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Migranti, via libera finale del Consiglio Ue alla lista dei Paesi sicuri: cosa cambia con le nuove norme

Il Consiglio Ue ha dato l’ok definitivo alla lista dei Paesi di origine sicuri e alla revisione del concetto di Paese terzo sicuro. L’elenco comprende Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Kosovo, Marocco e Tunisia e consentirà agli Stati membri di sottoporre i migranti provenienti da quei Paesi a procedure accelerate. Ecco cosa cambia con le nuove norme.
A cura di Giulia Casula
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È arrivato l'ok definitivo del Consiglio europeo alla lista dei Paesi di origine sicuri e al regolamento che modifica il concetto di Paese terzo sicuro. I Ventisette hanno adottato formalmente le due normative varate lo scorso 10 febbraio dall'Europarlamento. Le nuove regole entreranno in vigore il 12 giugno 2026, contemporaneamente al resto del Patto sulla migrazione e l'asilo e "mirano – comunica il Consiglio in una nota – ad armonizzare ulteriormente e a rendere più efficiente il quadro dell'Ue in materia di migrazione e asilo".

Quali sono i Paesi di origine sicuri: la nuova lista dell'Ue

La novità principale riguarda l'elenco Ue di Paesi di origine sicuri. Si tratta della prima lista di questo tipo redatta a livello europeo e comprende Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Kosovo, Marocco e Tunisia. Una modifica che consentirà agli Stati membri di sottoporre i migranti provenienti da quei Paesi a procedure accelerate e di gestire – recita la nota – le richieste di protezione internazionale "in modo più efficiente".

Anche i paesi candidati all'adesione all'Ue sono considerati Paesi di origine sicuri a livello dell'Unione, a condizione che: non vi sia una situazione di conflitto armato internazionale o interno; l'Ue non abbia adottato misure restrittive nei confronti di quel Paese per per questioni relative ai diritti e alle libertà fondamentali; la proporzione di domande di protezione internazionale presentate da cittadini di quel Paese e poi accolte dagli Stati membri non superi il 20%.

L'elenco comune dell'Ue "garantirà una maggiore coerenza tra gli Stati membri nella valutazione delle domande provenienti dai paesi di origine designati come sicuri e contribuirà ad accelerarne il trattamento", precisa la nota. Gli Stati membri comunque potranno ancora redigere le proprie liste nazionali che contengano Paesi terzi aggiuntivi considerati sicuri.

Cosa prevede la nuova definizione di Paese terzo sicuro e cosa cambia

L'altra modifica riguarda la definizione di Paese terzo sicuro. La normativa rivede questo concetto e amplia le circostanze in cui le domande di asilo possono essere respinte. Nello specifico, gli Stati membri potranno rifiutare la richiesta di protezione bocciandola come inammissibile, quindi senza nemmeno esaminarne il merito, nel caso in cui i richiedenti asilo avrebbero potuto cercare e ricevere protezione internazionale in un Paese terzo considerato sicuro per loro.

Gli Stati membri possono ritenere un Paese terzo sicuro per un richiedente asilo sulla base di tre opzioni:

  1. se esiste un legame tra il migrante e il Paese  in questione;
  2. se il richiedente ha attraversato il Paese sicuro prima di raggiungere l'Ue;
  3. se esiste un accordo o un'intesa con un Paese sicuro (una condizione che potrebbe ricomprendere, ad esempio, il protocollo siglato tra Italia e Albania).

La revisione del concetto di Paese terzo sicuro "offrirà agli Stati membri maggiore flessibilità nel respingere le domande di asilo inammissibili", ribadiscono i Ventisette. Le misure in questione "sono importanti per l'attuazione del Patto Ue sulla migrazione e l'asilo, per l'agenda dell'Ue per gestire la migrazione in modo più efficace e istituire un sistema comune di asilo volto a garantire procedure efficienti e più uniformi, nonché un'equa ripartizione degli oneri tra gli Stati membri", concludono.

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