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La tassa di 2 euro sui mini pacchi in arrivo da Paesi extra Ue sarà bloccata?

Un ordine del giorno di Forza Italia al decreto Milleproroghe chiede al governo la sospensione della tassa da 2 euro sui piccoli pacchi extra Ue. Il rinvio potrebbe portare a uno stop definitivo della tassa italiana, in vista della nuova tassa Ue da 3 euro sui pacchi che arrivano da Paesi extraeuropei.
A cura di Annalisa Cangemi
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Tra gli ordini del giorno al decreto Milleproroghe, che oggi otterrà il via libera alla Camera prima di passare al Senato per l'ok definitivo, ce ne è uno che riguarda la nuova tassa da 2 euro sui pacchi extra Ue, introdotta con l'ultima manovra, per contrastare l’espansione di rivenditori online cinesi come Temu e Shein. La nuova tariffa è ancora in via revisione.

L'ordine del giorno al decreto Milleproroghe, è stato presentato da Forza Italia, a firma dei deputati Mazzetti, Pella, Russo, D'Attis, Gentile e Cannizzaro, per chiedere la sospensione, nel prossimo decreto fiscale, della tassa sui pacchi in arrivo da Paesi non appartenenti all'Ue dal valore dichiarato non superiore a 150 euro.

"Premesso che il provvedimento in esame reca disposizioni urgenti in materia di termini normativi"e "i commi da 126 a 128 dell'articolo 1" della legge di Bilancio "hanno introdotto un contributo per le spese amministrative doganali a carico delle spedizioni in arrivo da Paesi non appartenenti all'Ue dal valore dichiarato non superiore a 150 euro", si impegna il governo "a valutare l'opportunità di integrare il quadro degli interventi recati dal provvedimento in esame, prevedendo, nel primo provvedimento normativo utile, la sospensione dell'applicazione della disposizione" sui piccoli pacchi in arrivo da Paesi extra Ue, "per il periodo temporale ritenuto necessario ad approfondirne i complessivi effetti applicativi al fine di poter conseguire gli obiettivi di finanza pubblica previsti dalla legge di Bilancio".

Si valuta ancora dunque l'ipotesi di un rinvio della tassa sui pacchi, alla luce soprattutto della misura prevista dal 1 luglio 2026, ovvero la nuova tassa Ue da 3 euro sui pacchi che arrivano da Paesi extraeuropei e di valore inferiore ai 150 euro. La proposta di sospensione, già presentata come emendamento al testo, poi non segnalato, era stata avanzata e segnalata anche dal Pd.

Questo slittamento potrebbe però preludere a uno stop totale della tariffa italiana, per lasciar spazio al dazio europeo. In un contesto di norme europee, difficilmente potrebbe sopravvivere una tassazione nazionale: ai tre euro del dazio Ue verrebbero sempre sommati i due euro del balzello italiano, con effetti negativi facilmente prevedibili, visto che cinque euro di tassazione aggiuntiva su spedizioni di costo molto contenuto scoraggerebbero gli acquisti dei consumatori, mettendo molto sotto pressione il mercato.

L'Agenzia delle Dogane con una circolare ha messo in chiaro che la tassa da 2 euro non entrerà a regime fino al 1 marzo. Con la circolare 1/2026 è stato infatti stabilito un regime transitorio per le importazioni effettuate dal 1 gennaio al 28 febbraio 2026, in base al quale i contributi dovrebbero essere riepilogati e versati entro il 15 marzo 2026. A partire dal 1 marzo dovrebbe partire invece invece il vero e proprio contributo ordinario. Se la tassa subirà un differimento, perderà valore la circolare dell'Agenzia delle Dogane, facendo partire il dazio da 3 euro anche in Italia direttamente dal 1 luglio, in concomitanza con la partenza a livello Ue. Evitando anche gli effetti distorsivi del mercato, che hanno portato in molti casi i venditori ad adottare un trucco: dirottare le spedizioni su un altro Paese europeo, dove la normativa non è ancora in vigore, e poi da lì effettuare il trasporto in Italia con camion o altri mezzi, via gomma, evitando così di pagare le maggiorazioni.

L'orientamento prevalente è dunque quella di bloccare la tassa italiana per allinearla all'imposta europea da 3 euro, che entrerà in vigore il 1 luglio 2026. In questo modo si eviterebbe un boomerang per la logistica italiana, portando le aziende a spedire le merci in altri paesi europei per evitare la tariffa, annullandone di fatto gli effetti.

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