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Ponte sullo Stretto di Messina

Ponte sullo Stretto, la Corte dei Conti lancia l’allarme: “Il governo vuole aggirare i controlli”

Il governo Meloni sta lavorando a un nuovo decreto riguardante il Ponte sullo Stretto di Messina. L’associazione dei magistrati della Corte dei Conti ha espresso preoccupazione, perché il provvedimento permetterebbe di evitare controlli e proteggersi anche da future condanne. L’attacco di Salvini: “Incredibile contestare decreto che ancora non esiste”.
A cura di Luca Pons
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Con il nuovo decreto in arrivo sul Ponte sullo Stretto, il governo cercherà di "ottenere il visto di legittimità senza rimuovere le violazioni di legge già accertate", e anche di eliminare il "rischio di azioni della Procura" nel caso di danni erariali. A dirlo non è un partito dell'opposizione, ma l'Associazione magistrati della Corte dei Conti, che con un comunicato ufficiale ha criticato il provvedimento a cui il governo Meloni sta lavorando in queste settimane.

Le preoccupazioni della Corte dei Conti sul Ponte sullo Stretto

Non è un mistero che i rilievi fatti dalla Corte a ottobre dello scorso anno abbiano messo un freno significativo al progetto. I giudici hanno fatto emergere tutte le carenze, le irregolarità e le violazioni effettuate dal governo per accelerare i tempi. Per rispondere, l'unica alternativa sicura sarebbe ripartire da zero con una gara per assegnare i lavori – cosa che di fatto segnerebbe la fine del Ponte, rimandando il tutto di anni. Per questo, il governo sta studiando un intervento che permetta di aggirare il problema.

Non c'è ancora un testo ufficiale del decreto. Si conoscono solo le anticipazioni di stampa, fatte filtrare da ambienti della maggioranza. È insolito e particolarmente significativo, quindi, che l'associazione di magistrati abbia deciso di prendere posizione, esprimendo una "forte preoccupazione". Il provvedimento punterebbe a "sbloccare il progetto del Ponte sullo Stretto aggirando i rilievi di illegittimità già sollevati dalla Corte". Di fatto, "svuoterebbe di contenuti il controllo di legittimità della Corte dei conti, precludendo le necessarie verifiche sugli atti correlati e presupposti".

E non solo: si introdurrebbe anche "un ulteriore scudo per escludere la responsabilità per colpa grave anche in caso di danni alle finanze pubbliche". Insomma, da una parte il governo ignora le irregolarità segnalate finora ed evita ulteriori controlli; dall'altro, si tutela da future indagini su eventuali danni erariali, in caso di "condotte che si rivelassero dannose per gli interessi della collettività".

Bonelli: "Decreto serve per dare immunità a Salvini"

Proprio perché è insolito che l'associazione si esprima in modo così netto su un decreto non ancora varato, le reazioni sono state forti. Dall'opposizione il deputato del Pd Marco Simiani ha chiesto al governo di "chiarire i contenuti del decreto e rinunciare a scorciatoie che mettono a rischio controlli, legalità e risorse pubbliche".

Angelo Bonelli (Avs) ha attaccato con toni più duri: "Il decreto sulle grandi opere serve a garantire l'immunità a Salvini e a Ciucci di fronte ad atti che la Corte dei Conti ha già ritenuto illegittimi. Le preoccupazioni espresse oggi dall'Associazione dei magistrati della Corte dei conti certificano ciò che denunciamo da tempo: questo governo sta costruendo uno scudo per sottrarsi alle responsabilità".

Salvini: "Incredibile contestare decreto che ancora non c'è"

Da parte sua, il ministro dei Trasporti Matteo Salvini – che al progetto del Ponte ha legato la propria credibilità politica – si è lanciato in una contestazione: "È incredibile come qualcuno contesti contenuti di un decreto senza che il decreto ancora esista", ha dichiarato. "Devo portarlo in Consiglio dei ministri mercoledì, non c'è il testo definitivo. Vogliamo agire nel massimo della trasparenza e replicare ai rilievi della Corte dei Conti. Questo ci sarà nel decreto, e che i magistrati contestino ancora prima che ci sia mi fa venire il dubbio che qualcuno pregiudizialmente non voglia il Ponte".

Gli ha fatto eco il suo viceministro Edoardo Rixi, secondo cui la preoccupazione dei magistrati dimostra "ancora una volta la necessità di riformare un settore che troppo spesso appare politicizzato e orientato più al dibattito ideologico che alla valutazione tecnica dei provvedimenti". E ancora: "Serve maggiore senso di responsabilità da parte di chi è chiamato a svolgere funzioni di controllo, evitando di alimentare tensioni e incertezze che non giovano né alle istituzioni né al Paese".

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