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Coronavirus
19 Giugno 2021
09:30

Perché il Cts ha dato l’ok al richiamo con AstraZeneca per under 60: il parere degli esperti

Nel parere diffuso dal Cts gli esperti specificano che se un soggetto under 60, dopo aver ricevuto la prima dose di vaccino AstraZeneca rifiuta il crossing a vaccino a mRNA, “nell’ambito delle indicazioni che provengono dalle autorità sanitarie del Paese e dopo acquisizione di adeguato consenso informato”, bisogna garantire “l’autonomia nelle scelte che riguardano la salute dell’individuo”.
A cura di Annalisa Cangemi
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Il Comitato tecnico scientifico ha emanato un nuovo parere sull'uso vaccini anti Covid AstraZeneca e Johnson&Johnson. Il parere è stato divulgato insieme alla circolare del ministero della Salute, che ha stabilito che il siero di Oxford può essere somministrato anche agli under 60, nel caso in cui il cittadino appartenente a questa fascia d'età abbia ricevuto la prima dose con AstraZeneca e non intenda completare l'immunizzazione con il mix vaccinale, cioè con l'inoculazione di un vaccino a mRna, come Pfizer o Moderna.

"Il CTS – recita il parere allegato alla circolare ministeriale – confermando preliminarmente le valutazioni formulate nella seduta dello scorso 11 giugno, fondate sul rapporto benefici/potenziali rischi di trombosi in sedi inusuali associati a trombocitopenia (Vitt), nel contesto di diversi scenari di circolazione virale, condivide all'unanimità" diverse considerazioni. "In ottemperanza a un principio di massima cautela ispirato a prevenire l'insorgenza di fenomeni Vitt in soggetti a rischio basso di sviluppare patologia Covid-19 grave e a un principio di equità che richiede di assicurare a tutti i soggetti pari condizioni nel bilanciamento benefici/rischi", innanzitutto "conferma la raccomandazione, già espressa in data 11 giugno, all'utilizzo di un vaccino a mRna nei soggetti di età inferiore ai 60 anni". 

Ma nei casi un cui "un soggetto di età compresa tra i 18 e 59 anni, dopo aver ricevuto la prima dose di vaccino Vaxzevria, pur a fronte di documentata e accurata informazione fornita dal medico vaccinatore o dagli operatori del Centro vaccinale, sui rischi di Vitt, rifiuti senza possibilità di convincimento, il crossing a vaccino a mRNA, il CTS ritiene che, nell'ambito delle indicazioni che provengono dalle autorità sanitarie del Paese e dopo acquisizione di adeguato consenso informato, debba essere garantita l'autonomia nelle scelte che riguardano la salute dell'individuo".

E ancora: "Come ulteriore considerazione, si sottolinea che, in questa circostanza, vi è da considerare anche il beneficio derivante dall'annullamento del rischio connesso alla parziale protezione conferita dalla somministrazione di una singola dose di Vaxzevria".

Casi di Vitt rari dopo la seconda dose di AZ

Secondo il Cts "I fenomeni tromboembolici sono meno frequentemente osservati dopo somministrazione della seconda dose (secondo stime provenienti dal Regno Unito sono pari a 1,3 casi per milione, valore che corrisponde a meno di 1/10 dei già rari fenomeni osservati dopo la prima dose)".

"Secondo quanto riferito dal direttore generale di Aifa, a oggi, in Italia, non sono stati registrati – spiega il Cts – casi di Vitt dopo la seconda somministrazione di Vaxzevria". 

"Sulla base delle evidenze disponibili, la protezione conferita da una singola dose (priming) di vaccino Vaxzevria è parziale, venendo assai significativamente incrementata dalla somministrazione di una seconda dose (booster). I rischi connessi alla parziale protezione possono assumere ulteriore pericolosità in contesti epidemiologici caratterizzati da elevata circolazione di varianti quali la variante Delta". 

Il Cts inoltre ricorda che "il vaccino Vaxzevria è approvato dalle agenzie regolatorie europea e italiana (Ema e Aifa) per i soggetti al di sopra dei 18 anni".

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