Le carceri sono state al centro dell'attenzione politica e mediatica durante l'emergenza coronavirus. Prima a causa delle rivolte scoppiate in diversi istituti penitenziari a inizio marzo dopo l'introduzione delle restrizioni alle visite per i detenuti in modo da limitare i rischi di contagio, e poi con le polemiche sulle scarcerazioni dei boss mafiosi in seguito alle disposizioni contenute nel decreto Cura Italia. Una cosa è certa: l'epidemia di Covid-19 ha evidenziato ancor di più il problema del sovraffollamento nelle prigioni che da moltissimi anni  viene denunciato da diverse associazioni. Tra queste c'è Antigone, che si occupa di tutelare i diritti dei detenuti. Oggi, 22 maggio 2020, ha pubblicato il suo XVI rapporto sulle condizioni di detenzione intitolato Il carcere al tempo del coronavirus in cui vengono raccolti alcuni dati rispetto all'impatto della pandemia sulle carceri.

Il sovraffollamento nelle carceri nell'emergenza coronavirus

Per prima cosa si sottolinea come a inizio anno il "il sovraffollamento stava rapidamente tornando ai livelli del 2013, quando l’Italia fu condannata dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo". Un fattore che rappresenta un altissimo rischio in termini di possibilità di contagio. "A fine febbraio 2020 i detenuti erano 61.230 a fronte di una capienza regolamentare di 50.931 posti. Dunque all’inizio dell’emergenza vi erano 10.229 persone in più rispetto alla capienza regolamentare.  L’emergenza inizia con una sovra-popolazione detenuta pari a poco meno di 15 mila unità. Il tasso di affollamento era del 130,4%", si legge nel rapporto.

Le autorità, consapevoli degli effetti disastrosi che potrebbe avere una diffusione dell'epidemia all'interno delle carceri, iniziano ad adottare delle misure anti-contagio, che hanno come primo obiettivo quello di contrastare il sovraffollamento. Secondo quanto riporta Antigone, al 15 maggio i detenuti sono 52.679: di conseguenza il tasso di affollamento scende al 112,2%. Una cifra comunque molto elevata, ma che almeno dimostra una tendenza in calo: infatti in due mesi e mezzo i detenuti sono diminuiti del 13,9%. Tra fine febbraio e metà marzo l'associazione calcola che ci siano 95 persone in meno al giorno nelle carceri. Un andamento che viene ulteriormente accelerato dall'introduzione del decreto Cura Italia, che prevede "le prime misure deflattive". Da metà marzo a metà aprile ogni giorni si contano 158 detenuti in meno nelle carceri.

Ma a metà aprile le cose iniziano a cambiare con lo scoppio di forti polemiche alla notizia delle scarcerazioni dei boss mafiosi. Nonostante il Garante nazionale ribadisca che le detenzioni domiciliari concesse in seno all'emergenza coronavirus riguardino persone condannate per reati non gravi e con meno di un anno e mezzo di pena da scontare, le controversie non si placano. Tuttavia, prosegue il rapporto, senza l'introduzione di misure alternative all'istituto penitenziario "i numeri del carcere sarebbero esplosi". Antigone segnala situazioni che rimangono particolarmente critiche a Larino, dove il tasso di affollamento è al 194,7%, Taranto (187,6%) e Latina (179,2%).

I contagi nelle prigioni

Per quanto riguarda i contagi all'interno delle prigioni, il rapporto segnala che 119 detenuti e 162 operatori penitenziari hanno contratto il virus. Sono deceduti 4 detenuti a causa dell'infezione, 2 agenti e 2 medici. Anche per la Fase 2, la principale norma anti-contagio è quella del distanziamento sociale. Ma Antigone segnala come in moltissime carceri visitate dall'associazione non si rispetti nelle celle il criterio dei tre metri quadrati per detenuto. "In 14 istituti visitati le celle più affollate ospitavano 5 detenuti, in 13 c’erano celle da 6, in due istituti c’erano celle da 7, in 5 c’erano celle che ospitavano anche 8 persone ed in 3, Poggioreale, Pozzuoli e Bolzano, c’erano celle che ne ospitavano 12 contemporaneamente", si legge nel rapporto. Un fattore che anche in condizioni normali non risulta accettabile, ma che rischia di diventare estremamente pericoloso nel pieno di una pandemia. Un'altra delle misure per limitare la diffusione del virus è quella riguardante l'igiene personale. Nella metà delle celle presenti negli istituti visitati da Antigone, tuttavia, manca la doccia: i detenuti sono allora costretti a usare delle docce comuni per lavarsi.