Niente tagli a Rai, radio e tv locali: Fdi vuole cancellare la proposta del governo in manovra

Sono slittati ancora i lavori della manovra 2026, con la commissione Bilancio del Senato che dovrebbe tornare a riunirsi domani alle 13. Secondo quanto si apprende sono state sconvocate tutte le riunioni tra governo e gruppi parlamentari previste oggi pomeriggio, rimandate a domani. Sconvocati anche l'ufficio di presidenza di stasera alle 21.30 e la seduta della stessa commissione convocata alle 23 che avrebbe dovuto iniziare le votazioni sulle proposte di modifica. Nessun voto quindi è ancora partito sulla legge di Bilancio, che deve essere approvata prima in Senato per poi ottenere il via libera della Camera entro l'anno. Inizialmente l'approdo del testo in Aula a Palazzo Madama era previsto per domani, ma i tempi si allungheranno ancora. Per martedì pomeriggio è prevista una conferenza dei capigruppo per stabilire un nuovo calendario.
Tra gli emendamenti attesi c'è la riformulazione della norma sull'oro di Bankitalia, un pacchetto sugli enti locali e alcune novità sulla sicurezza sul lavoro.
Saltano i tagli a Rai, radio e tv locali
Intanto con un subemendamento Fratelli d'Italia ha chiesto ieri sera di cancellate i tagli a Rai e radio e tv locali che erano stati proposti con una riformulazione del governo. Il subemendamento è a firma della senatrice Vita Maria Nocco alla manovra propone di cancellare tutti i commi di uno delle ultime proposte di modifica depositate in commissione al Senato.
La proposta che si punta a sopprimere prevede una riduzione complessiva di 30 milioni in tre anni dei costi di gestione della Rai derivanti dal canone di abbonamento per esercizi pubblici e commerciali e professionisti. Per quanto riguarda le radio e tv locali si tratta invece di un taglio di 20 milioni all'anno, una parte dei quali dovrebbe andare a finanziare i 40 milioni in più del Fondo per l'editoria.
L'emendamento aveva fatto infuriare i partiti della maggioranza, come la Lega: "Sosteniamo le politiche pubbliche che rafforzano il pluralismo dell'informazione – aveva detto Giorgio Maria Bergesio, capogruppo della Lega nella commissione di vigilanza della Rai – Ma non è accettabile che il rafforzamento di un comparto avvenga penalizzandone un altro, in particolare quello delle emittenti radiofoniche e televisive locali, che rappresentano un presidio essenziale di informazione, democrazia e coesione sociale nei territori. Sostenere l’editoria è giusto. Farlo senza sacrificare le televisioni locali è necessario".
Anche dalla Lega è arrivato infatti un subemendamento alle riformulazioni della legge di Bilancio predisposte dal governo. La richiesta è rivedere le previsioni sul Fondo unico per il pluralismo e l'innovazione digitale dell'informazione e dell'editoria, quello appunto che l'esecutivo proponeva di aumentare di 40 milioni di euro annui, con il taglio di 20 milioni all’anno all'emittenza televisiva e radiofonica locale.
La proposta subemendativa in questo caso è a prima firma del capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo, ma è sottoscritta anche dai colleghi Bergesio, Testor e Dreosto, che, con Romeo, avevano presentato l'intervento originario poi riformulato dal governo.
Critiche sull'intervento del governo anche le opposizioni: "L’emendamento del governo colpisce duramente un settore essenziale per il pluralismo dell'informazione e il presidio democratico dei territori, tradendo peraltro gli impegni pubblici assunti solo pochi mesi fa dal Ministro Urso sulla continuità delle risorse" ha detto Francesco Boccia, presidente dei senatori del Pd che aveva chiesto di ritirare l’emendamento. "Una cosa gravissima, un attacco all’informazione che contrasteremo in commissione" aveva commentato Peppe De Cristofaro (Avs). Secondo Andrea Riffeser Monti, presidente della Fieg, "I sessanta milioni aggiuntivi previsti per l’editoria non sono assolutamente sufficienti per contrastare la crisi che investe i giornali Il governo appare lontano dal comprendere la profondità della crisi dell’informazione":