Meloni annuncia la data del referendum e dice che non vuole personalizzare il voto

Il Governo si avvia a fissare il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati per il 22 e 23 marzo. Lo ha detto la stessa Giorgia Meloni nel corso della conferenza stampa di inizio anno, nella giornata di oggi, spiegando che la decisione formale arriverà nel prossimo Consiglio dei ministri e che i tempi sono quelli previsti dalla legge: "Dobbiamo dare una data entro il 17 gennaio. Quella del 22 e 23 marzo è la più probabile e mi sento di confermarla", ha affermato la presidente del Consiglio.
Polemiche sul calendario e sulla raccolta firme
Sulle polemiche esplose in questi giorni, soprattutto da parte del fronte contrario alla riforma, Meloni è tornata più volte: "Vedo anch'io un intento dilatorio nelle polemiche ci sono state", ha detto, respingendo però l'accusa di una forzatura. "Non c'è alcun intento di forzare, stiamo facendo le cose a norma di legge", ha ribadito, spiegando che la scelta id marzo consentirebbe anche di approvare le norme attrattive prima della definizione del nuovo Consiglio superiore della magistratura.
Ed è proprio qui che nascerebbe lo scontro. La riforma sulla separazione delle carriere è stata infatti pubblicata in Gazzetta ufficiale il 30 novembre, e da quel momento sono scattati i tre mesi entro cui può essere richiesta una consultazione referendaria; il 18 novembre la Cassazione ha accolto la richiesta presentata dai parlamentari di centrodestra e, sulla base di quella decisione, il governo ritiene di poter procedere subito alla fissazione della data del voto. Ma dal 22 dicembre è partita anche una raccolta firme promossa da un gruppo di avvocati, che ha tempo fino al 30 gennaio per raggiungere le 500mila sottoscrizioni necessarie. Un obiettivo che, secondo i promotori, è alla portata: le firme raccolte hanno già superato quota 280mila. Il comitato per il No ha dichiarato più volte che fissare ora la data del referendum potrebbe comprimere i tempi a disposizione dei cittadini per completare la raccolta firme, non solo, ha anche più volte ricordato che nei precedenti referendum costituzionali, i governi hanno sempre lasciato scorrere tutti i termini prima di fissare la data del voto.
Meloni: "Non intendo personalizzare il referendum"
Sul piano politico, però, Meloni prova a tenere il referendum fuori da una logica plebiscitaria, chiarendo che non intende legare l'esito del voto al destino del governo: "Non intendo personalizzare il referendum", ha detto, aggiungendo che una eventuale bocciatura della riforma non porterebbe a dimissioni. "Non mi dimetterò se gli italiani dovessero respingere la riforma della giustizia. Abbiamo fatto quello che avevamo scritto nel nostro programma e il mio obiettivo è che questo governo arrivi alla fine della legislatura", ha aggiunto.
Il calendario, dunque, sembra indirizzato verso la fine di marzo. Resta però il rischio che la questione della data finisca davanti ai giudici amministrativi, trasformando il referendum in un nuovo terreno di scontro istituzionale, ancora prima che politico.