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Paola Concia a Fanpage: “A destra c’è chi non vuole progetto contro violenza sulle donne nelle scuole”

“Alla fine non era solo una questione personale – commenta Paola Concia in un’intervista a Fanpage.it dopo le polemiche che hanno portato il ministro Valditara a rimuoverla dall’incarico di garante del progetto sull’educazione alle relazioni – Sicuramente su di me una parte del centrodestra non era d’accordo, ma c’è anche chi non vuole proprio che questo progetto si faccia”. La violenza sulle donne non è un tema di destra o di sinistra: “C’è stata, come sempre, questa polarizzazione insopportabile che ritorna quando si parla di temi fondamentali della nostra convivenza”. E attacca: “Mi aspettavo una maggiore difesa da parte del Pd”.
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A cura di Tommaso Coluzzi
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Più passano le ore e i giorni, più Paola Concia si rende conto di una cosa: le polemiche durissime in cui è stata coinvolta, che hanno portato il ministro Valditara a rimuoverla dall'incarico (che lui stesso le aveva dato) di garante del progetto "Educazione alle relazioni", erano solo l'inizio. Per molti a destra, spiega l'attivista ed ex parlamentare del Pd in un'intervista a Fanpage.it, si è trattato di un modo per attaccare un'iniziativa che non avrebbero mai voluto vedere realizzata. E anche stavolta ci perdiamo tutti, in nome di una polarizzazione selvaggia che viene fuori ogni volta che si parla di diritti.

Prima è stata nominata garante all’educazione nelle scuole, poi, dopo qualche giorno di polemica politica, la nomina è stata ritirata. Cos’è successo nel mezzo?

La protesta di una minoranza molto rumorosa, che ha spinto il ministro contro un muro. Valditara crede in questo progetto e lo porterà avanti, voleva coinvolgere delle figure con culture e sensibilità diverse ma c'è stata una levata di scudi. Oggi, leggendo un po' di editoriali, mi è chiaro che alla fine non era solo una questione personale. Sicuramente su di me una parte del centrodestra non era d'accordo, ma c'è anche chi non vuole proprio che questo progetto si faccia.

Questo progetto nasceva per unire contro la violenza sulle donne, ma ha finito per dividere. È delusa dalla risposta della politica italiana su un tema così importante e delicato?

Sono molto dispiaciuta. Oggi mi occupo di altro, vivo fuori dall'Italia ma mi ero messa a disposizione gratuitamente di questo progetto perché ci credo e perché c'era stato un moto nel Paese, dopo la morte di Giulia, che ha scosso tutti noi. Mi è stato chiesto di dare una mano e non mi sono sottratta. La mia generosità è stata presa a schiaffi. Sono dispiaciuta, perché l'ho fatto col cuore. Penso sia giusto che destra e sinistra lavorino insieme per contrastare la violenza sulle donne, lo hanno chiesto gli italiani.

Da questa mattina in diversi a destra, soprattutto dentro Forza Italia, stanno prendendo le distanze dalla polemica. C'è forse la sensazione di aver fatto una figuraccia? Anche perché spesso la critica che viene fatta a questa maggioranza è di non voler ascoltare pareri diversi dai propri: per una volta che non era così…

Sicuramente hanno perso un'occasione. Ma non l'hanno persa solo loro, l'ha persa il Paese. Avremmo potuto lavorare insieme su un tema che, come ha detto mia moglie a Repubblica, non può dividere: destra, sinistra e centro dovrebbero essere tutti contro la violenza sulle donne, oppure qualcuno è a favore?

In effetti in Italia c'è una particolarità per cui i diritti sono ancora un tema di sinistra, nonostante il grande lavoro che alcuni, come Luca Zaia ad esempio, stanno facendo all'interno dei partiti. Ma anche stavolta per attaccarla c'è chi ha ritirato fuori la teoria gender. Quando la supereremo?

Sono tutte scuse e falsità. Non c'è nessuna teoria gender e non è vero che io e suor Alfieri saremmo andate in giro per le scuole. Nelle scuole ci sono gli insegnanti, che avranno il compito di gestire i gruppi di lavoro e l'unico tema è il contrasto alla violenza sulle donne. Sul superamento di questo scoglio sono scettica, perché vedo che anche se mi sono messa a disposizione c'è stata, come sempre, questa polarizzazione insopportabile che ritorna quando si parla di temi fondamentali della nostra convivenza. Oggi non si fa un passo avanti per responsabilità collettiva della politica.

Si aspettava di essere difesa di più dagli attacchi che sono arrivati in queste ore? Anche dal governo e da Giorgia Meloni con cui lei ha un buon rapporto nonostante le diverse visioni politiche

Siamo un Paese in eterna campagna elettorale, ma non mi aspettavo la violenta ferocia che si è scatenata contro questo progetto e oggi capisco meglio il perché. Ogni partito fa i conti con il proprio elettorato, però mi aspettavo una maggiore difesa da parte del Pd che non c'è stata. È perché sono una donna libera e nei partiti è molto difficile essere donne e libere.

Continua però a fare riferimento a una parte della destra che lo vorrebbe proprio cancellare questo progetto, chi sono?

Capezzone oggi l'ha detto esplicitamente. C'è sicuramente un'area, probabilmente una minoranza all'interno della maggioranza, che non vorrebbe che il progetto si facesse. Tutta la polemica dei giorni scorsi in realtà nasconde questo.

Valditara è stato molto criticato nel suo anno da ministro, soprattutto all'inizio quando fece una serie di uscite quantomeno infelici sull'importanza dell'umiliazione nel processo di crescita (e non solo). Come l'ha convinta a partecipare a questo progetto?

Insieme facciamo Didacta, che è l'evento più importante dell'anno per la scuola. Con lui ho lavorato bene, è un conservatore ma ha un altro approccio rispetto a tanti altri, perché è uno che vuole fare le cose. Dopo un inizio che è stato effettivamente difficile ha aggiustato il tiro e ha lavorato tanto con molti progetti, dall'educazione stradale alla riforma degli istituti tecnici. Io e lui parliamo di scuola, non di altro. Perciò quando mi ha chiesto la disponibilità, con grande entusiasmo ho detto di sì. Ho sentito il dovere di mettermi a disposizione per qualcosa che prescindeva dai partiti, dalla maggioranza, dall'opposizione. Per qualcosa di più alto, ma in Italia è impossibile.

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