ICE a Milano-Cortina, Meloni: “Paradosso polemizzare sugli Usa e poi chiedere la loro difesa”

Mentre negli Stati Uniti cresce una mobilitazione diffusa contro le politiche migratorie e l‘operato dell'Immigration and Customs Enforcement, con scioperi, cortei e prese di posizione che coinvolgono scuole, università, lavoratori della logistica e pezzi del mondo culturale, il dibattito italiano si concentra su tutt'altro fronte ma attorno allo stesso acronimo, ICE, diventato in questi giorni il punto di incrocio tra polemiche interne, relazioni diplomatiche e timori legati alla sicurezza in vista delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina.
Le proteste americane e il conflitto sulle libertà civili
Negli Stati Uniti la protesta si è tradotta in una giornata di sciopero generale promossa da associazioni studentesche e gruppi impegnati nella difesa dei diritti dei migranti, con l'obiettivo di bloccare la normalità quotidiana per denunciare deportazioni e detenzioni amministrative. Le mobilitazioni si sono concentrate soprattutto nelle grandi aree urbane più coinvolte dalle operazioni federali, dove serrande abbassate, lezioni sospese e manifestazioni davanti agli edifici governativi hanno restituito l‘immagine di un conflitto sociale ormai aperto.
Ice a Milano-Cortina
È in questo clima internazionale che in Italia è scoppiata la discussione sulla possibile presenza, durante i Giochi olimpici, di personale legato all'orbita investigativa statunitense: a far deflagrare il caso sono state le dichiarazioni del sindaco di Milano Giuseppe Sala, contrario all'idea di agenti ICE in città, e il successivo chiarimento del Viminale dopo un incontro tra il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi e l'ambasciatore americano.
Secondo quanto precisato dal ministero, gli Stati Uniti allestiranno una propria sala operativa all'interno del consolato di Milano, dove lavoreranno rappresentanti di diverse agenzie federali. In quel contesto saranno presenti anche esperti dell'Homeland Security Investigation, il ramo cioè investigativo collegato a ICE, che non avrà quindi funzioni operative sul territorio italiano: analisi, consultazione di banche dati e supporto informativo agli ufficiali di collegamento, non pattugliamenti né controlli di polizia. Una distinzione ribadita più volte dallo stesso Viminale, che ha sottolineato come "tutte le operazioni di sicurezza sul territorio restano come sempre sotto esclusiva responsabilità e direzione delle autorità italiane" e come questo personale, pur presente stabilmente in decine di Paesi, non svolga all'estero attività di contrasto all'immigrazione.
Il rapporto con gli Stati Uniti
Le rassicurazioni non hanno però spento la polemica politica, che si è rapidamente saldata a un tema più ampio: il rapporto dell'Italia con gli Stati Uniti e il ruolo dell'alleanza occidentale in materia di sicurezza e difesa. In un'intervista a Il Foglio, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta direttamente su questo punto, respingendo quella che definisce una contraddizione di fondo nel dibattito pubblico italiano: "Non trova che sia un paradosso che proprio quelli che fanno continuamente polemica sui rapporti con gli Stati Uniti, che si stracciano le vesti per una presenza di esponenti delle forze di sicurezza statunitensi durante le Olimpiadi, come accade sempre in questi eventi con i diversi paesi alleati, poi chiedano agli Stati Uniti di continuare a occuparsi della nostra difesa?". Per la premier, insomma, il nodo sarebbe prima di tutto politico e culturale: "Credo che questa confusione sia uno dei nostri principali problemi. Dopodiché ho sempre difeso, nel rapporto con gli Stati Uniti, l’unità dell’Occidente. Sono convinta che solo un Occidente forte e coeso possa fronteggiare le sfide globali di quest’epoca, e questo vale tanto per gli europei quanto per gli americani".
Due scenari lontani ma profondamente comunicanti, perché lo stesso nome, ICE, finisce per evocare negli Stati Uniti raid e deportazioni e in Italia un dibattito preventivo sulla sovranità e sui limiti della cooperazione internazionale. La linea del governo italiano, almeno stando alle comunicazioni ufficiali del Viminale e alle parole della presidente del Consiglio, è quella di una collaborazione tecnica circoscritta agli spazi diplomatici e subordinata in ogni caso al controllo delle autorità nazionali, dentro una cornice che Meloni riconduce esplicitamente alla tenuta dell’alleanza occidentale. Il risultato è una discussione che, partita da un dettaglio organizzativo legato alla sicurezza di un grande evento sportivo, si allarga fino a toccare nervi scoperti della politica globale: il confine tra cooperazione e ingerenza, il peso simbolico delle politiche migratorie americane e il modo in cui le tensioni interne agli Stati Uniti riverberano nel dibattito europeo, trasformando un tema tecnico in uno specchio delle fratture politiche di qua e di là dell'Atlantico.