Ponte sullo Stretto, la debole difesa dell’ad Ciucci per superare i rilievi della Corte dei Conti

L'amministratore delegato della Società Stretto di Messina Pietro Ciucci ha ridefinito il cronoprogramma per la costruzione del Ponte sullo Stretto, dopo lo stop all'iter imposto dalla Corte dei Conti. "Entro l'estate prevediamo di poter avviare la fase realizzativa", ha detto, replicando all'onorevole di Avs Angelo Bonelli, che in diverse occasioni ha sottolineato le criticità legate alle normative europee su appalti e tutela ambientale.
L'ottimismo questa volta deriva da un'interpretazione che la Società fa della delibera dei magistrati contabili sul Ponte. Un primo aspetto riguarda la violazione delle norme europee sulla concorrenza, che in teoria obbligherebbero a indire una nuova gara se il costo di un'opera cresce del 50% rispetto alla gara iniziale. In questo caso sappiamo che l'opera che inizialmente valeva 3,9 miliardi di euro, oggi vale 13,5 miliardi.
Un secondo punto problematico, che l'ad Ciucci respinge totalmente, riguarda il fatto che la vecchia gara prevedeva che il costo fosse anche a carico dei privati. "Il cosiddetto project finance, previsto inizialmente – con il 40% di capitale sottoscritto principalmente dall’azionista Fintecna e il 60% da reperire sul mercato – riguardava unicamente la Società Stretto di Messina, senza coinvolgere il Contraente Eurolink", ovvero il consorzio di imprese a cui è stata affidata la progettazione esecutiva e la realizzazione del Ponte sullo Stretto guidato dal gruppo Webuild. "Quindi non c’è stata alcuna modifica delle condizioni di gara", ha precisato Ciucci.
Ma secondo diversi analisti le cose non stanno affatto così: sarebbe necessario procedere facendo un altro bando di gara. Chi ha ragione? Proviamo a mettere ordine.
Il nodo del bando di gara: perché secondo Ciucci non sarebbe necessario un nuovo bando di gara
Uno dei punti controversi è la natura della gara iniziale e il ricorso al project financing, su cui era impostato il bando di gara del 2004. Con questa procedura lo Stato mette una parte dei fondi, l'altra parte viene messa dal general contractor. Oggi invece come sappiamo l'opera è interamente a carico dello Stato.
Nel 2004 la Società concessionaria Stretto di Messina S.p.A, controllata dallo Stato, bandì la gara per l'affidamento al contraente generale della progettazione definitiva ed esecutiva e della costruzione dell'infrastruttura. L'impostazione finanziaria prevedeva:
- una concessione trentennale per gestire l'infrastruttura in toto al soggetto aggiudicatario;
- una combinazione di capitale privato, debito bancario e contributi pubblici;
- allocazione dei rischi (costruzione, gestione, traffico) in parte al concessionario e in parte al contraente
Il contraente generale (Impregilo) aveva l'obbligo di anticipare dal 10 al 20% del 60% di capitali da reperire sul mercato. Nel 2006 la gara fu aggiudicata dal consorzio guidato da Impregilo (oggi Wuibuild). Non si trattava di un appalto pubblico tradizionale ‘chiavi in mano' totalmente finanziato dallo Stato, ma di un progetto di Partenariato Pubblico-Privato (PPP) con struttura tipica del project financing.
Il parere dell'esperto
Secondo il professor Domenico Marino, docente di Politica economica ed Economia dell'innovazione all'Università Mediterranea di Reggio Calabria "Sul superamento del 50% dei costi, con calcoli complessi e considerando l'inflazione e l'aggiornamento dei prezzi, la Stretto di Messina potrebbe dimostrare che il limite non è stato superato. Anche se poi non è detto che la Corte dei Conti condivida questo lettura. Ma il punto fondamentale messo in evidenza dai magistrati contabili è la modifica del bando di gara del 2004, cioè il passaggio dal Partenariato Pubblico-Privato alla gara d'appalto pubblica. È cambiato l'oggetto del cambio di gara, e questo per le norme europee non è possibile. Nel bando del 2004 è scritto chiaramente che si trattava di un project financing. Stiamo parlando di fatti oggettivi, non di interpretazioni".
Quindi una società che all'epoca non aveva partecipato al bando, proprio per non correre rischi con un Partenariato Pubblico-Privato, oggi, a condizioni di base mutate, se ci fosse una nuova gara potrebbe essere spinta a partecipare, visto che i costi sono totalmente a carico dello Stato. E qui sta la violazione delle norme europee sulla concorrenza.