
Mentre il mondo ha deciso di ignorare il cambiamento climatico, il mega ciclone Harry si è abbattuto per tre giorni, tra il 19 e il 21 gennaio, su Calabria, Sicilia e Sardegna, con venti fortissimi e onde alte fino a sedici metri.
Mentre Donald Trump ha detto che la produzione di gas e petrolio è tornata a essere ai massimi storici, i dati pluviometrici nelle tre regioni hanno fatto segnare picchi da record, che in alcuni luoghi hanno sfiorato i 600 millimetri di pioggia in tre giorni.
Mentre il presidente americano parlava di “grande truffa verde”, di pale eoliche da abbattere, le tre regioni facevano la conta di danni per miliardi di euro.
Mentre il suo omologo argentino Javier Milei, sempre a Davos, ha parlato dell’ambientalismo, ma anche di femminismo, diversità, l'inclusività, l'uguaglianza, la migrazione, aborti, ambientalismo e ideologia di genere, come parti di un unico grande complotto, “teste dello stesso mostro”, l’Italia faceva i conti col suo primo evento climatico estremo del 2026, dopo i 376 del 2025, secondo anno più distruttivo di sempre nel 2023.
Mentre avveniva tutto questo, mentre la più grande minaccia del nostro tempo, o forse di tutti i tempi, ci regalava la sua ennesima manifestazione, noi guardavamo altrove. Rubricata a una fatalità senza cause, a un evento fatto di immagini “strane” come la nevicata in Kamchatka. E chissà che a vedere le onde che superano i fari avrà pensato a un falso generato dall’intelligenza artificiale.
E forse, quando gli effetti del cambiamento climatico faranno ancora più male, e faranno sembrare Harry una pioggerellina, in confronto, ripenseremo a questi giorni, a questi mesi, a questi anni, dove i potenti del mondo si trovavano in Svizzera a parlare di tutto, tranne che di cambiamento climatico.
Mentre avrebbero dovuto parlare solo, o quasi, di cambiamento climatico.