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L’Italia ha continuato a inviare armi a Israele anche dopo l’inizio dei bombardamenti a Gaza

Il ministro Crosetto ha assicurato che da dopo il 7 ottobre, quando sono iniziati i bombardamenti israeliani a Gaza, l’Italia non ha più concesso nuove autorizzazioni per l’export di armi a Israele. Su quelle già in essere, però, è stato piuttosto vago. Avs, Pd e M5s hanno presentato un’interrogazione parlamentare per fare chiarezza.
A cura di Annalisa Girardi
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"È inutile continuare a negare come fa il ministro Crosetto: il governo Meloni dal 7 ottobre continua l'esportazione delle armi verso Israele, Paese in guerra, in netto contrasto con quanto previsto dalla legge 185/1990". Lo ha detto Tito Magni, senatore di Alleanza Verdi e Sinistra, intervenendo in replica durante il question time con Guido Crosetto. E alla Camera i deputati di Avs, Partito democratico e Movimento Cinque Stelle hanno presentato un'interrogazione rivolta sia a Crosetto che al ministro degli Esteri, Antonio Tajani, per chiedere chiarimenti rispetto alle forniture a Tel Aviv. Il co-fondatore di Fratelli d'Italia ha infatti fatto sapere che dopo il 7 ottobre non sono state concesse nuove autorizzazioni per l'invio di armi a Israele, ma su quelle già in essere si è limitato a dire che c'è stata una "valutazione caso per caso".

"Dopo il 7 ottobre non sono state concesse nuove autorizzazioni per l’export di armi a Israele. Le licenze autorizzate prima del 7 ottobre erano state già in gran parte utilizzate, per la parte restante la valutazione è stata caso per caso. In ogni caso non riguardano materiali che possono essere impiegati contro i civili di Gaza", ha detto Crosetto. Non è chiaro, quindi, quali armi e in che quantità siano state inviate dall'Italia a Israele.

"Da quello che emerge dai dati Istat, nell'ultimo trimestre del 2023, il nostro Paese ha continuato ad esportare armi e munizioni per un valore pari a 2,1 milioni di euro verso Israele – ha sottolineato Magni – Una cosa gravissima, ed è ancor più grave la posizione del ministro Crosetto. A pagare le conseguenze di questa scelta scellerata è il popolo palestinese, con le sue 31mila vittime, di cui ben 12mila bambini". Alcuni giorni fa Altreconomia ha analizzato gli ultimi dati dell'Istat per quanto riguarda l'export italiano di armi e munizioni, sottolineando come nell'ultimo trimestre del 2023 quello verso Israele abbia avuto un valore di 2,1 milioni di euro. E nel solo mese dicembre di 1,3 milioni.

"Vogliamo sapere dal governo, nel caso sia ancora in atto l’invio di armi e munizioni in virtù di contratti in essere con il governo israeliano , se non intende sospendere urgentemente tali contratti, vista la grave situazione per la popolazione civile nella Striscia di Gaza", si legge nell'interrogazione di Avs, Pd e M5s. I parlamentari di opposizione poi ricordano come l'Uama – l'Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento – non abbia accettato le istanze di accesso civico avanzate da Altreconomia in merito ai dati reali dell’export militare. E aggiungono: "I nuovi dati dell’Istat gettano ombre sul ruolo dell’Italia anche in merito a possibili forniture di componenti per velivoli ad uso militare. Secondo Giorgio Beretta, analista esperto dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere (Opal), dall’aggiornamento Istat emerge un dato estremamente significativo e cioè che nella categoria ‘Aeromobili, veicoli spaziali e relativi dispositivi’ da ottobre a dicembre 2023 risultano esportati a Israele 14.800.221 euro di materiali, di cui 8.795.408 euro, oltre la metà, da Varese, provincia nella quale ha sede Alenia Aermacchi del gruppo Leonardo, azienda produttrice dei 30 aerei addestratori militari M-346, selezionati dal ministero della Difesa di Israele nel 2012 e poi acquistati ed esportati per addestrare i piloti della Israeli Air Force, impegnata nei bombardamenti nella Striscia di Gaza". L'interrogazione si conclude sottolineando che da ottobre a oggi i morti nella Striscia sono oltre 30 mila,

Da parte sua, il ministro Tajani si è limitato a commentare: "Noi dal 7 ottobre abbiamo bloccato i contratti per la vendita delle armi con Israele, cosa che ci è stata riconosciuta anche a livello internazionale. Dopodiché possono esserci stati adempimenti di vecchi contratti, ma nessuno dei prodotti esportati in base a contratti precedenti al 7 ottobre dello scorso anno poteva essere utilizzato a Gaza. Siamo di esempio per il rispetto delle regole".

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