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Perché è stato indetto un Consiglio Europeo straordinario il 22 gennaio: i nodi sulla crisi Usa-Ue

Al Consiglio europeo straordinario di domani, i leader Ue cercheranno una risposta unitaria alle minacce di Trump sulla Groenlandia. Tra i possibili strumenti attivabili da Bruxelles, oltre al cosiddetto “bazooka”, c’è la “capacità di dispiegamento rapido”, un’unità militare, costituita da massimo 5mila soldati, per rispondere a crisi al di fuori dei confini Ue.
A cura di Gabriele Nunziati
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Con il Consiglio europeo straordinario indetto per domani, i leader dell’Ue cercano una coesione che faticano a trovare, persino sulla questione Groenlandia.L’Unione europea appare da sempre debole e divisa nello scacchiere internazionale, incapace di essere una forza geopolitica in grado di incidere sulle decisioni che definiscono l’ordine globale. Sulla Groenlandia, però, non se lo può permettere.

Da quando il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è tornato alla carica con le sue rivendicazioni nei confronti dell’isola artica, i vertici delle istituzioni europee e i capi di Stato e di governo hanno cercato di mostrarsi uniti, sottolineando l’inviolabilità della sovranità territoriale della Danimarca e della Groenlandia. Tuttavia, le dichiarazioni congiunte o i riferimenti al diritto internazionale sono fini a sé stessi.

Trump si approccia alla politica da imprenditore: individua l’oggetto dei desideri, alza i toni, alza la posta e, alla fine, ottiene dalla controparte impaurita da tale postura aggressiva ciò che vuole. L’atteggiamento di Trump nei riguardi della Groenlandia sta seguendo lo stesso schema. Per ora questa strategia ha funzionato. Lo si è visto con l’imposizione ai Paesi della Nato di innalzare la spesa militare al 5% del Pil e con l’accordo commerciale tra Ue e Usa.

L’Unione europea, da parte sua, invece, ha sempre evitato lo scontro frontale, continuando ad usare parole conciliatorie anche di fronte alle pesanti accuse e agli scherni di Donald Trump.  E di fatto, sulla Groenlandia, l’Ue sta pagando della miopia avuta nelle relazioni con la controparte statunitense. I leader politici hanno agito nella convinzione che, così facendo, lo avrebbero tenuto buono e dalla loro parte. Trump, al contrario, sembra aver così capito di poter alzare l’asticella, arrivando a minacciare esplicitamente di annettere con la forza un territorio appartenente alla Danimarca, Paese alleato e membro della Nato.

Come può rispondere l'Ue alle minacce di Trump

Al Consiglio europeo di domani, i leader cercheranno di trovare una risposta unitaria e convincente per evitare che la divisione e l’attestazione di debolezza rinvigoriscano gli intenti di Trump. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha assicurato dal Forum economico mondiale di Davos che la reazione dell’Ue sarà “risoluta, unita e proporzionata”, ma la sua mano è rimasta tesa verso gli Stati Uniti. Nello stesso discorso, ha dichiarato che gli Usa sono “non solo nostri alleati, ma anche nostri amici”.

L’Unione europea dispone ora di due strumenti utilizzabili per rispondere a Trump: il cosiddetto “bazooka” e la Capacità di dispiegamento rapido (Eu Rapid Deployment Capacity – Rdc). Quest’ultima è un’unità militare, costituita da massimo 5 mila soldati, che l’Ue può dispiegare velocemente per rispondere a crisi al di fuori dei suoi confini. Il Bazooka è, in termini tecnici, lo strumento anti-coercizione. Si tratta di un mezzo con cui Bruxelles può imporre misure, come limitazioni commerciali e restrizioni per investimenti e finanziamenti, a un Paese terzo che cerca di esercitare pressioni sull'Unione o su uno Stato membro affinché compia una determinata scelta. Ed è proprio questo strumento il più discusso, al momento, tra i leader europei.

La linea più dura è perseguita dal presidente francese, Emmanuel Macron.“Lo strumento anti-coercizione economica rappresenta uno strumento potente e l'Europa non dovrebbe esitare a usarlo”, ha affermato Macron a Davos. Anche la Germania sembra essersi allineata con Parigi sulla necessità di valutare l’uso del “bazooka”. Non è della stessa idea, il ministro delle Finanze lituano, Kristupas Vaitiekūnas, che ha chiesto che venga usato qualunque strumento “che sia di portata più limitata o rappresenti una versione meno incisiva tra i meccanismi disponibili”. Della stessa idea anche il suo omologo irlandese. Nelle prossime ore queste diverse sensibilità sulla questione dovranno trovare una sintesi comune.

Questo obiettivo potrebbe essere reso più complesso dalle recenti dichiarazioni di Trump. Dal palco del Forum economico mondiale, il presidente statunitense ha spazzato via la possibilità di utilizzare la forza per prendersi la Groenlandia, pur rimarcando le sue rivendicazioni territoriali. Ha infatti ribadito la necessità di possedere l’isola per la realizzazione del “Golden Dome” (Cupola d’oro), uno scudo missilistico basato su una tecnologia spaziale.

"Le nazioni che si oppongono alla nostra sicurezza artica e che mandano i loro militari a sfidarci, devono sapere che i loro prodotti non troveranno più spazio nei nostri scaffali senza pagare un prezzo altissimo", ha avvertito Trump, facendo riferimento agli otto Paesi europei che hanno inviato piccoli contingenti in Groenlandia (uno di questi era la Germania, che però ha ritirato le proprie truppe due giorni dopo averle dispiegate). Nonostante i toni siano rimasti estremamente duri, l’esclusione dell’uso della forza potrebbe andare a rafforzare la convinzione di quegli Stati membri che sostengono la via più diplomatica nell’affrontare gli Stati Uniti. Quello che conta è che domani, alla fine della giornata, i leader europei abbiano individuato una strada da percorrere che dimostri, per una volta, unità e concretezza d’azione.

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