Continua ad attendere in mare aperto la Ocean Viking, nave delle Ong Sos Mediterranee e Medici senza frontiere, con 104 migranti a bordo da una settimana. Fanpage.it si è messa in contatto con l'equipaggio della nave: un attivista di Sos Mediterranee ha raccontato la situazione a bordo, sottolineando che la nave è bloccata da 5 giorni nello stesso punto, in balia del mare. "Nel frattempo abbiamo richiesto per la seconda volta all’autorità competente un porto di sbarco per queste 104 persone. La situazione a bordo è frustrante e moralmente non ci aiuta per niente", ha raccontato.

A bordo ci sono persone estremamente vulnerabili, di cui l'equipaggio si sta occupando per alleviare la pesante situazione a bordo. "Per quanto riguarda le persone che abbiamo soccorso continuiamo a monitorare le loro storie e le ascoltiamo: cerchiamo di dare loro un minimo di sollievo. Alcuni di loro hanno passato dei momenti terribili, sia nei loro Paesi, sia nel deserto, sia in Libia. Per fortuna siamo riusciti a soccorrerli in tempo, perché il loro gommone si trovava in difficoltà", racconta l'equipaggio a Fanpage.it.

Foto dalla nave Ocean Viking.
in foto: Foto dalla nave Ocean Viking.

"Attualmente l’unica domanda che ci pongono tutto il tempo è: “Perché siamo fermi qui? Che cosa succederà?”. Noi rispondiamo che non torneremo indietro, che li porteremo in Europa, ma stiamo aspettando una risposta da parte dell’autorità. Cerchiamo di ascoltare le loro storie, cerchiamo di condividere con loro qualsiasi momento bello che possiamo avere qui a bordo, giochiamo anche insieme a loro e nel frattempo aspettiamo risposta dall’autorità competente, con la speranza di restituire un minimo di dignità a queste persone", concludono dalla Ocean Viking.

Foto dalla nave Ocean Viking.
in foto: Foto dalla nave Ocean Viking.

Continua l'attesa per un porto sicuro sulla Ocean Viking

"Senza un meccanismo di sbarco prevedibile e condiviso in vista, Ocean Viking attende ancora un luogo sicuro. In mare agitato molto dei 104 sopravvissuti soffrono mal di mare. I team fanno del loro meglio per spiegare la difficile situazione alla persone soccorse", scrivono gli attivisti su Twitter, pubblicando un video che documenta la situazione a bordo.

In un comunicato stampa, la Ong ha informato che fra i naufraghi ci sono anche 41 minori, di cui la maggior parte non accompagnati, e due donne incinte. "Negli ultimi due giorni abbiamo sentito orribili storie di torture e abusi in Libia. Un ventenne della Costa d’Avorio ha raccontato al team di Sos Mediterranee a bordo di aver visto le guardie nella prigione illegale di Beni Walid versare benzina sul corpo di un suo amico prima di dargli fuoco. Il suo amico è morto due giorni dopo, senza aver ricevuto alcun farmaco o cura", si legge nella nota. "Una quindicenne ivoriana ha provato per la prima volta ad attraversare il Mediterraneo nel mese di agosto con la madre e i due fratelli più piccoli. Sono stati in mare per quattro giorni e hanno visto morire due bambini piccoli e due donne prima di essere intercettati dalla guardia costiera libica e riportati in Libia, dove tutta la famiglia è stata mandata in un centro di detenzione. ‘là dentro, fanno quello che vogliono alle donne’, ci ha detto la ragazza", continua la testimonianza. Un ragazzo ivoriano di 23 anni avrebbe invece detto: "È più facile morire in mare che vivere in Libia", l'ennesima prova che "la storia di ognuna delle 104 persone salvate a bordo è unica, ma ci dicono tutte che la Libia è un inferno".

La nota poi conclude: "La Ocean Viking ha chiesto un luogo sicuro (Place of Safety) alle autorità marittime competenti. Il Joint Rescue Coordination Centre libico (JRCC) ha designato come “luogo sicuro” il porto di Tripoli, che la Ocean Viking non ha potuto accettare: nessun porto in Libia può essere considerato sicuro, secondo il diritto internazionale".

Qualche giorno fa, il soccorritore di Sos Mediterranee aveva già comunicato su Twitter un aggiornamento in diretta dalla nave, affermando: "Siamo nel tratto di acqua internazionale fra Malta e Lampedusa. Abbiamo chiesto alle autorità competenti un porto di sbarco per le 104 persone che abbiamo a bordo, di cui in questi giorni abbiamo cercato di ascoltare e sentire le loro sofferenze. Come purtroppo accade ogni volta, alcuni di loro hanno subito vari tipi di violenza e tortura in Libia. Attualmente quello che chiediamo è un porto sicuro per queste persone, cercando di restituire un minimo di dignità per quello che hanno passato in tutto questo tempo".