Una manovra in cui il deficit aumenta, esattamente come quella dello scorso anno. Il ricorso al debito pubblico per aumentare la spesa corrente, come lo scorso anno. Quota 100 che rimane lì dov’è, tale e quale, come lo scorso anno. I porti che sono e rimangono chiusi, così come i decreti sicurezza che rimangono in vigore, come lo scorso anno.

Scusateci, ma forse non ci siamo capiti. Questo non doveva essere il governo della svolta, quello che doveva riparare ai danni di Matteo Salvini, quello che doveva salvarci dalla deriva spendacciona, securitaria, xenofoba del leader leghista?

No, perché se queste erano le premesse – e lo erano eccome – c’è qualcosa che non torna.

Non torna, in primo luogo, questa legge di bilancio. Riavvolgiamo il nastro: dodici mesi fa sembrava l’apocalisse per un 2,1% negoziato dal governo Conte Uno per provvedimenti ritenuti inutili, se non dannosi, come Quota 100 e Reddito di Cittadinanza. Ricordate? Rubiamo il futuro ai figli per dare mancette ai fannulloni e agli anziani. Risultato: un anno dopo si fa il 2,2% di deficit, per fare altra spesa corrente e mantenere invariati Quota 100 e Reddito di Cittadinanza. Svolta?

Non torna, soprattutto, che Quota 100 sia ancora lì dov’è. Anche perché è stata un flop clamoroso: i pensionandi, appena hanno scoperto che per anticipare il loro ritiro dal lavoro avrebbero perso una quota consistente del loro assegno, si sono ben guardati dal fare domanda e dalle 77mila richieste di febbraio, il primo mese si è passati alle 10mila di settembre. Non bastasse, Quota 100 non ha neanche lontanamente creato i posti di lavoro promessi: dovevano essere tre per ogni pre-pensionato, se andrà bene sarà uno ogni tre prepensionati. Forse si potevano spendere un po’ meglio quei 4 miliardi e rotti stanziati per il 2020. Svolta?

Non torna nemmeno un po’, già che ci siamo, che non sia ancora stata cambiata una virgola dei decreti e dei regolamenti emanati da Salvini nel suo breve ma intenso soggiorno al Ministero degli Interni. I due decreti sicurezza sono ancora lì, tali e quali. La facoltà discrezionale del Viminale di decidere se far sbarcare o meno una nave, pure. La demolizione del sistema di accoglienza Sprar, anche. Svolta?

No, cari. Per ora nessuna svolta. O meglio: la svolta, se c’è stata, l’hanno data i mercati e le cancellerie europee, molto più condiscendenti con questo governo rispetto a quello precedente, nonostante sia lo stesso il presidente del consiglio così come del resto l’azionista di maggioranza parlamentare, il Movimento Cinque Stelle.

E dobbiamo essere molto onesti ad ammetterlo: se lo spread è sceso di 100 punti , se Merkel, Macron e Moscovici sono più sereni, se nessuno invoca le cavallette o i sette cavalieri dell’Apocalisse, non è motivo di grande soddisfazione: la nostra economia non cresceva ieri e non cresce oggi, il debito  e la spesa crescevano ieri e crescono oggi,  i migranti erano trattati come emergenza ieri e lo sono oggi.

Soprattutto, Salvini dettava l’agenda ieri e la detta oggi, forte del suo 30 e rotti per cento che gli consente, nei fatti, di governare senza essere al governo, di orientare le politiche di chi l’ha sostituito con un tweet, esattamente come prima, forse addirittura più di prima, perché privo di responsabilità può permettersi pure di criticarli, dicendo che lui avrebbe fatto di più e meglio. E allora potevate dircelo, cari Pd e Cinque Stelle, che volevate fare il governo Salvini bis. E potevate dirlo pure agli elettori, già che c’eravate. L’unica cosa che non potrete fare è lamentarvi, quando si andrà alle urne. Che la gente preferisce l’originale, alla copia, lo sanno anche i bambini.