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Perché il mercato unico europeo è più vicino che mai dopo il vertice Ue in Belgio voluto da Meloni e Merz

Al pre-vertice informale di ieri sulla competitività, che si è tenuto in Belgio su spinta dell’asse italo-tedesco, si sono fatti passi avanti concreti sul tema del mercato unico europeo. La sfida è ‘One Europe, one market’, con un’agenda tracciata da qui alla fine del 2027. Tullio Ambrosone, direttore del think tank ‘Single Market Lab’, spiega a Fanpage.it i punti principali del rapporto Letta, che sono stati recepiti dall’agenda Ue.
A cura di Annalisa Cangemi
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L'obiettivo è ‘One Europe, one market', con un'agenda tracciata da qui alla fine del 2027. Al pre-vertice informale sulla competitività, che si è tenuto ieri al castello belga di Alden-Biesen su proposta di Giorgia Meloni e Friedrich Merz, in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo, i leader di Francia, Austria, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Finlandia, Grecia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Svezia Ungheria (Spagna assente) hanno concordato di accelerare sul completamento del mercato unico europeo. Un tema ineludibile, se si considera il contesto geopolitico di quest'ultimo anno, con la minaccia dei dazi di Trump e la competizione tra Usa e Cina, soprattutto sul dominio tecnologico ed economico.

Hanno partecipato al meeting, oltre alla presidente del Consiglio Meloni, anche due ex premier italiani, Mario Draghi ed Enrico Letta, autori di due rapporti proprio sul dossier competitività europea che hanno dato un apporto alla discussione di ieri.

Si avanza sulla cooperazione rafforzata dell'UE: cosa significa

La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha annunciato che presenterà entro marzo una road map con delle proposte per affrontare il problema della scarsa competitività europea: se non ci saranno passi avanti sul dossier per tutti i 27, si passerà alle "cooperazioni rafforzate" tra i soli paesi membri interessati, per quanto riguarda l'Unione dei mercati dei capitali (ribattezzata "Unione dei risparmi e degli investimenti"). È la prima volta che la Commissione europea apre a questa ipotesi. E non è escluso che anche per altri dossier possa essere utilizzato questo approccio. Un cambiamento dettato dal fatto che il sistema decisionale europeo non è in grado al momento di dare risposte rapide.

E sempre entro marzo verrà presentato il cosiddetto "28esimo regime" giuridico per le imprese (che consentirà alle nuove società di registrarsi entro 48 ore online, per operare in tutta l'Ue). In pratica un quadro normativo per poter fare impresa in modo digitale.

"L'Unione dei mercati dei capitali sembra creare convergenza, ma quello che abbiamo deciso oggi è che di qui a giugno dovremo finalizzarne l'agenda. Se a giugno non avremo progetti concreti, prospettive e progressi concreti, decideremo attraverso una cooperazione rafforzata", ha precisato il presidente francese Macron.

"Abbiamo concordato di costruire un mercato unico, che deve esistere – ha detto von der Leyen – non solo con il 28esimo regime, ma anche con l'Unione del risparmio e degli investimenti, in modo da avere un mercato dei capitali profondo e liquido. E qui abbiamo concordato di voler concludere entro giugno la prima fase dell'Unione dei risparmi e degli investimenti, che includa – ha precisato – l'integrazione del mercato, la vigilanza" unica europea sui mercati dei capitali "e le cartolarizzazioni. Se non ci saranno progressi sufficienti entro quella data, prenderemo in considerazione l'introduzione di una cooperazione rafforzata" per andare avanti. Questo significa, ha ricordato la presidente della Commissione che "almeno nove Stati membri, se lo desiderano, potranno accelerare i tempi e decidere di essere più ambiziosi", ha spiegato.

Al vertice di ieri, ad accompagnare l'ex premier Enrico Letta c'era anche Tullio Ambrosone, direttore del think tank ‘Single Market Lab', che ha coordinato le attività di elaborazione del rapporto sul mercato unico ‘Much More Than a Market', commissionato dalle istituzioni europee all'ex presidente del Consiglio.

Il report di Letta verrà in larga parte recepito dell'Ue. Il documento poggia sostanzialmente su cinque priorità, per cercare di contrastare quella frammentazione dei mercati che è diventata "la nostra vulnerabilità sistemica", che mina sicurezza dell'economia europea e la competitività.

I cinque pilastri del report Letta per rilanciare la competitività

Per raggiungere un mercato unico, si parte da tre settori chiave: Servizi finanziari, Energia e Telecomunicazioni. Si parla quindi di Unione dei risparmi e degli investimenti; un mercato dell'energia davvero europeo, "con reti interconnesse, stoccaggi coordinati e acquisto comuni per ridurre i costi di famiglie e imprese"; connettività.

A questi punti si aggiungono quella che nel report Letta viene definita ‘la quinta libertà', cioè la libera circolazione dei fattori dell'innovazione, e quindi conoscenza, talenti, idee e dati. E infine il '28esimo regime', definita nel documento come "una corsia regolatoria europea opzionale che permette di operare su scala continentale", superando il labirinto normativo di 27 regimi diversi. Una via volontaria per la semplificazione, per chi vuole operare su scala europea.

Ambrosone (Single Market Lab) spiega il rapporto Letta: "Un piano per una nuova fase di integrazione europea"

Secondo Ambrosone quella di ieri è stata una giornata importante che segno un punto di svolta nel cammino verso il mercato unico europeo e verso una nuova fase di integrazione. Il problema è che ad oggi su alcuni settori strategici non esiste un mercato unico, ce ne sono 27.

"Fino ad ora in questa legislatura la leadership europea è stata concentrata sulla difesa, sulla geopolitica. Ieri è tornata a concentrarsi sul tema della competitività europea, che poi è la miglior risposta alle sfide di sicurezza e di difesa che abbiamo. Perché l'Europa è sostanzialmente, per costruzione e costituzione, una potenza economica, non è una potenza geopolitica. Ora i leader sono tornati a concentrarsi sull'agenda l'economia europea", ha spiegato Ambrosone a Fanpage.it.

"Quello che è emerso ieri è che la presidente della Commissione presenterà un piano con delle scadenze specifiche, un piano che toccherà tutti gli assi principali del mercato unico. Di fatto il messaggio di fondo del rapporto di Enrico Letta".

"Questo mercato europeo è stato costruito negli anni Novanta, in un mondo che era completamente diverso. Innanzitutto c'era la globalizzazione che cavalcava. Le economie europee erano le più grandi del mondo, Cina e India erano sì sulla mappa, ma rappresentavano poco meno del 5% dell'economia globale. Nel giro di 30 anni è cambiato tutto, oggi abbiamo uno scenario globale completamente diverso. Ci sono grandi attori attorno a noi: la Cina è diventata un colosso, e si inizia a parlate dell'acronimo BRICS, che prima non esisteva nemmeno. In questa trasformazione è successo che noi europei siamo diventati più piccoli. Prendiamo i singoli paesi europei, individualmente: se 30 anni fa erano considerati molto grandi, oggi le proiezioni per il futuro e la tendenza ci dicono che saranno sempre più piccoli. Quindi oggi la sfida è aggiornare questo mercato e completarlo in quei settori strategici che 30 anni fa non abbiamo integrato, che sono tre principalmente: mercato dei capitali, energia e connettività, telecomunicazioni. Su questi settori abbiamo una frammentazione enorme, e questo ci rende più piccoli e piccoli vuol dire vulnerabili".

Ai tre punti chiave, mercato dei capitali, energia e connettività, telecomunicazioni, si aggiungono altri due pilastri: "Il 28esimo regime, una sorta di meccanismo di semplificazione ex ante, per cercare di rendere effettivamente più semplice per le imprese muoversi nel mercato europeo. La critica principale che arriva oggi dal mondo industriale delle imprese all'Europa è proprio l'eccessiva regolamentazione", ha spiegato Ambrosone.

Il quinto pilastro è quello dell'innovazione, quello che nel rapporto Letta viene menzionato come "quinta libertà": "L'idea di fondo è che bisogna costruire un ecosistema. Per fare innovazione servono investimenti, quindi il mercato dei capitali; per innovare con l'intelligenza artificiale serve tanta energia e per essere competitivi serve energia a basso costo; però sono necessarie anche le basi, cioè la libera circolazione in Europa della conoscenza, che si traduce in talenti, skills, dati, ricerca. Su questo in realtà non esiste un mercato europeo, ma una somma di 27 mercati diversi. C'è troppa frammentazione e dispersione delle risorse", ha commentato Ambrosone.

In questo momento i 27 i leader europei sono in difficoltà, "perché è una fase complessa e ci sono sensibilità politiche geografiche diverse, dal tema della difesa a quello della politica industriale. C'è chi spinge più per strumenti europei, chi spinge più per strumenti nazionali. Lo sforzo che ha cercato di fare Letta, dopo due anni, è stato quello di mettere a terra un'agenda pratica che punti sul mercato unico. Un concetto che piace a tutti, che è il nostro fiore all'occhiello e può davvero attrarre i Paesi ad entrare nell'Unione Europea".

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