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Cosa sappiamo sul Long Covid, gli effetti a lungo termine del Coronavirus
5 Maggio 2022
06:00

Perché il Long Covid colpisce più le donne rispetto agli uomini

Le donne sembrano avere il doppio delle probabilità di sviluppare il Long Covid rispetto agli uomini. Hanno un rischio più alto, anche parecchi mesi dopo l’infezione, di avere sintomi come la ‘fatigue’, la dispnea o la perdita dei capelli.
A cura di Annalisa Cangemi
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Le donne sembrano essere più colpite dal Long Covid rispetto agli uomini. La questione è stata affrontata durante un webinar organizzato dall'Istituto Superiore di Sanità, dal titolo ‘Long-Covid: pronti a fronteggiare l'impatto presente e futuro della pandemia?'. Secondo Elena Ortona (Iss), membro del Consiglio direttivo del Centro Studi Nazionale su Salute e Medicina di Genere, i disturbi a lungo termine legati all'infezione da Covid rappresentano una nuova sfida per la medicina di genere, cioè quella che per l'Oms è lo studio dell'influenza delle differenze biologiche (definite dal sesso) e socio-economiche e culturali (definite dal genere) sullo stato di salute e di malattia di ogni persona.

In questi mesi diverse ricerche hanno messo in luce l'esistenza di differenze tra uomini e donne nel contesto della pandemia. I dati raccolti ci dicono che l'infezione da SARS-CoV-2 produce effetti diversi nei due sessi, in termini di severità e letalità (quasi il doppio negli uomini). E le cause sono riconducibili sia al sesso sia al genere.

Uno studio spagnolo, pubblicato dal ‘Journal of Clinical Medicine', ha preso in esame quasi 2mila pazienti, con un'età media di 61 anni (46,4% donne), che sono stati valutati circa 8 mesi dopo la dimissione dall'ospedale. Il 37% era completamente privo di qualsiasi sintomo di post-Covid, mentre 283, il 14,4%, presentavano 3 o più sintomi di post-Covid. Più nel dettaglio, su un totale di 1969 pazienti, 647 presentavano 3 o più sintomi di Long Covid, di cui 402 donne e 245 uomini; la cosiddetta ‘fatigue', cioè l'astenia, è stata riscontrata in 1206 casi, di cui 623 donne e 583 uomini; la dispnea (a riposo) è stata riscontrata 459 volte, 257 in donne, 202 in uomini; la dispnea (da sforzo) è stata trovata in 1054 soggetti, 548 donne e 506 uomini; sintomi dolorosi, come mal di testa, ancora una volta più diffusi nelle donne: su 887 soggetti che hanno lamentato questo disturbo, 461 erano donne e 426 uomini. Anche la perdita di capelli compare generalmente nelle donne: su 470 casi il sintomo è comparso in 341 donne e solo in 129 uomini. Anche i disturbi oculari provocati dal Long Covid sono più frequenti nelle donne, con 73 donne, su 116 casi, e solo 43 uomini. Notevoli differenze anche per i sintomi come depressione (su 373 casi ben 217 donne e 156 uomini) e disturbi del sonno (su 674 casi 383 donne e 291 uomini).

Perché le donne rischiano più degli uomini

Il Long Covid può colpire chiunque ma, spiega la dottoressa Elena Ortona, "le donne sembrano avere il doppio delle probabilità di sviluppare" il disturbo "rispetto agli uomini, ma solo fino a circa 60 anni, quando il livello di rischio diventa simile". E qui entrano in gioco gli estrogeni, cioè i principali ormoni sessuali femminili. Questi sono alcuni dei fattori potenzialmente responsabili del Long Covid: danno d'organo causato da un'eccessiva risposta immunitaria attivata dal virus; serbatoi preesistenti di SARS-CoV-2 in alcuni tessuti; riattivazione di agenti patogeni a causa di disregolazione immunitaria; reazioni autoimmuni. Gli estrogeni sembrano avere un ruolo nell'attivazione del sistema immunitario e nell'instaurarsi di reazioni autoimmuni. In sostanza aumentano la produzione di autoanticorpi, che poi contribuiscono a provocare manifestazioni cliniche del Long Covid. E questo è un aspetto che dovrà essere ulteriormente indagato.

Un elemento da tenere presente è che la risposta immunitaria innata e acquisita è più potente nelle donne rispetto agli uomini. Ma come ha spiegato l'esperta questa è un'arma a doppio taglio, perché rende le donne più resistenti alle infezioni ma più esposte alle malattie infiammatorie e autoimmuni. E ancora una volta evidenze scientifiche mostrano come esistano differenze di sesso nella prevalenza e specificità antigenica dei autoanticorpi prodotti in seguito a un'infezione da Covid: "Le donne mostrano un maggiore livello di autoanticorpi degli uomini anche dopo un'infezione asintomatica, mentre gli uomini più autoanticorpi dopo malattia sintomatica", ha precisato la dottoressa.

Durante un'infezione da SARS-Cov-2 quindi non vengono soltanto attivate risposte immunitarie protettive, ma c'è il rischio che si inneschino risposte immunopatogenetiche incontrollate. "I pazienti Covid-19 mostrano un drammatico aumento di autoanticorpi", ha spiegato ancora Ortona, "che possono essere coinvolti nelle manifestazioni cliniche di Covid-19 e del Long Covid".

Più del 50% dei pazienti con sintomi due mesi dopo l'infezione

Secondo i dati raccolti durante la prima ondata 2020 della pandemia, presentati al webinar dal dottor Matteo Tosato dell'IRCSS Policlinico ‘Gemelli' di Roma – una delle prime strutture a offrire un servizio multidisciplinare di day hospital per Long Covid – su un campione di circa 150 pazienti a due mesi dal virus "solo il 12% diceva di essere tornato come prima della patologia e più del 50% sosteneva di avere 3 o più sintomi. Vedevamo il fenomeno della persistenza dei sintomi dopo Covid acuto – ha spiegato Tosato – che ancora non aveva il nome di Long Covid".

Al webinar è intervenuto anche il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro: "Credo che sia molto importante il progetto sul Long Covid che come Istituto Superiore di Sanità coordiniamo, è una frontiera nuova da conoscere, esplorare e credo che sia una sfida importante. Siamo di fronte a uno scenario che evolve e c'è grande attesa da parte della comunità scientifica e nazionale e dobbiamo metterci in assetto come Servizio sanitario nazionale per poter dare una risposta a questo tipo di domande".

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