Opinioni

L’Italia è piena di statue di fascisti e violenti: è giusto abbatterle?

Dalla statua di Indro Montanelli, colonialista e acquirente di bambine, fino alla cappella del mercante di schiavi Francesco Feroni, all’interno della Chiesa della Santissima Annunziata a Firenze. Passando per il “fucilatore di partigiani” Giorgio Almirante. L’Italia è una cartina geografica di opere inneggianti a colonialisti, pedofili e fascisti, ritratti ed esposti al pubblico insegnamento come fossero padri della patria, quando invece sono al massimo pezzi di criminali. E come tali andrebbero ricordati, risemantizzando le opere.
A cura di Saverio Tommasi
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Statue ingiuste
Statue ingiuste

Possono esistere statue sbagliate? La risposta è sì. Possono esistere statue giuste? Anche. La vera domanda, però, è un’altra: chi decide quali lo siano?
In teoria dovrebbe essere la Storia. In pratica, spesso, è il potere a scegliere quale parte della Storia raccontare e quale nascondere. La polvere non viene eliminata: viene semplicemente spinta sotto il piedistallo, e capita che quelle statue restino dove sono perché qualcuno, ieri come oggi, continua a nutrirsi politicamente di quella polvere.

Le immagini nello spazio pubblico non sono mai neutre. Da sempre rappresentano un’interpretazione del mondo, quasi sempre a favore di chi governa. È da questa consapevolezza che muove "Le statue giuste" di Tomaso Montanari, libro da cui ho tratto storie, fonti e riflessioni che aiutano a leggere il nostro paesaggio monumentale per quello che è: una mappa del potere, non della verità.

Umberto I e la celebrazione senza contesto
Umberto I è uno dei sovrani più celebrati d’Italia. Monumenti, piazze, statue equestri lo raffigurano come un padre della patria. Eppure il suo regno è segnato da responsabilità gravissime, prima fra tutte la copertura politica al generale Bava Beccaris e alla repressione sanguinosa dei moti di Milano del 1898.
Nel 2019 la statua di Umberto I a Napoli venne colpita da una secchiata di vernice rossa. Un gesto simbolico: come se il sangue dei milanesi uccisi più di un secolo prima fosse tornato a emergere dal bronzo. Il problema non è la statua in sé, ma il modo in cui viene presentata: senza alcuna spiegazione, senza contesto, come se fosse una celebrazione incontestabile. Una bussola morale, un modello.
Ma Umberto I non è un padre della patria. E quando una statua tace su ciò che rappresenta davvero, mente.

Lo stesso accade con i nomi dei luoghi. Nel 1878 Salvia di Lucania venne ribattezzata, per imposizione regia, Savoia di Lucania. Una punizione collettiva. Un giovane del paese, Giovanni Passannante, aveva attentato al re gridando “Viva la repubblica universale”. Il tentativo fallì: Umberto I fu appena graffiato da un temperino, ma la repressione fu feroce. Il paese perse il proprio nome millenario; la madre e i fratelli di Passannante vennero rinchiusi in manicomio, sani e innocenti, fino alla morte.
Se il potere può riscrivere la Storia dall’alto, perché non possiamo scriverla noi dal basso, per raccontarla tutta?

Fascismo: sopravvivenza o ritorno?
In molti casi si parla di survival, la sopravvivenza di simboli del passato. Ma oggi assistiamo anche a un vero revival: nuove intitolazioni, nuovi monumenti, nuove celebrazioni.
A Latina, nel 2021, si è tentato di rinominare un parco dedicato a Falcone e Borsellino con il nome di Arnaldo Mussolini.
In tutta Italia, negli ultimi anni, sono nate decine di vie e piazze intitolate a Giorgio Almirante, già redattore della Difesa della Razza e collaboratore del fascismo. La legittimità storica delle definizioni di “servo dei nazisti” e “fucilatore di partigiani” per Giorgio Almirante, è stata confermata da una sentenza definitiva.

Colonialismo rimosso
L’Italia fatica ancora a fare i conti con il proprio passato coloniale. Quando arriviamo a Roma scendiamo a piazza dei Cinquecento, che ricorda una battaglia coloniale in Eritrea. A Orbetello esiste un quartiere chiamato Neghelli, come la città etiopica bombardata con armi chimiche da Graziani.
A Pistoia, nel 2022, la proposta di cambiare il nome di un liceo intitolato ad Amedeo di Savoia — responsabile della repressione in Libia e delle leggi razziali coloniali in Etiopia — è stata bloccata da un sindaco di destra, nonostante il parere favorevole dei docenti.
E poi c’è Indro Montanelli. Giornalista celebrato, cui Milano ha dedicato una statua nel 2006. Montanelli fu un convinto sostenitore del colonialismo fascista e dell'inferiorità delle "razze negre"; Indro Montanelli raccontò senza alcun pentimento il proprio “matrimonio” con una bambina etiope di 12 o 14 anni, Montanelli dà entrambe le versioni. Bambina acquistata durante la guerra e più volte stuprata. Le sue parole, pronunciate a distanza di decenni, non lasciano spazio a equivoci.
Qual è allora il vero atto di rimozione? Una secchiata di vernice rosa su quella statua, o l’averla eretta senza una targa che racconti tutta la verità?

Monumenti come gogne della memoria
A Firenze, nella basilica della Santissima Annunziata, la splendida cappella di Francesco Feroni celebra un mercante che fece fortuna con il traffico di schiavi. L’epigrafe parla di successo e intraprendenza, ma tace su almeno 35.000 donne e uomini africani deportati sulle sue navi.
A Livorno, il monumento dei Quattro Mori raffigura il granduca Ferdinando I che domina quattro schiavi africani. Oggi sappiamo anche i nomi di due di loro: Morgiano e Alì. Sono tra i primi schiavi identificabili nella scultura occidentale.
Queste opere non vanno rimosse. Vanno risemantizzate. Devono restare come gogne perpetue, capaci di raccontare non solo il potere, ma anche la violenza che lo ha fondato.

Rovesciare il segno
Un esempio virtuoso esiste. A Bolzano, sul bassorilievo fascista dell’ex Casa Littoria, alla scritta “Credere, obbedire, combattere” risponde oggi una frase luminosa di Hannah Arendt: “Nessuno ha il diritto di obbedire.”
Il monumento fascista resta, ma il suo significato è stato rovesciato.
È questa la direzione possibile: non meno storia, ma più storia. Non la memoria dei vincitori soltanto, ma anche quella dei vinti. Perché se nelle nostre piazze dominano ancora statue di schiavisti, colonialisti e fascisti, è anche perché quei valori non sono mai stati davvero superati.
Mantenere i monumenti ma cambiarne il senso: trasformarli da celebrazioni a strumenti di coscienza critica.
Così, forse, diventeranno finalmente statue giuste.

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Sono giornalista e video reporter. Realizzo reportage e documentari in forma breve, in Italia e all'estero. Scrivo libri, quando capita. Il più recente è "Siate ribelli. Praticate gentilezza". Ho sposato Fanpage.it, ed è un matrimonio felice. Racconto storie di umanità varia, mi piace incrociare le fragilità umane, senza pietismo e ribaltando il tavolo degli stereotipi. Per farlo uso le parole e le immagini. Mi nutro di video e respiro. Tutti i miei video li trovate sul canale Youmedia personale.
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