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24 Giugno 2022
16:47

Patuanelli a Fanpage: “Di Maio lavorava a scissione dal Quirinale, italiani giudicheranno se coerente”

Il ministro Patuanelli racconta ai microfoni di Fanpage di essere rimasto male per la scelta fatta da Di Maio. Quanto all’alleanza progressisita distingue tra Renzi e Calenda e sulla siccità non esclude razionamenti dell’acqua nelle grandi città.
A cura di Giacomo Andreoli
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"Di Maio aveva un sorriso, una soddisfazione, quasi un ghigno mentre diceva che il Movimento 5 stelle non è più la prima forza politica in Parlamento. Di quella cosa lì ci sono rimasto male, poi sono convinto che crea problemi al governo chi si scinde, non noi". Il ministro dell'Agricoltura e capodelegazione grillino al governo, Stefano Patuanelli, commenta così ai microfoni di Fanpage.it l'uscita del collega Luigi Di Maio dal M5S. Il ministro, poi, invita il leader Giuseppe Conte ad andare avanti e a ragionare con Calenda all'interno dell'alleanza progressista con il PD. Quanto all'emergenza siccità, invece, non esclude possibili razionamenti dell'acqua anche nelle grandi città.

La siccità è una situazione drammatica non solo al Nord, ma anche nel resto d'Italia. Proclamerete lo stato di emergenza e ci sarà una cabina di regia con la Protezione civile?

Lo stato d'emergenza è chiesto dalle Regioni, che danno un quadro della situazione complessiva e chiedono l'intervento della Protezione civile. Quest'ultima sta interloquendo con le Regioni in modo costruttivo, per creare le condizioni affinché ci sia un ordinato approdo allo stato di emergenza, che deve essere decretato nei tempi più rapidi possibili, ma con la consapevolezza che non risolve il problema: si risolve esclusivamente se ricomincia a piovere. La cosa importante, in ogni caso, è creare un coordinamento tra le Regioni e una strategia per dare l'acqua a chi ne ha bisogno: prima di tutto per l'uso civile e immediatamente dopo per allevamenti e agricoltura. Il nostro piano si basa su un doppio binario tecnico: da una parte lo stato di emergenza con l'intervento della protezione civile e ad esempio autobotti piene d'acqua che viaggiano tra le Regioni e vanno dove c'è più bisogno, dall'altra parte lo stato di calamità che permette risarcimenti all'azienda tramite il Fondo di solidarietà nazionale. Su quest'ultimo punto stiamo interloquendo con il ministero dell'Economia per aumentare le risorse a disposizione.

In questa estate torrida ci sono razionamenti dell'acqua in decine di piccoli comuni. Ce li dobbiamo aspettare anche nelle grandi città?

Fare previsioni ora è oggettivamente complicato: è evidente che c'è una situazione drammatica in molte parti del Paese. Le aree cosiddette "rosse", dove c'è una diminuzione del livello dei fiumi e dei laghi e dove manca l'acqua sono sempre di più. Ci aspettiamo che quasi tutto il Paese entri in zona rossa nel corso delle prossime settimane. Quindi non deve stupirci la preoccupazione sul fatto che anche nei centri abitati di più grande dimensione ci possa essere un intervento. Per eventuali orari le decisioni verranno prese da un tavolo di coordinamento tra Protezione civile e presidenti delle Regioni.

L’Unione europea ha aperto a cambiamenti sul Pnrr, si possono investire più soldi in agricoltura, molto in difficoltà oggi? 

Il Pnrr tocca gli elementi centrali della transizione ecologica del modello agricolo. Tra le varie cose c'è anche la meccanizzazione e l'ammodernamento delle aziende che potranno investire anche in agricoltura di precisione e acquistare quegli strumenti che fanno consumare meno acqua. Nel momento in cui si dovesse aprire una qualsiasi finestra a modifica del Pnrr noi siamo prontissimi a ritarare le misure per incidere ancora più profondamente su temi importanti come l'uso della risorsa idrica, ma non solo. Dobbiamo però contestualmente insistere con l'Europa sul fatto che questo non è il momento di mettere paletti, ad esempio sulla produzione di elettricità dal fotovoltaico. Ci viene imposta una produzione con pannelli solari pari al consumo elettrico delle aziende agricole, che però per lo più non sono energivore.

Sulla crisi alimentare che tempi può avere l’operazione Onu chiesta da Draghi per sminare i porti ucraini e liberare il grano? 

Draghi ha centrato il punto: serve un approccio comune per sbloccare la situazione dei porti che consenta il trasporto delle materie prime ferme in Ucraina, a partire dal grano. I tempi non potranno essere rapidissimi perché deve intervenire l'Onu, ma ci deve anche essere la volontà da parte di Kiev e Mosca a farlo. Siamo in uno scenario di guerra e quindi non è un obiettivo facilissimo da raggiungere, ma è l'unico modo che abbiamo per consentire all'Ucraina di esportare materie prime che servono prevalentemente a Paesi dell'Africa del Nord. Più di chiunque altro loro hanno bisogno di derrate alimentari a un prezzo accessibile.

L’industria italiana della farina è in crisi. Ci saranno ristori ad hoc? 

C'è tutta una parte di economia del nostro Paese che sta pagando il prezzo dell'aumento dei fattori della produzione, che peraltro sono parzialmente legati al conflitto, perché i costi di energia e commodities agricole sono iniziati a salire lo scorso anno. Il prezzo del grano era lievitato a settembre, quindi ci sono fenomeni speculativi in atto che vanno gestiti al livello internazionale. Non possiamo però limitare gli interventi a quello che abbiamo fatto fino ad ora rispetto al taglio delle bollette e al credito d'imposta. Serve un piano europeo, sulla scorta del Next Generation Eu, servono tranche di debito comune e serve un Energy Recovery Fund, perché altrimenti gli Stati membri da soli non ce la fanno.

Le è dispiaciuto, anche umanamente, per la scelta di Luigi Di Maio di abbandonare il Movimento 5 stelle? 

Io credo che si debba scindere la parte politica da quella dei rapporti personali. La politica unisce e divide, i rapporti umani non credo debbano essere incisi. Sono rimasto male di una cosa sola: del sorriso, della soddisfazione, quasi del ghigno che Luigi aveva quando in conferenza stampa ha detto che il M5S non sarebbe più stata la prima forza politica in Parlamento. Dimentica che è lì grazie a questa forza politica: è entrato in Parlamento, ha fatto il vicepresidente della Camera e poi è stato vicepresidente del Consiglio, ministro del Lavoro, dello Sviluppo economico e degli Esteri per il Movimento 5 stelle. Quello è il momento più grande di odio che ho visto in questi giorni, verso la forza politica che gli ha permesso di fare tutto questo percorso.

Da dove nasce questa scissione?

La scelta di Luigi non mi ha sorpreso: non è nata ieri, ma prima del Quirinale, dove lui ha lavorato in tutti i modi per far diventare Draghi Capo dello Stato. Questo fa comprendere anche meglio le difficoltà che ha dovuto affrontare Giuseppe Conte nel rilancio dell'azione politica del Movimento 5 stelle, perché aveva all'interno chi stava lavorando per una cosa completamente diversa. A me non interessa sapere perché è accaduto, mi interessa parlare dei temi e affrontare i problemi del Paese.

Di Maio diceva: chi lascia il Movimento va a casa. Perché allora non chiedete le sue dimissioni, almeno da ministro?

Ciascuno è responsabile delle azioni che fa. Io credo che la credibilità, la coerenza e l'esercizio delle proprie facoltà nell'interesse esclusivo della nazione alla lunga pagano anche in politica. Non voglio commentare le scelte degli altri, ciascun cittadino ha gli strumenti per valutare se un comportamento è coerente e credibile o meno.

E perché lei ha scelto invece di rimanere con Conte? In fondo è al secondo mandato come Di Maio e rischia di non entrare più in Parlamento.

Perché vedo in Giuseppe quelle qualità che secondo me in politica devono esserci come requisito minimo. Vedo serietà, capacità, grandissima onestà intellettuale, coerenza. Poi vedo un progetto politico che ho sempre auspicato in un campo progressista, come forza che parla di transizione ecologica, temi sociali e difesa di chi non arriva a fine mese. Siamo dalla parte di chi chiede il salario minimo e vuole rafforzare il Reddito di cittadinanza. Io sono stato il primo a lavorare a questa prospettiva, quando tutti dicevano che non potevamo allearci con il Partito democratico.

Queste fibrillazioni non rischiano di indebolire il governo in un momento di crisi economica e geopolitica internazionale? 

Noi del Movimento 5 stelle abbiamo mostrato grande responsabilità, ponendo dei temi, cercando di far capire le nostre posizioni. Non posso pensare che in Italia siamo arrivati al punto in cui spiegare le risposte che vogliamo dare agli italiani è derubricato al voler mettere bandierine. Ciascuna forza politica ha il diritto di dire quello che pensa e poi bisogna trovare la sintesi. Noi come 5 stelle stiamo contribuendo a risolvere i problemi. Chi sta creando fibrillazioni è chi fa una scissione e parla del Movimento, con cui dovrà continuare a governare, nel modo in cui si è visto. Questa nuova forza politica sta creando problemi al governo, non noi.

Perché continuare a stare in un governo in cui vengono spesso messi in discussione e criticati i provvedimenti voluti dal M5S? 

Solo nel dibattito mediatico i nostri provvedimenti vengono messi in crisi, perché questo governo ha prorogato il Superbonus 110%, ha rafforzato il Reddito di cittadinanza con paletti solo sulle verifiche e sul salario minimo c'è in corso un dibattito, anche parlamentare, che deve andare avanti. La cosa che più mi dà fastidio è sentir dire che non si va a lavorare perché c'è il Reddito: è assurdo, dato che i percettori sono diminuiti e i contratti stagionali sono aumentati. Sono solo i salari bassi che portano le persone a dire "piuttosto che lavorare facendo la fame, me ne sto a casa". Il tema vero è garantire a tutti i lavoratori un reddito dignitoso. Da qui l'esigenza del salario minimo, che va legato al taglio del cuneo fiscale, per far pagare meno tasse a lavoratori e imprese, facendo aumentare i salari.

Quali sono le basi per l’alleanza progressista con il PD? E c’è spazio per Di Maio, Renzi e Calenda?

Dobbiamo dare una prospettiva di futuro agli italiani, perché a me non interessa dire "guardate che se non governiamo noi, governa la destra o la Meloni". Non voglio spaventare gli italiani con questa prospettiva, io voglio dire: "Questo è il nostro progetto per il Paese". I pilastri devono essere ambiente e diritti dei cittadini (sia sociali che etici). Non credo che Di Maio voglia fare un partito personale, credo punti a un agglomerato di centro che possa decidere in qualsiasi momento se stare con la destra o la sinistra. Per quanto riguarda Renzi, credo che si sia dimostrato del tutto inaffidabile: è il fautore della caduta del governo Conte bis ed è difficile pensare a noi e a Italia Viva nella stessa coalizione. Per Calenda faccio un discorso molto diverso: ha un partito che sta crescendo e delle proposte su cui ci si può confrontare.

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