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Caso Paragon

Paragon, nasce una nuova commissione d’inchiesta informale al Parlamento Ue, guidata da Ruotolo (Pd)

Sarà costituito ufficialmente domani il gruppo di interesse del Parlamento europeo per contrastare gli abusi nell’uso degli spyware in Europa. Ruotolo (Pd): “Il caso Paragon ci ricorda che nessuna democrazia è immune dalla tentazione di spiare, e non è solo un caso italiano”.
A cura di Annalisa Cangemi
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C'è una nuova commissione d'inchiesta a Bruxelles sul caso Paragon, lo spionaggio ai danni di giornalisti e attivisti, che ha coinvolto anche i giornalisti di Fanpage.it, il direttore Francesco Cancellato e il capo della Cronaca di Napoli Ciro Pellegrino.

Mentre il governo continua a essere reticente, limitandosi a dire di voler arrivare alla verità, senza però mettere in campo iniziative concrete, in Europa la questione è ancora all'ordine del giorno e non viene derubricata con una generica fiducia nelle indagini delle Procure. Domani sarà costituito ufficialmente il gruppo di interesse del Parlamento europeo per contrastare gli abusi nell’uso degli spyware in Europa.

Il gruppo di interesse sarà co-presieduto dal promotore dell'iniziativa, l'eurodeputato del Px e del gruppo dei Socialisti e democratici Sandro Ruotolo, insieme all'eurodeputata dei Verdi Saskia Bricmont, l'europarlamentare del Partito popolare europeo, Krzysztof Brejza, e l'eurodeputata di Renew, Veronika Cifrová Ostrihoňová (Renew Europe).

L’iniziativa nasce per riaccendere l’attenzione politica sul lavoro della Commissione d’inchiesta Pega del Parlamento europeo, che tra il 2022 e il 2023 ha indagato sull’uso illegale di spyware da parte di governi e autorità pubbliche in seguito allo scandalo Pegasus, si legge in una nota del Pd.

"A quasi tre anni dalla conclusione dei suoi lavori, e alla luce di nuovi scandali legati a nuovi spyware, le raccomandazioni della Pega restano ancora largamente inattuate dalla Commissione europea", recita la nota. "Il caso Paragon ci ricorda che nessuna democrazia è immune dalla tentazione di spiare, e non è solo un caso italiano, perché dal 2020 a oggi siamo a conoscenza di almeno 37 giornalisti e operatori dei media spiati in tutta Europa", ha dichiarato Sandro Ruotolo, eurodeputato e responsabile informazione della Segreteria nazionale del Partito Democratico.

Ruotolo ha ricordato che l’8 agosto 2025 è entrato in vigore il Media Freedom Act europeo, che vieta categoricamente lo spionaggio dei giornalisti. "Tuttavia, il regolamento consente deroghe solo in casi eccezionali e strettamente definiti di sicurezza nazionale", ha sottolineato. "Il problema è che oggi questa clausola viene spesso invocata in modo generico e opaco, senza indicare minacce concrete né garantire controlli effettivi, ed è proprio questo abuso che rischia di svuotare la norma e di rendere il divieto inefficace", ha aggiunto Ruotolo.

Il gruppo di interesse, "vuole essere uno spazio stabile di sostegno alle vittime, per trasformare le denunce in azioni politiche concrete, e uno strumento di pressione costante sulla Commissione europea affinché dia finalmente seguito alle raccomandazioni della commissione Pega".

Durante la conferenza stampa di inizio anno alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni è stata rivolta una domanda su Paragon da parte della giornalista dell’Espresso, Susanna Turco, che poi ha ceduto il microfono a Francesco Cancellato: "Chiedo cosa intende fare il governo per questa situazione, la stessa Paragon avrebbe offerto aiuto al governo per capire chi aveva spiato giornalisti, manager e funzionari dello Stato, ma il governo avrebbe rifiutato", ha detto il direttore di Fanpage.it.

Meloni però ha risposto su tutt'altro, spostando l'attenzione su di sé: "Sottoscrivo in pieno poi le parole di Papa Leone sul fatto che le informazioni private delle persone non vanno scandagliate, ma io i fatti sulla situazione patrimoniale della madre e sul padre morto undici anni fa, o i conti in banca spiati, li ho visti buttati sui giornali e sopra c’era il mio nome".

In apertura della conferenza stampa Meloni aveva dedicato un passaggio al caso dello spyware israeliano Graphite, e ha fatto una dichiarazione falsa, dicendo sostanzialmente che il software fornito dalla società Paragon non sarebbe stato utilizzato per spiare i giornalisti.

La premier, a sostegno della sua versione dei fatti, ha citato la relazione del Copasir dello scorso giugno, dicendo che "non risulta" che il direttore Cancellato sia stato "sottoposto ad alcun tipo di attenzione" da parte dei servizi segreti italiani con Graphite. Questo è solo parzialmente vero: quella relazione dice soltanto che, sulla base delle verifiche fatte, non è stato possibile collegare l’uso di Graphite ai servizi italiani. Ma non dice che lo spionaggio sia stato escluso in modo certo e definitivo. Anche perché quella relazione è stata poi superata da altre informazioni acquisite successivamente. C'è un rapporto tecnico che dimostra in modo inequivocabile che Ciro Pellegrino, il secondo giornalista di Fanpage.it vittima dello spionaggio, è stato controllato proprio con Graphite.

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