Migranti, assegnato porto di La Spezia a Emergency: “A tre giorni di navigazione, a bordo anche 17 minori”

È previsto domenica 12 aprile, di primo mattino, l'arrivo della Life Support a La Spezia, il porto assegnato alla nave di ricerca e soccorso dell'ong Emergency per lo sbarco dei 71 migranti tratti in salvo mercoledì 8 aprile nelle acque internazionali della zona Sar libica.
I naufraghi viaggiavano a bordo di un gommone sovraffollato, che non avrebbe potuto affrontare la traversata del Mediterraneo, e che è avvistato direttamente dal ponte di comando della Life Support: a bordo dell'imbarcazione in pericolo c'erano anche 17 minori, di cui 11 non accompagnati. I migranti, che hanno riferito di essere partiti dalle coste libiche di Garabulli, sono originari di Mali, Costa d'Avorio, Burkina Faso, Guinea Conakry, Camerun e Ciad, "Paesi colpiti da violenze, povertà, violazioni di diritti e insicurezza alimentare", ricorda Emergency.
Nel 2026 sono già 766 le vittime nel Mediterraneo centrale
Concluso il soccorso, la Life Support ha ricevuto dalle autorità italiane il Pos di La Spezia, distante "oltre 640 miglia nautiche, equivalenti a oltre 3 giorni di navigazione, dal luogo dell'intervento", sottolinea l'ong.
"Una decisione – spiegano da Emergency – che significa costringere i naufraghi, soggetti vulnerabili che hanno già alle spalle esperienze difficili e lunghi viaggi e che dovrebbero raggiungere un posto sicuro nel minor tempo possibile, a ulteriori giorni di navigazione, posticipando la richiesta di protezione e l'accesso a servizi sanitari e di supporto psicologico. E che porta la Life Support lontano dall'area operativa del Mediterraneo centrale, dove la presenza di navi della flotta civile è quanto mai necessaria. Lo dicono i numeri vertiginosi delle persone vittime del mare lungo questa rotta nei primi tre mesi di quest'anno: 766 al 6 aprile, contro le 1.330 di tutto il 2025, stando ai dati Oim. Per tutti questi motivi il porto di La Spezia non può essere considerato un Pos in linea con le Convenzioni Sar e le risoluzioni del diritto internazionale".
Emergency denuncia i respingimenti illegali della Guardia costiera libica
La Life Support denuncia anche una maggiore presenza di asset libici, che ostacolano i soccorsi in acque internazionali: "Sta diventando difficile realizzare interventi di soccorso nelle acque internazionali della zona sar libica: in questa missione siamo stati spesso seguiti da asset non identificati o appartenenti alla Guardia costiera libica", spiega Jonathan Nanì La Terra, capomissione della Life Support.
"In questi giorni di navigazione – prosegue – abbiamo seguito 6 casi di barche in difficoltà senza trovare il mezzo di cui avevamo ricevuto segnalazione, o individuandolo vuoto e semi affondato. Tra questi sei casi ce ne sono almeno due in cui gli elementi di cui siamo a conoscenza fanno supporre una loro possibile intercettazione da parte della Guardia costiera libica e un possibile respingimento illecito verso la Libia".
Ad esempio lunedì 6 aprile la Life Support ha ricevuto una segnalazione di una imbarcazione in difficoltà a 10 miglia nautiche dalla sua posizione e si è diretta sul posto. L'avrebbe intercettata in 45 minuti, ma a circa 4,5 miglia nautiche a sud est da dove era, l'aereo Seabird operato dall'Ong Sea-Watch ha visto una barca bianca non identificata ma presumibilmente libica con 35 persone a bordo e che trainava un gommone. "La direzione di quest'ultimo assetto era compatibile con quella del mezzo in difficoltà che stavamo seguendo".
"In almeno due dei casi di barca in pericolo verso cui ci stavamo dirigendo – aggiunge Jonathan Nanì La Terra, capomissione della Life Support – la Guardia costiera libica ha intercettato e respinto illegalmente le persone che erano a bordo del mezzo sulle coste libiche prima che noi arrivassimo".
E ancora, martedì 7 aprile la Life Support ha ricevuto un mayday relay dall'aereo Eagle 3 di Frontex che segnalava un gommone in difficoltà con 40 persone a bordo in navigazione verso nord in zona SAR libica: "Noi abbiamo risposto al caso informandone le autorità, arrivati vicino alla posizione del mezzo in difficoltà ci ha contattato via radio la Guardia costiera libica intimandoci di andare a nord. Quando la Life Support ha risposto di essere impegnata in un'operazione di ricerca e soccorso di 40 persone, la Guardia costiera libica ha risposto di essere già intervenuta sul caso".
"Oltre ad essere illegittimi come tutti i respingimenti collettivi, ricordiamo che quelli verso la Libia sono da considerarsi illegali non essendo quest'ultima un Paese sicuro ma un luogo dove violenze, detenzioni arbitrarie e tratta di esseri umani sono documentate dalle Nazioni Unite e da organizzazioni indipendenti" conclude il capomissione della Life Support. La nave sta compiendo la sua 42esima missione nel Mediterraneo centrale, operando in questa regione dal dicembre 2022. Durante questo periodo, la nave Sar di Emergency ha soccorso complessivamente 3.442 persone.