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News sul salario minimo in Italia

Perché tanti parlamentari hanno tolto le firme dalla legge sul salario minimo

Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Riccardo Magi, Matteo Richetti e altri: tutti i rappresentati dell’opposizione hanno tolto la propria firma dalla proposta di legge sul salario minimo legale. Il motivo è che il centrodestra, con un emendamento, ha completamente cambiato il testo, cancellando anche la soglia minima di stipendio.
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A cura di Luca Pons
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Ieri sera alla Camera si è svolto un nuovo dibattito sul salario minimo legale: la proposta di legge delle opposizioni è tornata in Aula, a mesi dall'ultima volta. Tuttavia, i rappresentanti dei partiti di opposizione hanno tutti ritirato la propria firma dal testo: Elly Schlein per il Pd, Giuseppe Conte per il Movimento 5 stelle, e così anche Riccardo Magi (+Europa), Nicola Fratoianni (Alleanza Verdi-Sinistra), Matteo Richetti (Azione) e altri. Il motivo è che, nei lavori in commissione, il centrodestra ha completamente stravolto il testo della proposta: ha cancellato il limite minimo dei 9 euro lordi l'ora e ha reso il ddl una legge delega, cioè una norma che darebbe semplicemente delle indicazioni al governo sugli interventi da portare avanti nei prossimi mesi.

Così, la minoranza ha attaccato duramente e, con un gesto dal valore politico e simbolico, ha ritirato la propria firma dal testo: "Questa non è più la nostra proposta di legge, non nel nostro nome state tradendo le speranza e le attese dei lavoratori, non nel nostro nome state pugnalando alle spalle queste persone che non avete nemmeno il coraggio di guardare in faccia. Avete scelto definitivamente di mostrare all'Italia da che parte state, dalla parte degli sfruttatori", ha dichiarato in Aula la segretaria del Pd Elly Schlein.

Il percorso della proposta di legge, che verrà votata oggi, è stato combattuto fin dall'inizio. In estate il testo era arrivato una prima volta in Parlamento, ma il centrodestra aveva votato una sospensiva per rimandare il dibattito di qualche mese. Di fronte alla pressione delle opposizioni, Giorgia Meloni aveva assegnato la questione al Cnel (Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro), chiedendo un parere tecnico all'organo presieduto da Renato Brunetta nonostante questo fosse già stato convocato in audizione e avesse reso noto che non riteneva il salario minimo una soluzione corretta.

Dopo mesi di attesa, il ddl stava per tornare in Aula alla Camera, ma ancora una volta la maggioranza lo ha rimandato in commissione Lavoro. Qui l'esame del testo è ripreso, e stavolta il centrodestra è intervenuto in modo definitivo: con un emendamento ha completamente trasformato la proposta di legge. Non solo è sparito ogni riferimento a una soglia minima legale obbligatoria per gli stipendi (che era stata fissata a 9 euro lordi l'ora), ma la norma è diventata una legge delega. In pratica, si indicano dei paletti che il governo Meloni dovrà seguire nei prossimi sei mesi, con dei provvedimenti separati. Tutte le novità, quindi, vengono rimandate ai futuri decreti che l'esecutivo dovrà adottare.

Per questo motivo, tutti i partiti che avevano presentato la proposta originale hanno ritirato il proprio sostegno. Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 stelle, ha strappato il testo della legge in Aula dichiarando: "State facendo carta straccia del salario minimo legale. Questa battaglia è stata rallentata ma noi la vinceremo, perché il Paese è con noi".

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