissione.
L'unico cambiamento riguarda le sanzioni. Nel Codice penale in vigore oggi, se un atto sessuale viene effettuato con "violenza o minaccia o mediante abuso di autorità", o approfittando di "condizioni di inferiorità fisica o psichica" della vittima, scatta una punizione da sei a dodici anni di carcere.
Nella proposta di Bongiorno presentata la settimana scorsa, la pena per questi casi rimaneva la stessa, mentre se ne aggiungeva un'altra, per i casi di violenza sessuale commessa senza queste condizioni (minaccia, violenza ecc.), da quattro a dieci anni. Il nuovo testo invece aumenta entrambe: per il reato ‘base' la punizione è da sei a dodici anni, mentre per i casi particolari di violenza, minaccia, abuso di potere e così via va da sette a tredici anni.
Braga (Pd): "Tradite le donne". Bongiorno: "Chi critica non ha letto la legge"
Naturalmente, dalla minoranza la contestazione non si è fermata dopo il voto. "Ancora una volta saranno le donne a dover dimostrare di aver subito violenza e ancora una volta possono non essere credute", ha attaccato la capogruppo del Pd Chiara Braga. Che ha anche ricordato: "C'era un patto tra la leader del maggior partito di opposizione, la segretaria del Pd Schlein, e la premier Meloni. Il patto è stato tradito per assecondare la peggiore cultura maschilista presente nella maggioranza, con la complicità proprio di due donne, Bongiorno e Meloni. Così sono state tradite ancora una volta tutte le donne".
La senatrice del Movimento 5 stelle Ada Lopreiato, in commissione, ha lamentato: "Eravamo quasi giunti a un testo condiviso e invece lei ha presentato un testo che stravolge tutto. Si è rimangiata quanto detto anche fuori dalla commissione circa l'importanza del concetto di consenso. Parlare oggi di un ‘dissenso ammorbidito' è dire tutt'altro".
Da parte sua, Bongiorno ha replicato: "Il patto era per mettere al centro di questa legge la volontà della donna, patto stra rispettato. Io ho notato una serie di critiche da parte di persone che non hanno letto o non hanno approfondito. Leggete e poi, per carità, valutate". E, nel merito: "È molto più facile accertare la contrarietà di una volontà piuttosto che accertare un consenso che molti hanno detto: ‘Come lo deve esprimere? Con un modulo?‘. Personalmente, io voglio mettere al centro la donna e non voglio che qualcuno pensi che noi a a tutti i costi ce ne infischiamo delle loro perplessità".