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Opinioni

L’Italia dei decreti sicurezza assomiglia molto all’America di Minneapolis. Pure troppo

I decreti sicurezza del governo, quello di giugno e quello in preparazione ora, stanno spianando la strada a operazione di polizia come quella che a Minneapolis ha portato all’omicidio di Renee Nicole Good.
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Una donna – poetessa, attivista a difesa dei migranti – manifesta in modo non violento contro un’operazione di polizia.
Un poliziotto le spara, mentre sta cercando di andarsene con la sua auto, e altri poliziotti ne rallentano i soccorsi.
La donna, trentasette anni, madre di tre figli, muore.
Le autorità, dalla portavoce del dipartimento per la sicurezza interna sino al presidente, dicono che gli agenti hanno agito per legittima difesa, nonostante ci siano immagini chiarissime che smentiscono clamorosamente questa versione.

Quel che avete appena letto è accaduto ieri, negli Stati Uniti d’America, a Minneapolis.
La donna si chiamava Renee Nicole Good.
E a dire che la donna era “un’agitatrice professionista” che ha “violentemente, volontariamente e brutalmente investito l’agente”, è stato Donald J. Trump, presidente degli Stati Uniti d’America, l’uomo più potente del mondo.

Domanda: una cosa del genere potrebbe succedere anche da noi?

Se la vostra risposta è no, beh, andatevi a rileggere il decreto sicurezza che il governo ha approvato nel giugno del 2025, con un voto di fiducia, e quello che si appresta ad approvare ora.

Perché in quel decreto, che ci crediate o meno, c’è una storia molto, troppo simile a quella di Renee Nicole Good.

C’è la criminalizzazione di chi dissente e fa resistenza passiva. Come quello che stava facendo Renee Nicole Good.
C’è la tutela penale rafforzata, con l’aumento delle pene per chi resiste contro le forze dell’ordine, come stava facendo Renee Nicole Good.
C’è l’estensione del concetto di legittima difesa, che è ciò a cui si è appigliata la polizia per difendere chi ha ucciso Renee Nicole Good.
C’è un fondo per la tutela legale dei poliziotti indagati durante il servizio, come quelli – se mai saranno davvero indagati – che hanno ucciso Renee Nicole Good.

Quasi dimenticavo: nel nuovo decreto sicurezza, quello che il governo sta presentando ora, oltre a un'ulteriore estensione della legittima difesa, c'è lo scudo penale per gli agenti in servizio, che non saranno automaticamente indagati in casi come quelli che hanno portato alla morte di Renee Nicole Good.

Forse no, quindi. Forse oggi qualcosa del genere non potrebbe succedere anche da noi. Non ancora, perlomeno.

Ma il governo, con i suoi decreti sicurezza, sta facendo di tutto per andare nella direzione dell’America di Trump.

La direzione verso un Paese in cui una donna di 37 anni, madre di tre figli, può morire semplicemente per aver manifestato il proprio dissenso, in modo non violento, contro un’azione di polizia che riteneva sbagliata. Mentre il governo di quel Paese, anziché onorarla e renderle giustizia, la dipinge come una pericolosa criminale, difendendo a spada tratta chi l’ha uccisa.

A proposito di sicurezza: siamo sicuri che sia la direzione giusta?

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Francesco Cancellato è direttore responsabile del giornale online Fanpage.it e membro del board of directors dell'European Journalism Centre. Dal dicembre 2014 al settembre 2019 è stato direttore del quotidiano online Linkiesta.it. È autore di “Fattore G. Perché i tedeschi hanno ragione” (UBE, 2016), “Né sfruttati né bamboccioni. Risolvere la questione generazionale per salvare l’Italia” (Egea, 2018) e “Il Muro.15 storie dalla fine della guerra fredda” (Egea, 2019) e"Nel continente nero, la destra alla conquista dell'Europa" (Rizzoli, 2024). Il suo ultimo libro è "Il nemico dentro. Caso Paragon, spie e metodi da regime nell'Italia di Giorgia Meloni" (Rizzoli, 2025)
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