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Pensioni, chi rischia di restare senza assegno per mesi dal 2027: l’allarme della Cgil per 55mila esodati

Il sindacato ha calcolato che, con l’aumento dei requisiti per la pensione, dal 2027 circa 55mila persone rischiano di restare senza assegno per un periodo da uno a quattro mesi. Si tratta di chi ha usato strumenti come l’isopensione, i contratti di espansione e i fondi di solidarietà. Pd, M5s e Avs chiedono al governo, con una mozione, di cancellare gli aumenti previsti in manovra.
A cura di Luca Pons
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Ci sono circa 55mila lavoratrici e lavoratori che, sulla base dei nuovi aumenti dell'età pensionabile decisi dal governo Meloni e delle stime fatte dalla Ragioneria generale dello Stato, rischiano di diventare ‘esodati': ovvero, rimanere senza lavoro e senza pensione per un certo periodo.

A calcolarlo è stata la Cgil, in un'analisi dell'Osservatorio previdenza. Il rischio scatterà nel 2027, quando i requisiti per l'assegno pensionistico saliranno di un mese; poi cresceranno di altri due mesi nel 2028, e forse (stando a quanto ha previsto la Rgs, ma non ancora confermato dal governo) altri tre mesi nel 2029.

Aumento dell'età pensionabile dal 2027, perché c'è il rischio di nuovi esodati

Il problema è che questi aumenti dell'età pensionabile non erano previsti, fino alla fine dello scorso anno.

Ci sono delle misure – in particolare l'isopensione, i contratti di espansione e i fondi di solidarietà – che permettono di lasciare il lavoro in anticipo ed essere ‘accompagnati' alla pensione. Ma chi ha approfittato di queste misure negli ultimi anni ha seguito le normative che erano in vigore in quel momento. Normative che, ha sottolineato la Cgil, prevedevano un solo aumento dell'età pensionabile: di due mesi, nel 2029.

I lavoratori che hanno fatto un accordo con i vecchi requisiti, per esempio, potrebbero avere diritto a ottenere l'accompagnamento alla pensione fino a quando compiono 67 anni di età, ovvero la soglia prevista oggi; ma nel 2027 bisognerà avere 67 anni e un mese, nel 2028 saranno 67 anni e tre mesi.

In quel periodo extra di qualche mese, i dipendenti saranno ‘esodati' – un termine molto usato quando entrò in vigore la riforma Fornero, tra 2011 e 2012, anche se in quel caso si parlava di periodi molto più lunghi senza sostegni.

Chi sono gli esodati che rischiano mesi senza pensione

La Cgil ha stimato una platea complessiva di circa 55mila persone, divise così:

  • circa 23mila persone che hanno scelto di usare l'isopensione, tra il 2020 e 2025, sfruttando il massimo anticipo possibile di sette anni;
  • circa 4mila persone che, tra il 2022 e il 2023, hanno aderito a un contratto di espansione – pensato per le aziende in difficoltà e cancellato nel 2024 – con l'anticipo massimo di cinque anni;
  • circa 28mila persone che hanno aderito ai fondi di solidarietà bilaterali dal 2022 al 2025 programmando di utilizzarli per il periodo massimo previsto di cinque anni.

Queste tre misure hanno un aspetto in comune: il lavoratore o la lavoratrice accetta di lasciare l'impiego in anticipo, e inizia a ricevere un'altra forma di sostegno fino a quando non matura i requisiti per la pensione.

Ma se poi quei requisiti si spostano in avanti, "il rischio concreto è quello di un periodo di scopertura, con la possibilità di trovarsi senza reddito e senza copertura contributiva, nonostante un’uscita dal lavoro pianificata e concordata nel pieno rispetto delle regole vigenti al momento della sottoscrizione degli accordi", ha sottolineato la Cgil.

Nel 2027, la pensione arriverà un mese più tardi del previsto. Nel 2028, tre mesi più tardi del previsto. Nel 2029-2030, quattro mesi più tardi del previsto, dato che era preventivato un aumento di due mesi e invece potrebbero essere sei.

La mozione di Pd-M5s-Avs: "Il governo blocchi l'aumento dell'età pensionabile"

Proprio sul tema delle pensioni ha deciso di insistere l'opposizione. In particolare, la capogruppo del Pd alla Camera Chiara Braga ha lanciato una mozione in cui si chiede al governo di "rivedere, sin dal primo provvedimento utile, la decisione di incrementare i requisiti anagrafici per l'accesso alla pensione e ad eliminarne il meccanismo di revisione periodica".

Alla proposta hanno aderito anche Alleanza Verdi-Sinistra e Movimento 5 stelle. Ora la mozione è in discussione alla Camera, e dovrà essere votata. C'è da capire come deciderà di schierarsi il centrodestra su un punto così delicato, anche per il suo elettorato.

Nel testo della mozione, i firmatari dicono che il tema delle pensioni è stato "grande inganno elettorale del governo delle destre", dalla promessa di cancellare la legge Fornero in poi. "Le uniche misure che sono state adottate strutturalmente sono consistite nella sostanziale riduzione o, addirittura, cancellazione di ogni forma di flessibilità di uscita pensionistica".

In particolare, si sostiene che l'aumento dell'età pensionabile è un meccanismo che ha sempre meno senso, dato che in Italia tutti coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1995 andranno in pensione con il sistema contributivo: ovvero con un assegno calcolato sui contributi versati, invece che sulle ultime retribuzioni ottenute.

Tra le richieste quindi c'è quella di bloccare l'incremento dei requisiti per la pensione. Ma anche di "rendere strutturale canali di uscita anticipata, in primo luogo per lavoratrici e lavoratori in condizione di maggiore difficoltà", e di creare una "pensione di garanzia per i giovani". In più, il Pd ha inserito diverse rivendicazioni sulle condizioni di lavoro, tra cui si legge la proposta di "iniziative normative sul salario minimo".

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