Piantedosi chiede di tenere reclusi i migranti nei Cpr: la circolare in contrasto con la Costituzione

Mentre si aspetta l'approvazione del nuovo pacchetto Sicurezza del governo Meloni – con alcune misure che dovrebbero essere incluse in un decreto e dunque dovrebbero entrare in vigore da subito, come la stretta sull'uso del coltelli da parte dei minori, e altre che verranno emanate con un disegno di legge che sarà discusso in Parlamento – il 20 gennaio ministro dell'Interno Piantedosi ha inviato ai prefetti e ai questori una circolare interpretativa rispetto alla legislazione vigente, con cui chiede di favorire "con la massima determinazione" le espulsioni per i migranti violenti che minacciano "la sicurezza pubblica".
Cosa dice la circolare di Piantedosi sugli stranieri nei Cpr
Nel testo della comunicazione, di cui ha dato notizia per primo il Messaggero, si legge: "Alcuni recenti episodi di cronaca hanno posto all'attenzione la necessità di perseguire con la massima determinazione l'obiettivo – prioritario per la sicurezza pubblica – del rimpatrio degli stranieri irregolari presenti sul territorio nazionale che si siano evidenziati per comportamenti pericolosi".
L'allontanamento rapido dal nostro Paese viene raccomandato di fronte al "rischio che una possibile escalation dei comportamenti violenti culmini, come già accaduto, nella commissione di efferati delitti".
Viene inoltre sottolineato che gli irregolari in attesa di tornare nei Paesi di origine, devono restare all'interno dei Centri di permanenza e rimpatrio (Cpr). Quindi il Viminale aggiunge: "qualora singoli alloggi o addirittura, come pure è accaduto, interi settori dei Cpr siano resi inutilizzabili, si provveda a trasferire i migranti ivi trattenuti presso altri centri di trattenimento, escludendosi la possibilità di dimissioni dalla struttura con ordine di allontanamento del questore onde evitare che tale prospettiva possa incentivare comportamenti violenti". Quindi, nel caso in cui le strutture fossero danneggiate e non idonee a ospitare i migranti, bisogna spostare gli stranieri in altri centri di trattenimento.
Il Viminale chiede ai questori di investire più risorse all'accompagnamento degli stranieri all'interno dei Cpr, "a qualsiasi distanza essi si trovino". E invita poi i prefetti a provvedere alla manutenzione dei centri, in modo da avere a disposizione il maggior numero di posti possibile.
Altre criticità riguardano la presenza nelle strutture degli stranieri tossicodipendenti: il Viminale chiede ai prefetti di stipulare convenzioni con i SerD, affinché prendano in carico queste situazioni e impediscano che la tossicodipendenza comporti l'esclusione dell'idoneità alla vita di comunità ristretta.
Il ministro dell'Interno nella circolare richiama poi la direttiva del 19 maggio 2022, e in particolare l'articolo 3 comma 2 del testo firmato dall'allora ministra Lamorgese, che recita così:
Nei casi in cui lo straniero abbia fatto accesso al centro senza aver effettuato la visita di cui al comma 1 da parte di un medico della ASL o dell’azienda ospedaliera, la visita dovrà essere ripetuta entro 24 ore dall’ingresso nel CPR da parte del medico della ASL con cui la Prefettura sede del CPR ha stipulato apposito protocollo.
Per la piena applicazione di questa norma, che consente appunto la reclusione nei Cpr anche allo straniero che non sia stato sottoposto a una visita medica preventiva per l'accertamento dell'idoineità alla vita di comunità , la circolare invita a stipulare convenzioni con le Asl.
La Corte Costituzionale si era già espressa contro la detenzione nei Cpr
Il punto però è che i Cpr violano l'articolo 13 della Costituzione, che afferma: "La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge".
La Consulta si è già pronunciata il tal senso la scorsa estate, con la sentenza numero 96 del 3 luglio 2025, affermando che il trattenimento dei migranti nei Centri di permanenza per i rimpatri implica un "assoggettamento fisico all'altrui potere", che ricade sulla libertà personale del migrante. I giudici hanno bocciato la disciplina vigente sul trattenimento nei Cpr, perché viola la riserva di legge in materia di libertà personale, e hanno chiesto al Parlamento di intervenire, integrandola.
Secondo la Corte il legislatore dovrebbe introdurre "una normativa compiuta, la quale assicuri il rispetto dei diritti fondamentali e della dignità della persona trattenuta". Inoltre la sentenza sottolinea che la disciplina sui Cpr sarebbe "inidonea a definire, con sufficiente precisione, quali siano i ‘modi' della restrizione, ovvero quali siano i diritti delle persone trattenute nel periodo, che potrebbe anche essere non breve, in cui sono private della libertà personale, disciplina rimessa, quasi per intero, a norme regolamentari e a provvedimenti amministrativi discrezionali".
Perché con la circolare a prefetti e questori Piantedosi fa propaganda: l'emergenza immaginaria
Il Viminale come abbiamo visto nel documento fa riferimento a una "possibile escalation" di reati, e tira in ballo una non ben specificata "minaccia per l'ordine e la sicurezza pubblica" ma non fornisce i dati a sostegno di quest'allarme, che giustifichino la stretta e che motivino l'esigenza di disporre con urgenza il rimpatrio con accompagnamento alla frontiera degli stranieri irregolari. Il ministero sottolinea l'importanza di porre "in campo ogni sforzo organizzativo utile a darvi corso", ma non dice a quali "recenti episodi di cronaca" si riferisca, e perché li consideri numericamente rilevanti.
Filippo Miraglia, responsabile nazionale Immigrazione dell'Arci, considera la circolare "un capolavoro di propaganda e criminalizzazione degli stranieri".
"Il Ministro anziché dar seguito alle indicazioni contenute in quella importante sentenza fa l'esatto contrario. Introduce elementi di ulteriore discrezionalità e chiede un ricorso sempre maggiore alla detenzione amministrativa, come strumento di contenimento di persone pericolose socialmente, non sulla base di una sentenza ma sulla base di un giudizio del governo", commenta in un post su Facebook.
"Nella circolare Piantedosi sembra sostenere che prefetture e questure non stiano facendo abbastanza per fermare il "crimine dilagante" nel nostro Paese ad opera degli stranieri irregolari. Ovviamente non c’è alcuna evidenza di questo pericolo che é, dopo anni di propaganda, auto evidente. Non servono i dati di realtà. Anzi direi che sono quasi irritanti. Da un lato infatti il Ministro ci dice che c'è una riduzione dei crimini. Dall'altro, attraverso una circolare, lancia allarmi e chiede grande determinazione e dispendio di energie e risorse", osserva ancora Filippo Miraglia.
E in effetti, se si leggono i dati Istat relativi agli omicidi nel nostro Paese relativi al 2024, In Italia abbiamo tassi più bassi rispetto al resto d’Europa. L'Istat ci dice infatti che nel 2024 si è arrestata la ripresa degli omicidi successiva alla pandemia di Covid-19. Dopo due anni consecutivi di aumento, gli omicidi volontari consumati tornano a diminuire. In particolare, nel 2023, si sono registrati 334 casi, mentre nel 2024 le vittime sono scese a 327 (-2,1% rispetto al 2023 e + 6,2% rispetto al 2019 anno precedente la pandemia). Il nostro Paese resta comunque tra quelli storicamente a minor rischio nell’Unione europea, afferma ancora l'Istat.
La media Ue del tasso di omicidi per 100mila abitanti nell'anno 2023 (ultimo anno disponibile) è infatti di 0,91 omicidi per 100mila abitanti. L’Italia, tra i 26 Paesi che rendono disponibili i dati per questo anno, è quello che presenta la più bassa diffusione del fenomeno (0,57) insieme alla Slovenia, dopo Malta (le cui ridotte dimensioni demografiche rendono il dato molto instabile) e prima di Irlanda e Polonia (rispettivamente 0,64 e 0,72 omicidi per 100mila abitanti).
Al polo opposto si trovano stabilmente Paesi baltici, Lussemburgo e Francia, con tassi che vanno dal 2,62 della Lituania all’1,30 omicidi per 100mila abitanti della Francia. Insomma, quelli che abbiamo in Italia non sono numeri da emergenza.
"L’obiettivo è sempre lo stesso costruire il nemico, alzare i toni, dare l’allarme e poi mettere in campo strumenti che indichino un colpevole, sempre lo stesso. Drammatizzare anziché rassicurare", attacca Miraglia nel post.