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Referendum sulla giustizia 2026

Meloni chiude la campagna per il referendum dopo il caso Bartolozzi: “Nessuno vuole liberarsi dei magistrati”

Giorgia Meloni chiude la campagna per il referendum all’evento per il Sì organizzato da FdI al Teatro Parenti di Milano. Dopo le polemiche per le parole della capo di gabinetto di Nordio, Giusi Bartolozzi, la premier assicura che “nessuno vuole liberarsi dei magistrati”.
A cura di Giulia Casula
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Giorgia Meloni chiude la campagna per il referendum e ci tiene a chiarire, dopo il caso Bartolozzi, che "nessuno vuole liberarsi dei magistrati". La premier interviene alla fine della kermesse  per il Si alla riforma della giustizia organizzata da Fratelli d'Italia al Teatro Parenti di Milano e spiega che  "sono giornate di grande attenzione, di enorme lavoro per evitare un ulteriore allargamento della crisi sulle risposte alle possibili ripercussioni" ma "dall'altra noi non vogliamo rinunciare" a dare "la giusta attenzione al traguardo epocale di riuscire finalmente a riformare in Italia anche la giustizia".

La presidente difende la riforma: "In Italia, quando si vuole modificare qualcosa, si grida alla deriva illiberale, alla fine dello stato di diritto. In questo catastrofismo si nasconde solo una spasmodica volontà di mantenere lo status quo e difendere i privilegi che si annidano in quello status quo a vantaggio di alcuni sulla pelle degli altri. Qui è tutta una questione di coraggio, di riformare quello che sembrava irriformabile, intoccabile, indiscutibile".  E attacca gli avversari: "Il coraggio di maturare le convinzioni andando nel merito nelle cose e interrogarsi oltre la cortina fumogena delle menzogne che abbiamo ascoltato".

Meloni tocca anche il caso Bartolozzi, pur non citando esplicitamente la capo di gabinetto di Nordio, finita al centro della bufera per aver detto "Votate sì e ci libereremo dei magistrati". La premier assicura che "non facciamo questa riforma perché ce l'abbiamo con qualcuno, qui nessuno ha in mente di liberarci della magistratura" ma "per sistemare quello che non funziona anche per i magistrati e soprattutto per i cittadini, noi a loro abbiamo promesso una nazione migliore"."

Tutti noi siamo gente che rispetta gli impegni presi e che rivendica le sue scelte. Fare la riforma della giustizia è un impegno che abbiamo preso e uno dei tantissimi che abbiamo mantenuto", aggiunge. "Perché noi la politica la concepiamo così, dando concezione pratica al concetto di responsabilità che significa rispondere a qualcuno, non a se stessi, ma agli altri e a chi ti ha affidato un mandato".

Poi l'accusa contro l'Anm: "Non devo ricordare quante volte in passato gli sforzi concreti per riformare la giustizia sono naufragati" a causa "dell'interdizione esercitata dall'Anm o da gruppi di magistrati che avevano grande notorietà mediatica", dice. "Dopo decenni di rinvii e tentativi mancati abbiamo approvato una riforma storica che affronta i principali problemi alla base del malfunzionamento della giustizia. Il compito del potere legislativo è fare leggi per correggere le storture".

"Se la giustizia è lenta e si inceppa, le conseguenze le pagano tutti, le scelte dei magistrati impattano su tanti aspetti della nostra vita", prosegue. Quello dei magistrati "è un potere enorme ed è l'unico a cui non corrisponde una adeguata responsabilità perché se un magistrato sbaglia, non subisce alcuna conseguenza, anzi spesso avanza di carriera". Secondo Meloni, il prestigio della magistratura è stato "umiliato e compromesso dalle logiche corporative" ."Il fatto che la riforma sia sostenuta da moltissimi magistrati in servizio conferma che non è contro i magistrati, ma per tutti i magistrati".

Sulla riforma della giustizia, "abbiamo assistito all'armamentario del rischio della deriva illiberale, ma qualcosa non torna. Se si considera che la separazione delle carriere è già in vigore in 21 dei 27 paesi della Ue, io dico sono tutti in una deriva illiberale o siamo noi che siamo indietro?", domanda. "Come è possibile che quelli che ci dicono che non siamo abbastanza europeisti ora siano contrari quando siamo noi che vogliamo avvicinare l'Italia all'Europa?", chiede ancora.

Sul sorteggio la leader di FdI spiega che "tra membri del Csm che sono scelti dai partiti e dalle correnti e quelli sorteggiati quali garantiscono meno dipendenza dalla politica? io penso che ogni persona intellettualmente onesta" avrebbe la risposta. La riforma introduce "due Csm, uno per chi giudica e uno per chi accusa, composti da persone che non hanno dovuto chiedere il voto a chi poi devono promuovere o trasferire: con il sorteggio i membri del Csm non devono dire grazie a nessuno per essere lì e potranno esercitare il loro ruolo senza alcun vincolo, liberi e indipendenti".

Per la premier "c'è un eccessivo condizionamento politico" nel Csm, che "dovrebbe essere un organismo totalmente estraneo a logiche politiche. Quel condizionamento produce un meccanismo in cui si tende a privilegiare, nella scelta di chi va trasferito o no, promosso o no o sanzionato, delle logiche che non sono meritocratiche ma di appartenenza. No al controllo dalla politica sulla magistratura".

Con la riforma della giustizia "non vedremo più casi di magistrati palesemente negligenti che non hanno risposto a nessuno" perché "se c'è qualcosa di più odioso di un sistema che non garantisce che un magistrato paghi per i propri errori è un sistema che chiude gli occhi e consente che" chi sbaglia "riceva valutazioni positive per fare carriera, in uno Stato che si definisce giusto e serio non è accettabile", sostiene. "Chiunque è responsabile – aggiunge – deve rispondere e non deve essere promosso così come chi fa bene merita di essere valorizzato e non di restare al palo perché non aveva le amicizie giuste".

Se la riforma non dovesse passare "ci ritroveremo correnti ancora più potenti, magistrati ancora più negligenti che fanno carriera, decisioni ancora più surreali sulla pelle dei cittadini, che incideranno sulla vostra vita ogni giorno. Immigrati illegali, stupratori, pedofili, spacciatori rimessi in libertà che mettono a repentaglio la vostra sicurezza", ha detto attaccando ancora una volta i giudici. Ed ancora: "Antagonisti che devastano le vostre stazioni senza alcuna conseguenza giudiziaria. Milioni di euro risarciti per ingiusta detenzione o spesi per processi mediatici e inutili che vengono pagati con i proventi delle tasse. Figli che vengono strappati alle madri perché i giudici non condividono il loro stile di vita se vivono in un bosco, quando nessuno dice o fa nulla di fronte alla realtà di bambini mandati a rubare o a fare accattonaggio…"

Meloni ribadisce che non intende fare del referendum un voto su di lei e assicura che, anche in caso di sconfitta, non si dimetterà. "C'è chi dice ‘votate no contro la Meloni', intanto non c'è nessuna possibilità che mi dimetta in nessun caso, voglio arrivare alla fine della legislatura", dice. "Io voglio farmi giudicare sul complesso del mio lavoro. Tra un anno, quando si andrà a votare alle politiche, avrete comunque la possibilità di mandare a casa il governo". Infine l'appello a recarsi alle urne: "Se votate no, vi tenete questo governo e anche una giustizia che non funziona".

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